Matteo della Bordella

ULTIMO MINUTO DALLA TORRE EGGER

pubblicato da: Simonetta - 25 gennaio, 2012 @ 4:43 pm

25 gennaio 2012: aggiornamento di  Matteo Della Bordella e Matteo Bernasconi, dalla Torre Egger, in Patagonia:

Domenica 15 gennaio (compleanno Berna): 12 ore di cammino per
rientrare al circo de los altares
Lunedi 16: avvicinamento alla parete con scala funziona abbastanza
bene, risaliamo i primi tiri con telo della portaledge, cibo e
materiale e ci fermiamo a bivaccare in quanto i tiri sopra sono
esposti a scariche nel pomeriggio,
Martedi 17: l’idea era quella di aprire ma il tempo diventa brutto.
Decidiamo di aspettare e bivaccare nel telo della portaledge (solo
telo). Inizia a piovere e nella notte nevicare. La parete diventa
ghiacciata e innevata, mercoledi 18 mattina scendiamo bagnati fradici
sotto il brutto tempo.
Giovedi 19: il tempo e’ bello, ma la parete molto sporca, facciamo
asciugare i vestiti e ci prepariamo per il giorno successivo continua »

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Il poker del Ticino

pubblicato da: matteo - 1 dicembre, 2011 @ 3:10 pm

Ultime settimane prima della partenza per la stagione Patagonica: tanto lavoro (ma non preoccupatevi non mi metto a menarvela o lamentarmi come qualcuno ;-) ) e una giusta quantità di granito ticinese (e qui la menerò un po’ di più…d’altronde altrimenti di che devo parlare sul mio blog??)

After Birthday Party - Ph. Sergio Cocco

L’ultima via lunga per chiudere in bellezza la stagione delle cosiddette vie lunghe o multipitch è stata Ritorni Notturni, sulla parete di Sonogno, in Ticino.

Ritorni Notturni è una di quelle vie che ho sempre voluto ripetere, da quando ho letto un belissimo articolo apparso su Vertical circa 4 anni fa a proposito dell’arrampicata su vie lunghe in Ticino. (Potete leggere l’articolo a questo link ).
L’articolo guarda caso era scritto proprio da Giovanni Quirici (RIP), uno degli apritori di questa via.

Ritorni notturni è, come spesso accade sulle pareti Ticinesi, l’unica via che sale questo muro. Mi piace un sacco quando su una parete c’è una sola via di salita che segue una linea logica, di fessure, diedri e traversi dettati dalla roccia, e questa via penso che segua proprio la linea più bella da scalare su questa parete. Un po’ come abbiamo fatto io e Luca sul Mito della caverna, salire per primi una parete intera con una gran bella via di arrampicata è qualcosa di sempre più speciale e raro. continua »

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GAIA E SUPER CIRILL
Hard Grit e Trad nostrano

pubblicato da: Simonetta - 4 novembre, 2011 @ 2:26 pm

Non mi sono ancora ripreso dalla grande gioia per aver salito la mitica Gaia neal Peak District che mi ritrovo d’un tratto in cima alla perfetta e dolorosa fessura di dita di Super Cirill.

“You looked solid, man!” mi dice Silvan quando scendo dopo aver ripulito il tiro. Ed in effetti sono quasi incredulo di aver salito questo tiro con tanta fluidità dopo le ragliate dei precedenti tentativi. Sono contento per il buon periodo di forma, ma a questo punto mi viene in mente l’amico Franz che mi dice “non sarà sempre così…” (“vedrai quando ti verrà l’artrosi alle ginocchia…”).
Ma andiamo con ordine.

Gaia, E8 6c, Black Rocks. Un tiro che non ha certo bisogno di presentazione.
Era il dichiarato obiettivo di questa visita in Inghilterra, una delle poche linee inglesi che mi hanno catturato durante le visite precedenti. E’ già la terza volta che sono nel peak district quest’anno, sempre per visite toccata e fuga di 3 o 4 giorni di arrampicata, una tattica che non ti lascia molto tempo per adattarti allo stile di scalata del posto ma che è molto efficiente in termini di tempi e costi.
Questa volta con me ci sono Riky, Piotr e Deza e il primo giorno siamo già a Black Rocks. Le condizioni sembrano buone, temperatura sui 12° cielo sereno ed una leggera brezza.

Il diedro svasato di Gaia è lì che mi aspetta come un libro aperto. Un paio di ricognizioni top-rope mi fanno capire che il tiro questa volta è alla mia portata.

continua »

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Infinite Jest, Wenden

pubblicato da: admin - 20 settembre, 2011 @ 8:19 am

Il Wenden è senza dubbio uno dei posti più belli delle Alpi per scalare. Un po’ le Alpi in questi anni le ho girate: secondo me non è il più bello, ce ne sono tanti altri, ma senza dubbio è quello a cui sono più legato a livello personale e questo per me lo rende speciale. Portami Via, Coelophysis e Infinite Jest, tre vie tutte diverse, ognuna una grande avventura ed emozione, sembra banale dirlo, ma aldilà di numeri e gradi il Wenden e la sua roccia nel mio percorso verticale mi hanno regalato le emozioni più forti. Infinite Jest sarà forse l’ultima apertura in Wenden per me.

Ho la sensazione di essere alla fine di qualcosa. Qualcosa di bellissimo e irripetibile, ma che come è giusto che sia si sta chiudendo; adesso ho voglia di cambiare di vivere posti nuovi, così come negli ultimi 8 anni ho vissuto il Wenden.

Photo © Pietro Bagnara

Non ho mai amato quelli che farciscono una stessa parete di loro vie, questa Infinite Jest è probabilmente quanto di meglio io possa dare al Wenden, ora lasciamo il poco spazio rimasto agli altri! Su Infinite Jest per prima cosa ci tengo a scrivere che questa via l’abbiamo aperta e liberata in due.

Avere un socio con cui condividere certi progetti in parete come Fabio è merce rara e il fatto di essere in due a volerci provare a voler investire del tempo e mettersi in gioco, a condividere certe situazione è stato assolutamente necessario per me per portare avanti un progetto così grande come questo. Fabio non ha certo fatto il gregario su questa via (come qualcuno ogni tanto mi domanda sulle nostre aperture o dice senza domandarmi), ma ci ha dato dentro ripetendo e liberando dei bei tiri piuttosto ostici. Quindi, anche se poi qualcuno magari ricorderà solo il mio nome per la libera, è giusto sottolineare che questa è solo la punta dell’iceberg, quella che appare nei siti, ma tutta la base, la parte più importante, è stata costruita da due persone.

Photo © Pietro Bagnara

Detto questo devo dire che questa volta è stata dura. Per un attimo ho temuto che per quest’anno la libera mi stesse sfuggendo di mano, invece sabato ripeterla in giornata è stata la soddisfazione e sorpresa più grande, dopo aver fallito altre volte in cui invece mi sarei dato per vincente. La via è complessivamente un po’ più impegnativa di “Coelophysis”, la difficoltà obbligata non è particolarmente alta, sicuramente “Non è un paese per vecchi” o “Il mito della caverna” hanno dei passaggi obbligati più difficili; qui però hai tanti tiri di 7a-b che non sono proprio da sottovalutare, sono tiri che a causa dello stile di scalata molto tecnico e delle protezioni distanziate non ti permettono di arrampicare veloce, per questo, anche se sono solo 17 tiri farla tutta in giornata è stata dura. Alcuni tratti, bisogna dirlo, sono anche un po’ pericolosi.

Ho notato che spesso il nostro stile di chiodare specialmente sui gradi 6 e 7 è quello di mettere lo spit nelle posizioni di “riposo” prima di affrontare una sequenza difficile, quindi partire per la sezione impegnativa e non mettere nulla in mezzo a questa, ma cercare di raggiungere un’altra posizione di riposo e magari mettere lì un altro spit. Questa cosa scatena due effetti: il primo è che la difficoltà è pressochè obbligata, il secondo è che a volte le cadute sono potenzialmente pericolose perché lo spit non arriva più a proteggere l’arrampicatore dallo sbattere contro la roccia nell’intero tratto duro, ma dopo un po’ serve solo a evitare di precipitare in fondo alla parete. E’ un modo di chiodare che personalmente trovo abbastanza logico ed istintivo su terreni per me tentabili onsight e che mette il ripetitore in condizioni simili a chi ha aperto. Certo si creano vie con spit, ma alpinistiche in questo modo, ben diverse da vie in montagna sportive dove gli spit sono sempre a distanze ragionevoli…

Photo © Pietro Bagnara

Considerando questo aspetto della chiodatura sommato alle difficoltà tecniche posso dire che questa per me è stata la libera più dura che ho fatto di una via di più tiri, soprattutto considerando il fatto che mi è riuscita in giornata; sebbene come ho scritto dal punto di vista della difficoltà obbligata abbia aperto vie più difficili. E’ una via su cui ho avuto molti dubbi sui gradi da dare. E’ dannatamente difficile gradare sulle vie, il grado deve essere lo stesso, sulle vie come in falesia, ma qui ci sono così tanti fattori in più da considerare ai quali non sai mai bene che peso attribuire. Il fatto di essere scomodi in sosta e non riposare in modo adeguato per esempio quanto può influenzare la tua prestazione? E la chiodatura? E il fatto di aver già percorso 15 tiri? A volte sei al massimo delle tue potenzialità, ma quali sono le tue potenzialità in quel momento?

Photo © Pietro Bagnara

Il commento di Fabio Palma:

Quando ho iniziato a scalare fui rapito da un termine, HLF, Hard Long Free.

Era stato coniato per quelle vie giudicate dure, lunghe da provarti una giornata o più ( e non dipendeva dal numero dei tiri o dallo sviluppo!), e che costringevano a salire in libera per arrivare in cima. Con gli anni ho scoperto un’altra categoria di vie, che chiamerei WHLF. Dove W sta per Wild. Sono una minoranza, per fortuna, ma sono quelle dove arrivare in cima significa massima concentrazione per evitare guai. Sono quelle dove non si parla più di grado obbligato, ma di inderogabile. Non sempre sono le vie più famose, o le più difficili. Per esempio, Zahir, in Wenden, non è fra queste, perchè è vero che se non scali la difficoltà obbligata di 7c non arrivi in sosta, ma è anche vero che l’inderogabile è piuttosto basso e in fondo di Wild non ce n’è tantissimo. Infinite Jest è di gran lunga la regina delle WHLF da me incontrate.

Matteo ne ha salito molte di più, in giro per le Alpi, e pare abbia la stessa opinione. Degli otto giorni di apertura e sei per provare la libera ho raccolto un pò di aneddoti, li trovate sul mio blog, sul sito dei ragni. Del nome carpito da un romanzo incommensurabile, anche. Qui aggiungo solo che, per girare un film sul Wenden che vogliamo fare, mi è toccato salire per la terza volta il 15esimo tiro, per poi riprendere e fotografare la fantastica rigola d’uscita condotta da Matteo. Beh, quando aprii quel 6c+, di grado inderogabile, dovevo essere in quelle giornate di graziosa incoscienza che, per fortuna, capitano rarissimamente. Allora non ebbi un gran fiatone, nel salire una sezione difficile e non su roccia salda, protetto da un Friend un pò dubbio. Nelle successive due volte, invece, e il 3 Settembre quando lo tirò Matteo, di respiro ondeggiante ne avemmo un bel pò, pur trovando una variante un pò più facile di quella del giorno d’apertura.

Nella giornata delle riprese Matteo, raggiungendomi con le jumar in sosta, ha sfilato il Friend prima ancora di raggiungerlo…mentre ancora pedala, mi dice, te l’avevo detto che questo Friend non teneva nulla. Ecco, per Wild, intendo questo. Un gradino sopra HLF. Grazie a J. Sustr, R. Mathis, P. Abegglen, Manolo e B. Kammerlander per la formidabile ispirazione che mi hanno dato durante le giornate di apertura di Infinite Jest. E grazie a David Foster Wallace per l’infinito scherzo che ha regalato al mondo con il suo capolavoro. E’ vero, sono vergognosamente dipendente.

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progetti estivi..

pubblicato da: admin - 26 luglio, 2011 @ 1:02 pm

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Il mito della caverna

pubblicato da: matteo - 29 giugno, 2011 @ 2:02 pm

Photo © Ricky Felderer

Il mito della caverna è una via con una storia tutta sua. La parete, battezzata da me e Luca “Gendarme di Gramused”, è ben visibile all’inizio della Val Bavona ed è stata oggetto di attenzione per anni.

Prima un tentativo su quello che può essere definito lo zoccolo della parete vera e propria da parte di ignoti, scoraggiati forse dalla roccia brutta sui primi 2 tiri o dalle difficoltà che si prospettavano? Poi la palla è passata nelle mani della compianta guida Ticinese Nicola Balestra: Nicola con soci non ben identificati ha aperto il terzo tiro di questa via che segue una fessura diagonale, principalmente da attrezzare a friends; si è poi lanciato sul quarto tiro, decisamente più impegnativo, dove certo non ha lesinato con la chiodatura.

Probabilmente proprio per questo motivo Nicola ha dimostrato grande lucidità e lungimiranza ed ha abbandonato il progetto riconoscendo che la parete era aldilà delle sue capacità.

Dal mio punto di vista questo è un grande esempio di umiltà e classe che spesso manca in chi attrezza certe vie, spinto dalla smania di arrivare in cima alla parete a tutti i costi, nonostante le file di spit messi in A0 dimostrino una palese incapacità.

Mi sarebbe piaciuto aver la possibilità di parlare ed interagire con Nicola Balestra, ho ripetuto anche altre sue vie (tra tutte da ricordare sicuramente via Lattea al poncione di Ruino) ed ho sentito racconti di suoi cari amici che sono anche miei amici; l’idea che mi sono fatto è che Nicola fosse sicuramente una persona interessante con qualcosa da dire e un vero amante dell’andare in montagna.


Photo © Ricky Felderer

Quindi è toccato a me e Luca. E’ stato Luca, l’ideatore, il promotore e l’anima del progetto a dirla tutta. Io mi sono lasciato coinvolgere e certo non sono stato a guardare o ad assicurare e basta, ma ci ho messo anche la mia parte, nonostante ciò se abbiamo aperto questa via come la abbiamo aperta è merito di Luca in primis.

Sull’apertura della nostra parte di via non c’è molto da raccontare, se non i soliti numeri e le solite storie tipiche ormai di tutte le mie aperture. Voli, runouts, difficoltà nel chiodare, fisse risalite, friends e nuts, cose che con diverse varianti si ripetono su tutte le vie che apro, ovviamente con diverse etichette numeriche associate alla difficoltà del tiro, obbligata, tempi dedicati all’apertura etc…Numeri e parole del tutto relativi alle nostre percezioni e a quelle di chi andrà a ripetere la via a cui non voglio assolutamente togliere il gusto della sorpresa o intimorirlo con falsi stereotipi e racconti allucinanti.

Di particolare, a livello oggettivo, questa via ha che è ripida per essere su una parete di granito; sale inclinazioni tipiche da calcare, numerosi tiri sono in strapiombo e dal secondo tiro all’uscita del sesto la via resta asciutta anche in caso di pioggia.

E sul nome. Si ispira al famoso racconto di Platone. Le cose che mi piacciono di questo racconto sono che è di impatto visivo e rappresenta una situazione che è facile immaginare e soprattutto che si presta a diverse interpretazioni: ognuno può mettere in risalto la parte che vuole e ricondurla a suo modo alla realtà ed alla sua vita e perché no, a questa via.

Chiuso per questa primavera il capitolo Ticino, come scrive anche l’amico Simone Pedeferri “Ora vorrei alzarmi un po’ in quota…”

Photo © Ricky Felderer

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Trad Climbing

pubblicato da: admin - 1 giugno, 2011 @ 3:33 pm

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The doors – Cadarese

pubblicato da: admin - 1 giugno, 2011 @ 3:29 pm

The doors – Cadarese from RAGNI DI LECCO on Vimeo.

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Free solo on Cacarolla 7b+ in Arcegno

pubblicato da: admin - 1 giugno, 2011 @ 3:00 pm

Free solo on Cacarolla 7b+ in Arcegno from Matteo DB on Vimeo.

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Matteo Della Bordella – biografia

pubblicato da: admin - 1 giugno, 2011 @ 12:18 pm

Sono nato a Varese il 04/07/1984, dopo essermi laureato in Ingengeria Gestionale, attualmente sono dottorando di ricerca presso l’Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza. Ho iniziato ad arrampicare con mio padre a circa 12 anni, per i primi 6 anni mi sono dedicato solo a vie classiche di media difficoltà in ambiente alpino.

Dal 2002 sono nell’organico degli istruttori della Scuola di Alpinismo CAI Malnate e partecipo allo svolgimento dei corsi di Alpinismo. Nell’estate del 2003 ho ripetuto molte vie classiche di sesto grado su tutto l’arco alpino, per citarne qualcuna la Philipp-Flamm in Civetta, la Vinatzer-Messner in Marmolada, la Cassin al Badile, la Bonatti al Grand Capucin e molte altre.

Nell’estate del 2005 ho poi ripetuto numerose via di alta difficoltà, alcune delle quali in libera e a vista come la famosa Via Attraverso il Pesce salita in giornata con mio padre in occasione del mio ventunesimo compleanno. Sempre nel 2005 ho aperto con Fabio Palma la mia prima via in Wenden: Portami via.

Dal 2006 sono membro dei Ragni di Lecco e dal 2008 del C.A.A.I. (Club Alpino Accademico Italiano) attualmente è il socio più giovane. Nel 2008 ho vinto il Premio Cassin per la categoria alpinismo con la via Coelophysis aperta in Wenden con Fabio Palma, nel 2009 ho nuovamente vinto il premio Cassin per la spedizione in Groenlandia.

Oltre ad aver scalato ed aperto vie su tutto l’arco alpino ho viaggiato per arrampicata ed alpinismo in Inghilterra, Spagna, Stati Uniti e Patagonia ed aperto vie nuove in Groenlandia in Messico, in Wenden, in Sardegna, in Canton Ticino.

Da Dicembre 2010 a Gennaio 2011 sono stato con Matteo Bernasconi in Patagonia, dove abbiamo tentato di aprire una via nuova sull’inviolata parete Ovest della Torre Egger. Purtroppo siamo riusciti a percorrere solo 300 metri di parete più lo zoccolo ma l’anno prossimo torneremo all’attacco! Per maggiori informazioni vedi il trailer del video che abbiamo realizzato nella sezione video.

Durante l’estate 2010 ho scalato molto nelle Alpi, aprendo e ripetendo diverse vie, ecco le mia principali realizzazioni:

  • Apertura con Luca Auguadri di Non è un paese per vecchi 430m, 7c+ max, 7c obbl., alla parete di Linescio, nella valle che sale a Bosco Gurin (Val Maggia).
  • prima ripetizione di 2 spit alla fine alla Cima d’Auta (tra le Pale e la Marmolada – Dolomiti) , un itinerario con chiodatura expo aperto nel 2007 da Manolo con Omar Genuin e liberato successivamente dallo stesso Mago. Matteo, che l’ha salita in libera tranne il primo tiro (8a+), era accompagnato dal giovane fenomeno svizzero Luca Auguadri.
  • prima libera di Nel dubbio Sali, via di 230 metri con un tiro di 8a aperta nel 2007/2008 da Luca Auguadri in Val Bavona.
  • Libera della lunghezza più dura, 8b, della via Genius, Sardegna ( aperta prevalentemente da Palma e Soldarini, ma incominciata anche da Matteo con Palma nel 2007)
  • Ripetizione in libera, con David Bacci, la via Mares 7c sulla parete sud est della’Aiguille della Brenva, al Monte Bianco.
  • Ripetizione in libera di “Bikini zone” alla parete del Moor, nel gruppo dell’Alpstein. La via è molto bella ad eccezione del primo tiro su roccia marcia. (7a, 7b, 6c, 7c, 7c, 7a, 7c+, 7a)
  • ripetizione a vista di Spirit, Cima Orientale delle Cime d’Auta, 400 metri, 7c+.
  • Tentativo di prima ripetizione della via Fantasia in Marmolada.

Parlando di arrampicata sportiva ho salito tiri lavorati fino all’8b+ e a vista fino al 7c+.

In arrampicata tradizionale ho scalato fino all’8b lavorato, (piazzando tutte le protezioni durante la salita) e fino al 7b+ a vista.

Principali vie aperte:

  • Non è un paese per vecchi, Canton Ticino
  • Fiducia al sentiero, Messico
  • Coelophysis, Wenden
  • Portami Via, Wenden
  • E non la vogliono capire, Sardegna
  • Oltreconfine, Sardegna
  • Emozione Polare, Groenlandia
  • Ingirumimusnocte, Groenlandia

Sponsor: Adidas, Kong, La Sportiva, Sport Specialist

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