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1 ottobre 2012

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MESSNER ED IO… DUE APPENNINISTI! Contributo di Gianfranco Bracci

Sabato, 29 settembre 2012, il grande Messner ed io ci siamo riabbracciati dopo quasi 30 anni.

Infatti nel 1983 lui venne ad inaugurare la GEA (Grande Escursione Appenninica), il percorso che unisce l’Umbria alla Liguria lungo il crinale appenninico, segnalato dal CAI toscano. Allora camminammo per alcuni giorni fra Val Tiberina e Casentino lungo i sentieri francescani del percorso.

Fu un’esperienza emozionante. Infatti lui era già il grande alpinista internazionale che stava dando la scalata a tutti i 14 Ottomila ed io ed Alfonso Bietolini (ormai scomparso prematuramente) eravamo solo due entusiasti appenninisti. Diventammo subito amici e Reinhold ci parlò in anteprima di un suo progetto che poi riuscì a mettere in pratica: scalare due Ottomila di fila senza scendere di quota.

A quei tempi sembrava un sogno ed invece poi ci riuscì.
Camminando ebbi modo di conoscere bene sia l’uomo, determinato e leale e sopratutto il filosofo che è in lui. Reinhold infatti non è un filosofo teorico ma un filosofo pratico. Le sue imprese ed esperienze estreme, di cui ci ha parlato nei suoi tanti libri, sono la “sua filosofia” dimostrata con i fatti. Durante le lunghe ore di cammino lento, si innamorò dell’ambiente peculiare dell’Appennino e ci disse che alcune tappe erano lunghe almeno quanto le tappe di avvicinamento agli Ottomila. Ci parlò anche dei tanti “alpinisti di punta”, come ama chiamarli lui, che purtroppo non sono tornati dalle loro imprese:

“vedi Gianfranco, io non mi sono mai venduto agli sponsor; certo mi sono fatto aiutare ma ho sempre deciso tutto io…anche quando tornare indietro. L’altissima montagna è spietata e se non ci sono le condizioni per proseguire, l’unica cosa – se vuoi salvare la pelle – è fare dietro front. Io l’ho fatto varie volte e sono qui. Invece altri miei carissimi amici, alpinisti formidabili, non l’hanno potuto fare in quanto legati allo sponsor…a cui non potevano dare delusioni. Questo è costato loro la vita”.

Il buon Reihold sa essere un montanaro ed insieme un alpinista. Due ruoli che non sono così integrabili e come dice lui “due ambienti separati”: quello della montagna lavorata e lavorabile dall’uomo, dove egli stesso è nato e vive ancora in Alto Adige, e quello dell’alta quota che “deve assolutamente essere preservato” , ammonisce spesso.

Adesso, grazie ad i suoi cinque musei, sta cercando di far conoscere a tutti i visitatori il mondo dell’alta montagna e le sue avventure, tramite l’esposizione di oggetti, opere d’arte, fotografie e tutto quanto possa servire per la didattica.
“ Entro due anni i 5 musei saranno completi ed il progetto finito”.
“E tu allora cosa farai dopo?” gli domando io.
“ Vedrai che qualcosa mi inventerò! Sai bene che non riesco a vivere senza sogni da realizzare!”

Sabato invece è venuto ad inaugurare l’Alta Via dei Parchi in Emilia Romagna che poi ricalca la GEA in lunghi tratti ma viene percorsa nel senso inverso (da nord a sud), segnalata dal CAI emiliano-romagnolo.

I due percorsi riguardano l’Appennino tosco-emiliano romagnolo e sono rispettivamente percorribili in 25 tappe la GEA ed in 27 tappe l’Alta Via dei Parchi.
Entrambi sono promotori dell’Appennino e dell’Appenninismo e sono illustrati in due guide.
Per ulteriori informazioni:
Gea grande escursione appenninica
Alta Via dei Parchi

 

Gianfranco Bracci

 

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