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10 settembre 2014

Senza categoria · Alessandro Baù · Alessandro Beber · Alpinismo e Spedizioni · Brenta Base Camp · Campanil Basso · Dolomiti di Brenta · Mariano Frizzera · nuove vie · Scintilla · Simone Banal

BRENTA BASE CAMP 2014. La partenza

La parete vista dalla Busa dei Sfulmini con il Campanil Basso sulla destra

La parete vista dalla Busa dei Sfulmini con il Campanil Basso sulla destra

DOLOMITI DI BRENTA. “BRENTA BASE CAMP”: LA PARTENZA (1A PARTE)

Programmato nel bel mezzo dell’estate più piovosa a memoria d’uomo, la nostra spedizione nelle Dolomiti di Brenta non poteva che essere “benedetta” da precipitazioni abbondanti, ma non per questo ci siamo lasciati scoraggiare.

Certo per realizzare le scalate in programma abbiamo dovuto posizionarci in agguato dei pochi sprazzi di bel tempo, con levatacce infami e rientri rocamboleschi, ma l’ottima compagnia non ci ha nemmeno lasciato il tempo di lamentarci.

Lo splendido Baito del Massodi, nostra dimora durante il Camp

Lo splendido Baito del Massodi, nostra dimora durante il Camp

Tra le confortevoli mura del Baito dei Massodi infatti, si sono alternati molti amici, scalatori e non, ma tutti accomunati dal piacere di stare in montagna in allegria (e a questo proposito una cambusa ben fornita aiuta sempre!).

Il 28 luglio abbiamo iniziato con un’uscita perlustrativa sulla Brenta Alta, per verificare se la linea immaginata era effettivamente libera, cosa non scontata quando si punta su pareti un po’ blasonate come quella in questione…

600px-verso-la-Brenta-Alta

Si capisce che una linea a fianco del mitico Detassis può far gola a molti… però vale la regola che basta partire sul duro, e le possibilità di non intercettare tentativi precedenti aumentano sensibilmente!

Comunque il primo giorno ci portiamo sotto gli strapiombi, inizia a piovere ma chisseneimporta tanto noi stiamo all’asciutto, apriamo tre belle lunghezze e rientriamo a valle contenti.

Nei successivi due giorni diluvia quindi optiamo per una gita culturale e andiamo a fare visita ad un alpinista con la “A” maiuscola, l’inimitabile Mariano Frizzera, per farci mostrare come si costruiscono dei chiodi artigianali…

in visita a Mariano Frizzera

in visita a Mariano Frizzera

Difficile dire se sia più bello stare ad ascoltare le inesauribili storie delle sue avventure, o vederlo all’opera in officina mentre maneggia gli attrezzi del lavoro di una vita.

Problema di poco conto, dato che riesce a fare entrambe le cose contemporaneamente senza il minimo inceppo.

Da persone come Mariano non vorresti mai staccarti, positive e piene di giusti principi come sono, ma ad un certo punto dobbiamo tornare a fare gli zaini e risaliamo al Baito.

sulle placche nere della parete centrale

sulle placche nere della parete centrale

L’indomani la sveglia è alle 3.30 del mattino, e l’alba ci vede già alti in parete… le lunghezze scorrono via incredibilmente veloci, caratterizzate da roccia bellissima e difficoltà non estreme.

Nel bel mezzo delle placche nere centrali ad un certo punto intercettiamo un itinerario sconosciuto, ma si capisce piuttosto chiaramente che questo entra da destra dalla grande cengia mediana e si dirige verso sinistra, mentre noi

il bel muro della seconda lunghezza

il bel muro della seconda lunghezza

veniamo da sinistra e andiamo a destra, per cui salutiamo i chiodi misteriosi e proseguiamo a cuor leggero verso l’alto.

Oltrepassiamo la cengia d’uscita della Detassis e ci buttiamo sul pilastro terminale: anche qui roccia spaziale.

Simone sul 2° tiro

Simone sul 2° tiro

Tutto fila liscio, troppo liscio… e infatti ci pensa qualche bel nuvolone nero a guastare la festa: siamo sotto un tetto a due tiri dall’uscita, quando inizia a diluviare. “E vabbè, per un po’ d’acqua” è il commento ufficiale “…l’importante è che non ci siano fulmini !”.

Simone in partenza sul 5° tiro

Simone in partenza sul 5° tiro

Neanche il tempo di finire la frase che il dio del tuono, chiamato in causa, si affretta a colmare la lacuna e ci scarica addosso una bella saetta che fa più o meno l’effetto di uno che ti spacca una sedia a tradimento sulla schiena.

Dì lì in poi l’attesa si fa un po’ meno serena, con una spiacevole puzza di bruciato nell’aria, ma fortunatamente il

in cima dopo il temporale,  fulminati ma felici!

in cima dopo il temporale, fulminati ma felici!

fenomeno non si ripete e dopo un paio d’ore ce ne usciamo quatti quatti dalla parete fradicia e scendiamo a festeggiare la nostra “scintillante” ascensione, e a programmare la prossima!

Brenta. Via "Scintilla"

Brenta. Via “Scintilla”

 

IL VIDEO
con Alessandro Beber, Alessandro Baù, Simone Banal e Mariano Frizzera

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