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13 maggio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Ambiente e Territorio · Cultura · Val Gardena

“150 anni dalla prima ascesa del Sassolungo“: fatti e aneddoti.

Dopo il primo post dedicato alla presentazione di Paul Grohmann, colui che per primo conquistò il Sassolungo 150 anni fa, oggi vi proponiamo un approfondimento sui “fatti ed aneddoti” che riguardano la montagna regina della Val Gardena.

Misterioso – Cosa accadde prima del 1869? Si racconta che prima dell’alpinista autriaco, un uomo di Selva di Val Gardena avesse già provato più volte nel 1850 a conquistare il Sassolungo. Per giorni sarebbe rimasto prigioniero del massiccio montuoso, ma poi avrebbe raggiunto la vetta e lì acceso un fuoco. Nel sesto volume dell’annuario del club alpino austriaco del 1870 si legge quanto segue: “Prima di Grohmann aveva già intrapreso il signor Waitzenbauer di Monaco di Baviera – accompagnato da Pinggera, nota guida alpina di Solda, e da un carpentiere di Marebbe – una scalata del Sassolungo, ma secondo Grohmann egli raggiunse una punta che, pur non essendo molto più bassa della cima in cui l’altezza raggiunge il culmine, svetta a notevole distanza da quest’ultima”.

Turistico – La raffigurazione del Sassolungo a scopi pubblicitari. Il Sassolungo compare su manifesti turistici da ormai oltre 100 anni. Già negli anni ’30, per esempio, l’Ente Nazionale Italiano per il Turismo (ENIT) utilizzava immagini della montagna di casa della Val Gardena per promuovere una vacanza nelle Dolomiti. Per il cittadino medio di allora, tuttavia, un soggiorno in montagna restava ancora solo un sogno. Anche il celebre artista Franz J. Lenhart rappresentò più volte il Sassolungo sui suoi manifesti e l’immagine del monte campeggia anche sulle locandine di alcuni film girati in montagna: “Il figliol prodigo” e “Il prigioniero della montagna” di Luis Trenker.

Curioso – Cosa accadde dopo il 13 agosto 1869.  Stando all’aneddoto raccontato nel libro di Franz Moroder del 1915, pochi giorni dopo la prima scalata a opera di Paul Grohmann anche due giovani pastori raggiunsero la vetta del Sassolungo. Pare che vi fossero saliti scalzi e vestiti di stracci per vedere da vicino la bandiera che da poco tempo sventolava in cima al monte.

Meteorologico – Cosa significa il proverbio sul tempo legato al Sassolungo. Se il Sassolungo ha il cappello, in Val Gardena il tempo è bello.” Chi ha sentito questo proverbio si sarà chiesto quale sia il suo significato.
Perché il Sassolungo abbia un cappello, occorre una corrente che quando incontra il monte viene sospinta verso l’alto. Qui l’umidità si condensa e forma una nuvola. Oltre il monte la corrente torna a scendere e l’umidità si dissolve. La nube che si forma sulla cima promette bel tempo a livello locale, e in effetti questo “cappello” compare solo quando il tempo è bello e le condizioni meteorologiche sono stabili. In tedesco il proverbio si compone anche di una seconda parte che letteralmente recita: “Se il Sassolungo ha una sciabola, il tempo è pessimo”. Significa che, se intorno al monte si vede la nebbia (che forma una sorta di sciabola), il tempo è brutto. Siccome però potrebbe anche trattarsi semplicemente di ciò che resta della nebbia alta formatasi nelle ore notturne, questa seconda parte del detto non corrisponde necessariamente alla realtà: in questo caso la “sciabola”, infatti, preannuncia una giornata piena di sole.

Modesto – Il bivacco sul Sassolungo. Concepito come sistemazione di emergenza, il primo bivacco delle Dolomiti fu eretto nel 1935 e ufficialmente inaugurato il 30 settembre dello stesso anno. Nel corso degli anni, infatti, non pochi alpinisti erano stati costretti a dormire all’addiaccio a causa della lunga salita e delle difficoltà di orientamento. Il bivacco Giuliani si trova a quota 3.100 m sotto la cima del Sassolungo e offre posto sufficiente per 3 persone distese o 6 sedute. La struttura è provvista di materassini isolanti, coperte e un sistema di allarme via radio.

Da vedere – La Madonna sulla parete est e altri simboli religiosi. In una nicchia naturale sul versante est del Sassolungo è collocata dal 1961 una statua in legno della Madonna, opera dello scultore gardenese Flavio Pancheri. Alta ben 3,20 m, fu audacemente eretta in loco dall’artista stesso con l’aiuto di alcune guide alpine del gruppo “Catores”, da cui lo scultore aveva ricevuto l’incarico. Nel 1953 Giuani Demetz fece piantare una croce, che più tardi fu colpita da un fulmine, mentre nel 2001 venne issato un crocifisso, realizzato da Samuel Moroder su commissione di Manfred Runggaldier.

Innovativo – L’impianto di risalita alla Forcella del Sassolungo. I lavori di costruzione per un impianto di risalita dal Passo Sella alla Forcella del Sassolungo iniziarono già nel 1957 e l’inaugurazione avvenne due anni più tardi. Si trattava di un’ovovia aperta a due posti progettata dall’Ing. Ciucci di Ancona, in funzione sia d’estate che d’inverno. Nel 1971 l’impianto fu rinnovato e i cesti sostituiti da gondole gialle di piccole dimensioni; dal 1992 le capsule sono bianche. A causa dell’elevato numero di incidenti con gli sci che si verificarono e del non trascurabile pericolo di valanghe, nei mesi freddi l’impianto restò in funzione solo fino alla stagione invernale 1989/90. Ancora oggi l’ovovia funziona nei mesi estivi e rappresenta la meta di una gita assolutamente meritevole: dalla stazione a monte, a un’altitudine di 2.685 m, si apre una vista panoramica sulle montagne circostanti d’una bellezza travolgente.

Legrima – Dove il Sassolungo piange lacrime di ghiaccio. Nel gennaio del 2013 Adam Holzknecht e Hubert Moroder, entrambi originari della Val Gardena, furono protagonisti di un’impresa straordinaria. Forti della loro grande esperienza come guide e soccorritori alpini, i due prodi scalatori riuscirono a salire una colata di ghiaccio di 350 m, la cosiddetta “Legrima” (“lacrima” in ladino). Si tratta di una piccola cascata sul lato nord del Sassolungo che nasce dalla cima del monte ed è coperta da un sottile strato di ghiaccio. Un’impresa che sfiora l’impossibile, ma che i due riuscirono a portare a termine dopo due giorni di grandi fatiche. Furono ricompensati da una vista strepitosa e dalla soddisfazione di aver scritto un altro capitolo della storia dell’alpinismo.

INFO: Val Gardena