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2 marzo 2016

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Africa Extreme: Danilo Callegari

Tre anni fa ho conosciuto Danilo Callegari a Finale for Nepal.

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Ricordo il primo impatto: un ragazzo sorridente, classe ’83, affabile, molto deciso, con il cervello sempre in moto. Uno di quei pensatori che sanno ciò che vogliono e fanno di tutto per ottenerlo. Intervistai il giovane esploratore friulano scoprendo una persona non solo affabile e determinata, ma anche un uomo dalla sensibilità marcata, in grado di dare attenzione ai più piccoli particolari, in qualsiasi condizione.

A pensarci assaporo ancora il suo racconto dell’incredibile traversata dell’India, farcito dai profumi, gli sguardi profondi, i pericoli e le usanze; Danilo mi catapultò insieme a lui in quella grande cavalcata, dando risalto a ogni frammento di vita.

Lo scorso anno ci siamo nuovamente incontrati, sempre in quel di Finale. Callegari stava per partire per il suo ultimo progetto estremo; nonostante fosse in preda alla febbre da vaccinazione, era presente: lui si, molti altri no. Danilo c’è: presenza fisica, ma anche e soprattutto mentale. E’ qui ed è sempre oltre, proiettato lungo il suo cammino.

Non ho potuto resistere alla tentazione di intervistarlo…

Africa Extreme, cos’è e in cosa consiste?
50km a nuoto in 23 ore in oceano Indiano dall’isola di Zanzibar alla costa africana della Tanzania – 27 maratone in 27 giorni attraverso gli altipiani e la calda savana in questo cuore d’Africa – 8.300 metri di dislivello complessivi X 72km in 20h56min per attraversare (salendo da un versante e scendendo da quello opposto) il monte Kilimanjaro, che con i suoi 5.895mt. rappresenta il Tetto d’Africa.

Quando è nata l’idea e come l’hai sviluppata?
L’idea è nata nella fine del 2013 mentre ero in India. Africa Extreme 2015 è parte del macroprogetto “7Summits Solo Project” nato nel 2011 con l’impresa estrema in Sudamerica.

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Perché Africa Extreme: qual’è il messaggio?
Prima di tutto, come ripeto, Africa Extreme è parte del progetto “7Summits Solo Project”. Ma se devo pensare ad un messaggio è: se si vuole e ci si crede fortemente, si può.

Come ti sei allenato, giorno per giorno e mese dopo mese? Da quando?
Mi sono allenato sulle tre discipline sviluppate poi in avventure anche se mi sono concentrato di più sul nuoto. Mi sono allenato per un anno e mezzo quasi senza tregua con 2/3 allenamenti al giorno dai 5 ai 7 giorni su 7 e dalle 4 alle 9 ore al giorno.

Ti segue un’equipe? il tuo supporto consiste in amici e/o professionisti? Qual è il loro impegno anche in termini di vita?
Si sono stato supportato da una squadra di professionisti (8 me compreso). Il loro impegno è stato h24 durante l’avventura.

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Hai mai avuto timore? Hai pensato di poter rischiare seriamente la tua vita?
Timore si è successo ed è normale succeda quando si affrontano determinate avventure. Sul fatto di rischiare la vita, si è successo.

Se un tuo fan volesse seguirti nei tuoi progetti, come potrebbe fare?
Attraverso i miei canali web ufficiali, dal mio sito internet ai relativi social network.

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Che messaggio vuoi dare con la tua carriera? Che modello vuoi essere?
Il messaggio è quello di cercare sempre di realizzare i propri sogni e seguire le emozioni con volontà, dedizione, tenacia.

Ricordo anche la tua traversata dell’India: quale fu il progetto originario e come ti trovasti in quell’avventura?
Ho attraversato in bicicletta il Nepal e tutta l’India dopo il tentativo di scalata solitaria ed in stile alpino dello Shisha Pangma in Tibet. Il progetto era di legare fisicamente la “testa” (l’Himalaya) con i “piedi” (Kanyakumari) estremo sud del Paese da solo ed in sella alla mia bicicletta.

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Qual’è il tuo prossimo progetto?
Sarà in Antartide nel 2017 ma non posso svelare altro.

Chi è Danilo Callegari quale atleta?
Un alpinista e paracadutista che lega più discipline di outdoor estremo all’interno di un’unica avventura.

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Chi è Danilo come uomo?
Un realizzatore di sogni.

Com’è la tua giornata?
Impossibile definire una mia giornata “tipo” perché non esiste, ogni giornata è diversa. Allenamenti, appuntamenti, eventi, meeting, studio, lavori a computer, test materiali, ambientamenti, meditazione, ecc.

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Come hai cominciato e quali discipline pratichi?
Ho cominciato all’età di 14 anni, spinto da una passione nata dentro di me, avvicinandomi da solo alla montagna, diventata poi la mia più grande palestra di vita. Pratico tutte le discipline di montagna, kayak, paracadutismo, corsa, nuoto, sub, bicicletta…

Hai avuto un mito? Un modello?
Il mio punto di riferimento è stato, è e sarà Patrick de Gayardon.

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Cosa vuoi dire a un bambino che sogna l’avventura?

Di continuare a sognare e di fare di tutto per realizzare i propri sogni.

Christian Roccati
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