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1 febbraio 2011

Alpinismo e Spedizioni · action · Club4000 · geografia · Luciano Ratto · orografia · Val d'Aosta · Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Luciano Ratto: il Club4000, gli 8000 e lo studio delle montagne

Luciano Ratto, è un alpinista molto noto, non solo per le sue grandi salite ma per esser stato il primo uomo al mondo ad aver “conquistato” tutte le cime alpine che superano i 4000 metri. Questo grande progetto ha probabilmente gettato le basi per la creazione del Club4000 di cui Ratto è stato co-fondatore, insieme a Franco Bianco nel 1993, e di cui è da sempre il presidente.

Luciano, nato nel 1932 a Châtillon (Aosta), si è trasferito a Torino fino al 1973, e poi definitivamente a Druento, vicino a Venaria Reale, sempre in Piemonte. È ingegnere industriale, esperto di management, e nell’ambito “montagna” un socio del Cai di Torino dal 1956 e socio onorario della sezione di  Châtillon dal 1998.

Nel suo carnet alpinistico vi sono molteplici spedizioni nell’Hindu – Kush (Afghanistan), con la realizzazione di alcune prime ascensioni tra cui il Koh – J- Sharan di 6100 metri, alcune prime ascensioni sulle Alpi, come la diretta della parete est della Grande Rousse, alcune prime invernali, tra cui la Cresta De Amicis al Cervino e innumerevoli ripetizioni, vie di di ghiaccio, di roccia e di misto, senza contare le gite con gli sci e a piedi.

A questo punto sembra quasi ovvio il motivo di questa intervista… ed invece non è così scontato. Luciano infatti è anche un grandissimo studioso di geografia ed orografie, analitico rispetto a questioni troppo spesso non dibattute. Per questo motivo abbiamo tentato di approfondire le sue ipotesi e di osservare la montagna da un nuovo punto di vista, quello di un espertissimo ed erudito appassionato di montagna.

Da quando vai in montagna?

Dall’infanzia

Come hai iniziato?

Seguendo i miei genitori in facili escursioni

Da quanto pratichi l’alpinismo?

Dal 1956, socio CAI dal 1957

Quali altre discipline sportive  hai praticato?

Ciclismo, escursionismo, sci

È il tuo mestiere?

No, sono ingegnere industriale e mi sono sempre occupato di organizzazione aziendale (Management, Marketing, Controllo di Gestione, ecc), sia come manager che come consulente.

Cosa cerchi in montagna?

Il piacere del contatto con la natura

Cosa trovi in montagna?

Vedi sopra, assieme al piacere della compagnia dei miei amici, e dei miei cani,  (quando questi possono seguirmi)

Che cos’è il club 4000 e cosa rappresenta?

È un gruppo di alpinisti di stampo classico che amano e frequentano l’alta montagna (e quindi un vero e proprio “Gruppo Alta Montagna”, unico in Italia), con particolare riferimento ai 4000 delle Alpi

Quali sono i tuoi impegni a riguardo e quali sono stati?

Ne sono stato il co-fondatore (nel 1993), il Presidente (fino al 2009), il  Presidente Onorario (fino al 2010).

Cosa rappresentano le Alpi?

Un magnifico terreno di gioco, di sport, di godimento della natura.

Recentemente è uscita una pubblicazione del Club4000 relativa alle 82 cime e le relative vie: cosa puoi dirci a riguardo?

Il libro “Tutti i 4000-L’aria sottile dell’alta quota”, di cui sono stato il redattore dei testi, uscito nel 2010 e che è già alla 3° ristampa, è il testo ufficiale del Club 4000. É una sintesi dell’esperienza vissuta e della documentazione raccolta dal 1993 al 2010 nei sito www.club4000.it del Club 4000 che conta oggi 327 soci di 11 Paesi diversi, e che contiene la storia di questo Club,  la storia del collezionismo dei 4000 delle Alpi, la storia della corsa al record di concatenamento non-stop degli 82 quattromila delle Alpi.

Sulle Alpi vi sono attualmente diverse situazioni che denotano un’evoluzione critica. Se da un lato sembra esserci un ritorno all’arrampicata “pulita” dall’altro ci sono situazioni come Cheneil, la strada di congiungimento tra Pont ed i piani del Nivolet, senza dimenticare la questione degli alpeggi di Chamolé. Che cosa ci puoi dire a riguardo?

Ho scritto il “Libro nero degli scempi valdostani” (ma si potrebbero scrivere libri analoghi di ogni Regione), nel quale ho raccolto e continuo a raccogliere tutte le offese che si sono fatte, si fanno e sono in progetto al meraviglioso patrimonio ambientale e montano di questa valle. Da molti anni mi batto, sia a titolo personale che in affiancamento alle varie associazioni ambientalistiche (Legambiente, Mountain Wilderness, ecc) per cercare di contrastare questi delitti.

Sempre relativamente alla Valle d’Aosta ricordo un tuo studio che analizzava la regione secondo le sue 194 valli e che richiamava quindi ad una denominazione plurale. Cosa puoi dirci relativamente a tale approfondimento e proposta?

La dizione “Valle d’Aosta” è – a mio giudizio –  riduttiva per denominare una Regione che, solo considerando la valle centrale e le valli importanti laterali a tutti note (Ayas, Gressoney, Valtournanche, Cogne, La Thuile, Ferret, Veny, ecc..) conta ben 16  vallate, per non parlare poi dei valloni derivati dalla valle centrale che sono 31, e dei valloni e valloncelli che percorrono le vallate laterali, in numero di 194, per un totale complessivo di 241.

Il che giustificherebbe di parlare di “Valli di Aosta”, così come si dice “Valli del Cuneese”; “Valli del Trentino”, ecc… con evidenti possibilità promozionali in chiave di marketing.

Qualche anno fa avevi composto uno studio che analizzava geomorfologicamente i “convenzionali” 8000. di cosa si trattava e qual’era l’importanza di quell’elenco?

No, non ho “composto uno studio” ma semplicemente posto una domanda pubblicata nei numeri di giugno 2003 della Rivista del CAI e de Lo Scarpone che così suonava:

…chi, quando, dove, come e perché (vale a dire, secondo quali criteri) ha deciso di prendere in considerazione ed ha stabilito che gli ottomila degni di entrare nell’Olimpo delle vette più alte del mondo fossero questi 14 e non- che so io-10 o 20 o 30?…

A distanza di quasi 8 anni, questa domanda è tuttora senza risposta.

La domanda era stata posta anche per l’elenco Alpino. Come fu decretato l’elenco delle 82 cime che superano i 4000 metri nella catena delle Alpi?

Nel 1992. io e Franco Bianco, che nel 1993 saremmo stati i co-fondatori del Club 4000, proponemmo, tramite Silvia Metzeltin, allora rappresentante italiana presso l’U.I.A.A. (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche) a questo organismo internazionale,  il progetto di costituire tre commissioni (italiana, francese e svizzera) per censire tutte le vette delle Alpi superiori ai 4000 metri e di selezionare tra queste quelle degne di figurare in un elenco ufficiale certificato appunto dall’U.I.A.A.

Questo progetto fu approvato: le tre commissioni nazionali, (quella italiana era presieduta da Gino Buscaini), lavorarono per qualche mese separatamente, quindi nella primavera del 1993 si trovarono a Martigny e concordarono due elenchi: quello ufficiale di 82 vette e quello di 46 vette secondarie , per un totale di 128.

Come mai a tuo parere non viene fatto lo stesso lavoro di analisi?

Perchè finora non è ancora stato lanciato un progetto analogo.

Chi sono stati i tuoi punti di riferimento?

Come alpinisti: Whymper, Crétier, Gervasutti, Cassin, Grassi., Gogna, Rébuffat.

Come scrittori di montagna: Guido Rey, Massimo Mila, Gianpiero Motti

Cosa diresti ad un ragazzo che vuole iniziare a fare alpinismo?

Di prepararsi con molta cura, frequentando i corsi del CAI, di non avere fretta, di seguire inizialmente alpinisti esperti o guide professioniste, di cominciare con l’escursionismo, di porsi  l’obiettivo (che è il monito posto a conclusione del libro  dei 4000, sopracitato ), non dicollezionare vette, (sopra o sotto i 4000 metri), battere record, fare salite nuove, e cercare difficoltà sempre maggiori, ma bensì di “salire le vette più belle lungo le vie più belle”, e se queste sono anche al disopra dei 4000 metri, tanto di guadagnato, in vista di entrare nel Club4000! Ricordando però sempre che l’alpinismo è lo sport più rischioso che esista, e quindi non si esagera mai nell’osservare tutte le norme di sicurezza che continuamente vengono ricordate dagli esperti.

Quale futuro avranno la montagna e l’alpinismo in questo secolo in divenire?

Da molti anni si dice e si scrive che l’alpinismo è morto: non è vero. L’alpinismo, in tutte le sue  espressioni, ma soprattutto l’alpinismo classico in alta quota, ha un campo enorme di possibile  svolgimento sia sulle nostre Alpi, sia nei gruppi extra-europei. Solo ora, ad esempio, si è iniziata la corsa alle salite invernali sugli 8000, da lasciare ovviamente ai super-alpinisti, ma gli alpinisti  medi possono trovare nuove salite anche sui 6000 e sui 7000, molti dei quali ancora poco  esplorati  e sui quali  c’è ancora moltissimo da fare.

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Intervista di Christian Roccati
Blog MB: www.mountainblog.it/christianroccati
Sito personale: www.christian-roccati.com

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  • Lodovico Marchisio

    A un uomo di valore come Luciano Ratto una bella intervista che fa onore al personaggio.
    Lodovico Marchisio

  • Raffaele Morandini

    Luciano Ratto, oltre ad essere un grande alpinista (tra i massimi conoscitori delle Alpi) è una delle menti più brillanti nel panorama culturale che gravita attorno alla montagna. Difatti, le sue iniziative di carattere geografico-alpinistiche, volte alla classificazione dei 4000 delle Alpi prima e, ora anche degli 8000, sono forse le più grandi novità, in ambito culturale, dell’alpinismo. Probabilmente, queste classificazioni hanno un che di burocratico, che però è in fondo l’anima di quell’incrocio tra natura e cultura che è l’alpinismo. Ma il dinamismo di Ratto trova la sua massima espressione nelle battaglie per la tutela dell’ambiente montano, per le quali ha esposto le sue intelligenti quanto inconfutabili tesi, in numerosi articoli pubblicati su alcuni quotidiani. Riguardo alla risposta di Luciano all’ultima domanda, condivido il suo auspicio di vedere in futuro un alpinismo “esplorativo”.

    Raffaele Morandini