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18 Luglio 2014

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CIMEINSIEME. Il 22 luglio, in vetta al Monte Meta (CB)

CimeInsieme 2014, locandina

CimeInsieme 2014, locandina

CIMEINSIEME, SALDAMENTE ALLA META 2014 ALLA CONQUISTA DEL MONTE META

Le Mainarde, e più precisamente la vetta Monte Meta (2242 m), fungeranno da scenario ideale domenica 22 luglio per l’edizione 2014 del progetto “CIMEinsieme, saldaMENTE alla meta” ideato e promosso dalla guida AIGAE Guglielmo Ruggiero in stretta collaborazione con Liberamente Insieme Onlus di Campobasso, Laboratorio Aperto di Campobasso e sostenuto dal Dipartimento di salute mentale di Campobasso e dal Cip Molise.

Sei ragazzi del Dipartimento e  altri partecipanti, si porteranno –  lungo una ‘comoda’ scalata –  fino a quota 2242 metri, partendo da Valle Fiorita, passando per Passo dei Monaci fino a raggiungere la cima del Monte.

Spiega Guglielmo Ruggiero, guida ambientale escursionistica, sul sito www.cimentiamoci.it: “In montagna, la mente ed il corpo si confrontano con l’ambiente. Abitare spazi non modificati dall’uomo rappresenta una preziosa opportunità per rendere dinamica la mente e il corpo. Camminando, le “cosiddette” differenze si annullano e ci si sente uguali a tutti gli altri. In questo ambiente, l’uomo riscopre e fa esperienza, di coppie di elementi opposti tra loro: vasto e limitato, caldo e freddo, linee continue e linee spezzate, respiro affannato e regolare, stanchezza e riposo … stimoli utili per riattivare le abilità perdute. L’andare e il camminare in montagna può far comprendere che il proprio mondo potrebbe non terminare all’interno delle pareti di una comunità cittadina.

Camminare nella natura è osservare il tutto con attenzione, muoversi con prudenza. Ogni passo lo valuto e lo decido… Andare in montagna è utilizzare in maniera intenzionale il mio camminare, ogni strumento, ogni attrezzo, con la mia forza, le mie capacità. Camminare nella natura è avere l’urgenza di scoprire nuovi spazi, sperimentare nuovi limiti.

È credere che la propria vita sia molto meno attraente se non si indossano un paio di scarponi. È credere che la propria vita sia molto meno affascinante, se non si sente il peso di uno zaino sulle spalle – continua Ruggiero -. CIMEinsieme è una proposta, prevalentemente rivolta a piccoli gruppi omogenei (dai tre ai dieci partecipanti): adolescenti con il bisogno di sperimentare autonomia, giovani con difficoltà emotive, pazienti di servizi di salute mentale e delle dipendenze patologiche, utenti di comunità terapeutiche, persone che hanno bisogno di fare esperienza. L’attività si svolge per tempi brevi o per periodi della durata di alcuni giorni, nel corso dell’intero anno, d’estate e d’inverno.

L’attività viene in ogni caso integrata con gli eventuali trattamenti medici, psicologici e/o socio-educativi già in atto. Infatti, per raggiungere gli obiettivi prefissati, CIMEinsieme si interfaccia con gli interventi socio-sanitari e riabilitativi già posti in essere dall’equipe curante, e tramite una attività personalizzata, integra il percorso riabilitativo personalizzato dell’utente proponendo esperienze culturali e attività tecniche proprie delle discipline della montagna (frequentazione dell’ambiente montano, pratica escursionistica o alpinistica, sci, MTB ecc.). CIMEinsieme propone attività con forte valenza relazionale ed emozionale che mirano a favorire un incremento della salute e del benessere generale e, conseguentemente, un miglioramento della qualità della vita, semplicemente andando in montagna.

L’idea alla base di CIMEinsieme è quella i cui destinatari, possono in qualche modo recuperare un compiuto senso di sé, di riscoprire abilità poco utilizzate, di meglio sintonizzarsi con l’ambiente, di consolidare legami interpersonali validi e riscoprire un positivo senso di appartenenza al gruppo. La montagna appare, così, una risorsa, uno strumento ideale; in montagna l’uomo sente di essere una parte vitale della realtà che scorre, sente che le proprie azioni possono aiutare se stesso e gli altri; ognuno diventa un anello importante all’interno del gruppo, impara ad affidarsi agli altri ma anche ad essere lui in prima persona responsabile della sicurezza della persona vicina, anche dello stesso accompagnatore.

E tutto passa attraverso una rivalutazione del corpo, così spesso dimenticato se non negato, corpo che, in montagna può, invece, essere valorizzato, diventare oggetto di sviluppo di azioni, emozioni e attenzioni, che può recuperare dimenticate valenze comunicative; e questo camminando in mezzo alla natura, per boschi e sentieri, affrontando timori per una discesa ripida, disagi per la pioggia improvvisa, o per l’affaticamento muscolare. Penso alle escursioni più semplici vicino casa, alle avventure in piccole grotte; al freddo affrontato sulla neve con le racchette ai piedi, al timore vinto in parete durante pomeriggi di arrampicata; assaporo le sensazioni di un piatto caldo in rifugio, condiviso, aspettare l’altro perché fatica, discutere di quello che si prova, bagnarsi di sudore o pioggia, ascoltare ed essere ascoltati.

Conclude Ruggiero –  Penso e credo che quello che si concretizza a volte con qualche difficoltà in un centro riabilitativo, riesce a prendere forme più semplici e dirette in un ambiente naturale, seguendo leggi e percorsi inaspettati ma con risultati sorprendentemente validi. Anche questo può essere la montagna” .

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