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23 ottobre 2019

Senza categoria

Dal Frioland alle Levanne

A tutti gli alpinisti della mia generazione, più di una volta, sono certamente passati tra le mani i famosi libretti con la “copertina di tela” delle “Guide dei Monti d’Italia”, preziosa collana editata dal Club Alpino Italiano e dal Touring Club Italiano. Sulle copertine di questi volumetti si potevano leggere i nomi di autori autorevoli: Camillo Berti, Ettore Castiglioni, Aldo Bonacossa, Arturo Tanesini, Gino Buscaini, Sivio Saglio, Renato Chabod, solo per citarne alcuni, ossia il meglio della conoscenza geografica e alpinistica delle nostre “terre alte”. Talvolta le informazioni tecniche potevano apparire piuttosto limitate e sbrigative, oppure essere frutto delle poche notizie lasciate dai primi salitori di montagne e pareti. In ogni caso, ciascun volume aveva come leitmotiv una narrazione geografica completa ed efficace. Quando mi è stato proposto di curare il Volume II di “Alpi Occidentali” per la collana “Il Grande Alpinismo sui Monti d’Italia”, sono rimasto in un primo tempo perplesso. Come fare a mettere insieme dei gruppi montuosi piuttosto diversi per geografia e storia alpinistica? Per di più dovendo fare una scelta di ascensioni che non sarebbe stata esaustiva? Forse, ero ancora troppo legato all’idea di quei volumetti con la copertina di tela, ormai unici, ed ero piuttosto intimorito dalla responsabilità di fare una scelta che non incontrasse il favore dei tanti appassionati e frequentatori delle montagne che andavo a raccontare. Poi, però, mi sono detto che una selezione d’itinerari non potrà mai accontentare tutti. Mediamente non accontenta le mie attese, figuriamoci le diverse “visioni” dell’alpinismo del singolo, la sua volontà di ritrovare questa o quell’ascensione che l’ha particolarmente colpito, quell’itinerario che non doveva assolutamente mancare. Mi sono convinto, quindi, che questa sarebbe stata la “mia” selezione di salite. Essa segue uno dei tanti percorsi possibili che è una media tra lo stimolo a una conoscenza geografica e storica delle montagne e la necessità di soddisfare il “rocciatore puro”, l’“alpinista classico” e anche l’alpinista che ama le “vie normali”. Chi mi conosce sa benissimo che, parimenti alle montagne dell’Oisans e del Gruppo del Monte Bianco, ho una buona conoscenza soprattutto delle Alpi Graie Meridionali. Qui vivo da un bel po’ di anni e vi ho fatto una discreta attività esplorativa in prima persona. Le Alpi Cozie centrali e settentrionali, qui trattate, sono state il teatro delle mie scorribande giovanili e, soprattutto nei primi anni novanta, ho preso a rifrequentarle con una certa assiduità. Qui, però, giocando un po’ “fuori di casa”, ho preferito ascoltare i suggerimenti di alcuni amici, alpinisti di prim’ordine, anche perché era mia ferma volontà non pestare troppo i piedi a pubblicazioni specifiche da poco editate oppure in fase di lavorazione in questo momento. L’alpinismo di oggi è un mondo variegato ricco di pieghe, in grado di soddisfare l’amante dell’avventura totale, così come il frequentatore d’itinerari più attrezzati di media e bassa valle. Forse, riguardo certi casi, si potrà giustamente obiettare che l’arrampicata di palestra non è “alpinismo”, né io intendo affatto sostenere il contrario. E’ certo, però, che la storia dell’alpinismo è passata da quelle pareti, lo testimoniano i nomi illustri che vi hanno lasciato una firma. Anche se di sfuggita, valeva la pena suggerire un passaggio su tali strutture, magari per completare un percorso di conoscenza individuale. Infine un’ultima raccomandazione che sembrerebbe quasi superflua, ma è doverosa. L’alpinismo è un’attività pericolosa che implica l’accettazione del rischio e la conoscenza dei propri limiti fisici e tecnici. Quasi tutti gli itinerari inseriti in questa pubblicazione si svolgono sul cosiddetto “terreno d’avventura”. Alcuni di essi presentano rischi oggettivi molto elevati peraltro ben descritti con le dovute raccomandazioni nelle note introduttive. Molti sono addirittura irripetuti. Tuttavia l’alpinismo è anche questo, e la cultura della sicurezza non può e non deve passare dalla mitigazione del rischio (peraltro impossibile) ma da una conoscenza completa della montagna e dalla piena consapevolezza di quanto si decide di affrontare. L’augurio è che ciascuno possa trovare in queste righe semplicemente uno spunto per il proprio spazio d’avventura.