Daniele Nardi

"mountain freedom"

L’EMOZIONE DI UNA SCALATA

pubblicato da: Simonetta - 3 novembre, 2011 @ 9:27 pm

In questo contributo, l’emozione di una scalata e il suo racconto …

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BHAGIRATHI III INDIA 2011 DANIELE NARDI
TUTTI I VIDEO DELLA SPEDIZIONE

pubblicato da: Daniele - 30 settembre, 2011 @ 9:15 am

TUTTI I VIDEO DELLA SPEDIZIONE:

#1 VIDEONEWS

#2 VIDEONEWS

#3 VIDEONEWS

#4 VIDEONEWS

#5 VIDEONEWS

#6 VIDEONEWS

#7 VIDEONEWS

#8 VIDEONEWS

#9 VIDEONEWS

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Bhaghirathi III INDIA 2011
Daniele Nardi L’INTERVISTA

pubblicato da: Daniele - 30 settembre, 2011 @ 9:08 am

INTERVISTA A DANIELE NARDI

Giornalista: “Buongiorno Daniele, innanzitutto dove sei andato questa volta e quando sei partito?”

Daniele Nardi: ”Siamo partiti lo scorso 20 Agosto (2011). Ci siamo diretti al gruppo montuoso dei Bhagirathi in INDIA con l’obiettivo di aprire una via nuova tra il bhagirathi III ed il Bhagirathi IV e ripetere una via di salita sul Bhagirathi III di 6457 m. Il viaggio di avvicinamento è stato fantastico, denso di significati spirituali, abbiamo attraversato il Garwal Indiano, nell’estremo nord dell’india, ancora più a nord del Kashmir dove la catena montuosa dell’Himalaya incontra l’INDIA. Siamo arrivati proprio dove nasce il fiume Gange, il fiume sacro per gli induisti ed i buddisti, è stato fantastico entrare a contatto con questa cultura, siamo addirittura, nel trekking di avvicinamento, arrivati a Gaumuch proprio il punto esatto, nel ghiacciaio dei bhagirathi, dove nasce il fiume Gange, e li ho immerso le mani nell’acqua del fiume religioso più importante del mondo, posso assicurarvi che è stata un’esperienza grandiosa”

Giornalista: “quanti giorni è durato il trekking di avvicinamento e la scalata?”

Daniele Nardi: “il trekking di avvicinamento è durato circa 14 giorni, poi siamo stati una settimana al campo base aspettando una finestra di bel tempo che sembrava non arrivare mai, infine abbiamo deciso di cominciare la scalata il 14 Settembre e siamo rientrati al campo base il 16 settembre alle 22:00 ore indiane”

Giornalista: “Ormai sappiamo che fai l’alpinista in modo professionistico, questo significa che per te è come se fosse un lavoro. Nei tuoi viaggi oltre il 70% del tempo lo passi a fare il trekking di avvicinamento, non sarebbe più comodo farsi trasferire in elicottero direttamente sotto la parete e cominciare la scalata direttamente da lì?”

Daniele Nardi: ”Sicuramente sarebbe più comodo ma la percentuale di riuscita calerebbe moltissimo. Quello dell’alpinista, non è un vero e proprio sport, ma un’attività estrema, non è come giocare una partita di calcio in una città sconosciuta dove non serve conoscere la cultura. Per un’alpinista, e per me in particolare, è molto importante entrare in punta di piedi nella cultura che ci ospita, cominciare a capirla e piano piano chiedere il permesso di scalare. Questo tempo serve anche a me per prendere contatto con l’impresa estrema che mi cingo a fare. E’ come mettere in incubazione il seme della scalata, sentirsi partecipe di quella cultura che ci sta dando la possibilità di fare qualcosa di importante ed inoltre ci permette di arrivare a quella concentrazione che ha un po’ di mistico, che ci permette di spingerci al vero limite e non quello presunto. Il viaggio di avvicinamento è fondamentale per allontanare i pensieri che ci portiamo dalla nostra vita normale ed entrare in una dimensione di concentrazione “pulita” fondamentale per la riuscita dell’impresa. Per fare un’esempio oggi ho rivisto le immagini che ho realizzato con la Videocamera Esee 150 della Philips adatta proprio a queste sfide estreme, così piccola da potermela mettere in tasca e tirarla fuori proprio quando ero in parete. Sono delle immagini che ad oggi mettono paura anche a me, arrivati a circa 6000 m di altezza è arrivato il cattivo tempo, nevicava ed in un punto particolare del video mi si vede appeso ad un chiodo da ghiaccio mentre faccio sicura a Roberto e per tre lunghi ed interminabili minuti una slavina mi cade sulla testa, vedendo questa ripresa video mi sono quasi spaventato, ho sentito un brivido che mi correva sulla schiena, quando invece ero lì quello che provavo non era paura, ma consapevolezza, ero in uno stato di concentrazione assoluta dove il mio obiettivo era valutare i rischi e completare l’impresa, arrivando al limite e non sorpassarlo, e così abbiamo fatto.”

Giornalista: “vero, ma avete avuto un principio di congelamento ai piedi e alle mani, forse questa volta avete superato questa linea sottile che si chiama limite”

Daniele Nardi:”Secondo me ancora non siamo arrivati a sorpassare il nostro limite, anche perche se non fosse così forse oggi avrei qualche dito in meno nella migliore delle ipotesi. Diciamo che abbiamo fatto una di quelle imprese difficilmente ripetibili. Abbiamo scalato per ben 54 ore continuative su un ghiaccio aleatorio dove era difficile inserire protezioni per le cadute, abbiamo fatto due bivacchi in parete, uno seduti con i piedi a penzoloni nel vuoto mentre un’altro in una truna (buca ricavata scavando nel ghiaccio) di Ghiaccio. Si abbiamo avuto un principio di congelamento forse dovevamo stare più attenti al materiale che ci siamo portati in parete ma è difficile decidere quanto materiale portare, poche decine di grammi possono fare la differenza tra la riuscita di una scalata ed il fallimento. Scalare in stile alpino non è facile, nello zaino ci deve essere il necessario per scalare e sopravvivere. Ogni cosa deve essere calcolata in anticipo e metodicamente organizzata in modo tale da ottimizzare il rapporto tra possibilità di scalata ed ostacoli oggettivi.”

mountainfreedom.itGiornalista:”Quindi è quasi scientifico l’approccio che hai con una scalata.”

Daniele Nardi: “Si, cerco sempre di calcolare tutto in anticipo, da quando decido la via di salita seduto sul divano di casa a quando preparo il cargo da spedire. Un’altro aspetto su cui mi sto concentrando molto negli ultimi anni è anche quello della formazione, con il mio grande amico e trainer Stefano Tassone abbiamo realizzato un programma chiamato Climb Yourself, è un modello su cui io mi alleno per la focalizzazione dell’obiettivo, l’eliminazione degli autosabotaggi, e la previsualizzazione del risultato. In questo modo cerco di ottimizzare le possibilità di riuscita dell’impresa.”

Giornalista: “Così sembra una cosa fin troppo schematica, quasi venisse a cadere l’aspetto romantico della scalata delle montagne.”

Daniele Nardi: “In realtà tutti i grandi alpinisti ed i grandi sportivi hanno sempre messo in atto processi di questo tipo. Molti in modo inconsapevole. Altri invece cercano di decodificarli per dare la possibilità a tutti di raggiungere degli obiettivi personali, per me è quello di scalare le montagne di tutto il modo per altre

persone può essere quello di cambiare lavoro o decidere di ottenere il massimo dal lavoro che hanno; io sarei contentissimo di riuscire attraverso la mia attività a trasmettere questa grande forza che ognuno ha dentro si se ma che non sa neanche di avere. Decodificarla e trasmetterla è una cosa che mi piace molto”

Giornalista: “Come mai questa volta hai deciso di scalare una montagna di soli 6457 m e non un 8000?”

Daniele Nardi: “C’è stata un’evoluzione nel mio modo di scalare. Oggi mi interessa di più la difficltà tecnica. Mi piace portare lo stile alpino sulle montagne Himalayane. Progressione tecnica in alta quota. Riuscire a fare dei passaggi tecnici a bassa quota è completamente diverso di farli a 6000 metri dove la carenza di ossigeno e la lontananza da casa crea un buco nella sicureza di ogni alpinista. Oggi questo è il mio interesse portare la prograessione tecnica nelle mie scalate in Himalaya”

Giornalista: “ Prossimi obiettivi?”

Daniele Nardi: “Sono tornato solo oggi, ma ho già in mente un progetto che ufficializzerò tra poco più di una settimana ma che ora ancora non posso annunciare. Mi piacerebbe però invitarvi a vedere il video della scalata che potete trovare sul mio canale VIMEO all’indirizzo http://vimeo.com/channels/danielenardiindia2011 oppure a collegarvi al sito internet http://www.mountainfreedom.it per rimanere informati sulle prossime spedizioni”

Giornalista: “ Grazie Daniele”

Daniele Nardi: “ Grazie a te e come sempre << NEL CUORE E NELLA EMNTE MOUNTAIN FREEDOM>>”.

VIDEO DELLA SCALATA:

Seconda parte:



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“BHAGIRATHI III 2011″ – LA SALITA
Video – Seconda Parte

pubblicato da: Simonetta - 30 settembre, 2011 @ 7:59 am

#9 VIDEONEWS – LA SCALATA SECONDA PARTE – BHAGIRATHI III INDIA 2011 from Daniele Nardi on Vimeo.

Daniele Nardi e Roberto Delle Monache hanno girato delle immagini della scalata della via nuova chiamata “Il seme della follia fa l’albero della saggezza”. Bhagirathi III – India 2011. continua »

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“BHAGIRATHI III 2011″ – LA SALITA
Video – Prima Parte

pubblicato da: Simonetta - 29 settembre, 2011 @ 7:51 am

#8 VIDEONEWS – LA SCALATA PRIMA PARTE – BHAGIRATHI III INDIA 2011 from Daniele Nardi on Vimeo.

Daniele Nardi e Roberto Delle Monache hanno girato delle immagini della scalata della via nuova chiamata “Il seme della follia fa l’albero della saggezza”. Bhagirathi III – India 2011. continua »

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SPEDIZIONE AL “BHAGIRATHI III – INDIA 2011″
Arrivo al Campo 1

pubblicato da: Simonetta - 15 settembre, 2011 @ 1:08 pm

Sono arrivati al Campo 1 del Bhagirathi, Daniele Nardi e Roberto Delle Monache.
Dopo alcuni giorni di tempo instabile i due alpinisti hanno trovato una finestra di bel tempo e possono tentare di arrivare sotto la parete e constatare le condizioni della via di Salita.

Daniele Nardi:“Purtroppo le condizioni atmosferiche non sono delle migliori, negli ultimi dieci giorni è piovuto e nevicato, la parete è incrostata di ghiaccio e neve, solo una volta arrivati alle pendici della big wall potremo constatare se la via di salita sarà in condizione per essere scalata”.

continua »

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NARDI E DELLE MONACHE AL BHAGIRATHI III (6454)
Al ritorno dalla spedizione, incontro con il Dalai Lama

pubblicato da: Simonetta - 15 settembre, 2011 @ 1:00 pm

Daniele Nardi Roberto Delle Monache sono partiti per una nuova sfida, questa volta in India.
La destinazione è  la vetta del Bhagirathi III, (6454 m),  sul ghiacciaio Gangotri nel West Garhwal Indiano nella regione autonoma dell’Uttaranchal.

La missione alpinistica, partita dall’Italia il 23 agosto 2011,  prevede 50 giorni di spedizione.

L’obiettivo è quello di tentare lo spigolo a sx della enorme parete ovest del Bhagirathi III, la via Impossible Star (Spanish Route 6c A3 A3/A3+ 28 pitches, 1300m), salita per la prima volta da Juan C. Aldeuger, Sergio Martinez, José L. Moreno i Juan Thomàs (maggio 1984) e  il raggiungimento della vetta intorno al 20 settembre 2011. continua »

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Bio Daniele Nardi

pubblicato da: admin - 26 luglio, 2011 @ 9:19 am

Un paese a sud di Roma, Sezze, sulle colline che guardano il golfo tra Terracina e Roma, un paese affacciato sull’Agro Pontino con alle spalle i monte Lepini, è qui che vivo.

Ho cominciato ad andare in montagna da piccolo, la mia famiglia ci portava ogni estate a trascorrere vacanze sulle Alpi. Poi un giorno, all’età di 13 anni a Courmayeur abbiamo visto un documentario su una spedizione alpinistica. Era quella di Lino Lacedelli ed Achille Compagnoni che nel 1954 scalarono “la montagna più difficile del mondo”, il K2.

Avevo deciso, anche io volevo scalare quella montagna. All’età di 18 anni sono partito da solo diretto sulle Alpi, il giorno dopo ho scalato le Grand Jorasses. Gli anni che seguono sono anni totalmente dedicati alla montagna ed a quella ricerca interiore che l’alpinismo genera.

Mi piace la leggerezza, la velocità in alta quota, ma ho ben chiaro che per vivere di alpinismo bisogna essere presenti sui media. Questo desiderio mi portò inconsapevolmente a scalare la cima middle dello Shisha Pangma in poco più di 20 ore, a tentare una via nuova sull’Ama Dablam, ad aprire Telegraph Road in 32 ore sul Farol West (6370m) in Pakistan e a concatenare Nanga Parbat e Broad Peak nella stessa stagione.

Nel 2007 corono il mio sogno, scalo il K2, la montagna mi insegna la sua legge, devo imparare ad accettare la scomparsa di un amico su quei pendii di ghiaccio.

La montagna è la mia passione ed anche la mia attività professionale principale su cui ruotano altre attività allo stesso tempo importanti. Da diversi anni sono a capo di mountainfreedom.it un’associazione che ha come scopo la divulgazione della cultura di montagna.

Una delle mie attività preferite è intervenire con speech sportivi nella formazione con l’obiettivo di creare parallelismi tra il raggiungimento di una vetta ed il raggiungimento di obiettivi d’azienda focalizzandomi sull’importanza del lavoro di gruppo. www.climbyourself.com è il sito che racconta questo, come raggiungere la performance usando come esempio attività estreme come l’alpinismo.

Nei prossimi anni continuerò ad andare in montagna, fare formazione e realizzare documentari in alta quota, e sono un privilegiato, perchè ho la fortuna nella vita di fare quello che più mi piace, scalare montagne!

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Share Everest 2011

pubblicato da: Daniele - 6 giugno, 2011 @ 7:51 am

I video di Share Everest 2011 presto su http://www.vimeo.com/danielenardi

http://vimeo.com/24709823

In fondo parte della mia vita ha significato fare il tecnico. Ho calibrato sensori di umidità e temperatura e li ho piazzati nei sistemi automatici di produzione e di inscatolamento in diverse aziende. Adesso mi chiedono di andare a ripristinare la stazione più alta del mondo. Una stazione posizionata a colle sud a 8000m. Si unisce la passione con la tecnica. Bene dico, allora si parte! La destinazione una delle solite, il Nepal, la montagna, la più grossa di tutte, l’Everest. Quando mi chiedono se l’Everest è facile rispondo secco, senza ossigeno è tra le montagne più difficili del mondo, forse la più difficile. Neanche quest’anno qualcuno è riuscito nell’intento di scalarla senza ausilio supplementare di ossigeno. Centinaia quelli invece che lo hanno usato. Non basta che i “Doctor” dell’ICE Falll rendino agibile l’accesso ai 6000m o che Sherpa di varie spedizioni fissino centinaia di metri di corda, nessuno c’è riuscito, neanche Steck. Certo era stanco immagino dai due 8000 in velocità precedenti, ma, ad 8700m ha fatto dietro front. In fondo anche noi abbiamo fatto due volte colle sud. Alla seconda il vento ci ha fermato, ma la nostra è una storia diversa, eravamo lì per lavorare., per la scienza Italiana…è uno sporco lavoro, quello della ricerca, ma qualcuno dovrà pur aiutarla, no?

E’ divertente pensare che il giorno prima della partenza avevo riacceso la croce di Sezze. Sapete la passione di Cristo? A Sezze, il mio paese natale, c’è una croce che la rappresenta, alta più di sessanta m. Ebbene, il giorno prima ero salito su quella croce per sostituire una lampadina. Divertente pensare dalla vetta della Croce di Sezze per cambiare una lampadina a colle sud ( 8000m ) sull ‘Everest per il CNR a cambiare una stazione meteorologica.

Mi hanno chiesto quale è stata la cosa più difficile “ Superare la febbre virale del Khumbu, recuperare tre giorni a letto con 39 e mezzo di febbre, far smaltire gli antibiotici, non mollare ( www.ClimbYourSelf.com ), avrei potuto, salire diretto a campo 2 ed accompagnare il Berna a campo 4 ad 8000m dopo pochi giorni, questa è stata la cosa più dura! Il resto poi è stata una passeggiata di salute.”.

Il seguito non è stato proprio così, un conto è camminare con il vento un conto avvitare viti, issare pali, stringere morsetti e sperare che tutto sia andato bene. Lo sanno i nostri predecessori, Gnaro, Enzio e Confortola, la loro era ancora in fase sperimentale e ci hanno passato in un certo senso l’esperienza che serve e a chi ripete per essere ancora più preciso. E’ grazie a loro se ora quei due pali sono in piedi, se la stazione è migliorata. Quanto rimarrà in piedi questa volta? Io non lo so ma spero tanto. Ho ancora un po’ di fremito allo stomaco. Continuo a ripassare a memoria  i movimenti per ricordare se ho dimenticato qualche passo nel montaggio, nel serrare se manca qualcosa. Nulla…almeno sembra.

La parte che più mi ha divertito invece è stato fare le riprese, mi diverte, mi emoziona riguardare le immagini, ascoltare le voci e siccome piace a pochi soffrire in quota per farle io le faccio. E cerco di fare del mio meglio come in tutte le cose. Poi vabbeh qualche volta faccio casini ma a chi non capita scagli la prima pietra. Everest, 8000m, sembra quasi tutto un gioco ormai. Sali e scendi tanto è facile ed intanto, ogni tanto qualcuno si fa male. Qualcuno si  gioca il naso, altri le palle, poi scopri che non è necessario l’Everest basta il Lhotse. Noi abbiamo parlato ad 8000m, poi ho sentito le registrazioni, era tutto diverso da quello che ricordavamo. Forse i giornalisti, soprattutto quelli amici avrebbero dovuto capire.Fa freddo in quota, di ossigeno ce n’è poco, poi abbiamo bisogno di parlare, a volte non lo sappiamo neanche noi. E’ ben sottile il confine e non ci piace fare cappellate. Dove stà il confine? Lo vedi tu? Entra la neve nella tenda perché colle sud era pieno di tende e la nostra gonnella era alta. Entra da utte le parti quella schifosa neve senza consistenza. Ma quando si fa a mucchi allora rompe veramente i coglioni.

Si infila negli scarponi, nei vestiti, si gela sulle pareti e te la ritrovi su tutto il sacco a pelo bagnato che si congela. Hai le mani fredde e quando dovrebbe esserci il sole stà tirando il vento, non hai un attimo di respiro. Continui a bestemmiare in turco perché quel lavoro è un lavoro duro. Sei a 8000m. Quattro numeri in fondo e troppi zeri, non valgono nulla. Eppure dicono che qui è facile. Io ho sofferto. Ma ho fatto i mio dovere.

In fondo erano due anni che non tornavo ad 8000 ed è stato piacevole scoprire che ancora ce la faccio. Se qualcuno ti dà fiducia è più facile, ma non basta, forse un po’ ci devi essere portato, chissà. In fondo qualcuno mi disse che gli Sherpa lo sono, guarda che cosa riescono a combinare in alta quota. Secondo me è così.

Ma questa spedizione che di alpinistico ha avuto ben poco, non ho solo sofferto, ho scoperto una organizzazione fatta di persone che lavorano. Ho scoperto una piramide nel deserto di montagne retto sul lavoro di Nepalesi e di Italiani.

Tecnologia, scienza, Italia e Nepal, ed un po’ di alpinismo sul tetto del mondo.

Cosa mi rimane? Un sacco di filmati, un bell’odore, la sensazione che tornerò a realizzare qualche progetto che nel frattempo guardandomi intorno ho sognato.

Già i Nepalesi, gli Sherpa. Che gente. Oggi un lodge nella valle del Khumbu vale anche 400.000 euro, andatelo ad acquistare se pensate che sia un buon affare. Forse lo era. Migliaia di persone ho incontrato, a volte per passare sui ponti dovevo attendere, fare la fila. Gli Sherpa, quei cinque fantastici e stronzi Sherpa. Forti come il vento dell’Himalaya ma che ci hanno abbandonato nella fase finale. Forse a posteriori avevano ragione, forse si sono messi paura. Avevamo ancora un sensore nascosto tra le gonnelle  della comunicazione da portare su. Ci contavo, ci credevo anche un po’. Ma non ci sono state le condizioni, non c’erano gli Sherpa forse neanche troppo le energie ma di certo c’era il vento. Forse, anzi sicuramente un giorno troppo tardi. Con i forse non si costruiscono le case si fanno cimiteri.  Gli Sherpa comunque in quota hanno veramente una marcia in più. Poi sono simpatici quelli che hanno lavorato con noi e che culo che si sono fatti per portare la stazione ad 8000m, si con l’ossigeno, ma è uguale eravamo lì per lavorare non per fare i sacrificati all’Everest.

Quante cose vorrei raccontare, anche dei 100 dollari che mi hanno preso per una visita medica al campo base. Due dottoresse, un dottore Nepalese, il thè le risate e Goat and Tiger un gioco strano Nepalese in cui non ho avuto chance. Anzi, quando dico al Dottore che dovevo salire al C2 diretto a 6400m lui mi dice, “Vai tranquillo, prendi tutti e quattro gli antibiotici insieme e vedrai che starai meglio, tecnica Base camp…” mi dice ed io obbedisco…

Chiudo questo racconto un po’ strano con l’incontro più strano di tutti. A Kathmandu alla solita e mitica Fire and Ice, la pizzeria della Napoletana che ha aperto anche in India, chi ti incontro? Steve House e Marco Prezelj. Come li saluto si alzano in piedi e ci vengono a salutare, si alzano più velocemente di come facciamo io ed il Berna. Un po’ come i duelli nel west, solo che invece di tirare fuori le pistole si muove l’educazione. Parliamo in piedi al centro del locale del più e del meno. Sono al centro, a destra ho il Berna che è come se avesse vinto il Piolet d’Or con la salita della Nord del GII, peccato per il suo tentativo alla nord del GI.  Poi avevo Marco prezelj a continuare, beh io non lo so quante volte lo ha vinto ed anche se non lo avesse mai vinto…che mito! Poi Steve House con cui mi sono messaggiato dopo e prima la Charakusa Valley in Pakistan. Mitica la sua salita al K7. Lui si ricordava bene e ci siamo dati appuntamento su Skype come due innamorati. Alla fine c’ero io. Già, io, terrone di adozione Montanara. E già stavo pensando al caldo calcare dei Monti Lepini ed al mare delle mie isole preferite… a presto e come sempre nel cuore e nella mente Mountain Freedom, Daniele.

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Repentance super wi 5+/6 Valnontey, Cogne

pubblicato da: Daniele - 21 febbraio, 2011 @ 11:21 pm

Testo e montaggio: Daniele Nardi

Video : Damiano Barabino

Foto : Lorenzo

Team : tutti e tre.

C’è poco da raccontare, ci siamo divertiti su una cascata fantastica in condizioni praticamente ideali.

Godetevi foto e filmato, che è la cosa migliore.

L’esperienza per me? Quando sei con la gente giusta è tutta una risata e le cose ti vengono facili anche se io in effetti questa volta con la febbre ed il raffreddore tanto in forma non lo ero…

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