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4 Novembre 2011

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"PETZL ROC TRIP" – CINA Report di Sandro De Zolt

Siamo appena tornati dalla spedizione Cinese targata Petzl Roc Trip e ci vorranno ancora alcuni giorni per riprendere il contatto con la realtà. Cerchiamo comunque di raccontarvi come è andata.

Dopo il classico aereo, coincidenza, altro aereo, altra coincidenza e ancora un altro aereo, cinque finali emozionanti ore di bus, tra colpi di clacson e sorpassi da infarto ci hanno scaraventato nel parco della Getu Valley.

Ammettiamo che le foto viste in rete non ci avevano preparato a tutto quello che c’è laggiù.

Una natura sconvolgente, un paesaggio fuori dal tempo, roba da aspettarsi che, da dietro un’altura, esca un dinosauro o uno di quegli umanoidi blu del film Avatar. Sarebbe sufficiente arrivarci da turistoni, la scalata è un valore aggiunto a un luogo già di per sé magnifico.

Dove ti giri ti giri c’è roccia, foresta verde smeraldo e altra roccia. Tutta o quasi di altissima qualità. I primi passi verso l’ arrampicata qui sono stati mossi alcuni anni fa dalla Guida Alpina francese Olivier Balma durante alcuni corsi per il CMDI (Chinese Mountain Development Institute), da qui ad arrivare alle orecchie di Erwann Lelann, organizzatore eventi Petzl , il passo è stato breve.

Ce lo dicevano che la Cina è la terra dei contrasti e il campo base a Getu non tradisce le aspettative, l’economia agricola che probabilmente ha sostentato i locals per millenni è quella ancora attuale di una società fuori dal tempo, dove gli ingenti investimenti governativi in strade e case hanno dato vita a un qualcosa di stridente.

Case seminuove senza infissi dove la popolazione locale continua a vivere, giustamente, alla propria maniera, cucinando a fuoco vivo in strada o al primo piano.La loro voglia di occidente fa a cazzotti con la natura prepotente del luogo, i giovani con i capelli cotonati e tinti fumano sigarette sulle motociclette che sfrecciano ad ogni ora e in ogni direzione, mentre la nonna spenna la gallina davanti all’ingresso dello stabile stile liberty.

Contrasto, agrodolce, dolce per via della loro tenerezza, gentilezza e disponibilità, sorrisi e ringraziamenti si sprecano per ogni cosa. Agrodolce, dicevamo, come la cucina.

Maiale &Gallina la fanno da padrone, speziati, miscelati, cucinati e serviti con abbondante riso bollito e verdure.

Ammettiamo che all’inizio, da buoni italiani, avremmo dato il nostro regno per un piatto di pasta, ma alla fine del trip la cena, sempre ottimamente organizzata, era diventata appuntamento graditissimo. Capitolo cibi chiuso, sulle bevande diciamo solo due parole, Tsingtao Beer e Baijio. Provare per credere.

Lottando, ma neanche tanto, col tempo atmosferico e i sentieri fangosi abbiamo anche trovato il tempo per fare due tiri e assistere alle acrobazie dei vari mutanti presenti.

Un paio di numeri per farsi un’idea 250 tiri dal 5a al 9a, ogni tipo di inclinazione e appiglio presente. Andrada appeso a 150 metri di statica, che saliva e scendeva tre volte al giorno per provare la sua via valeva il costo del biglietto.

Per la cronaca la via è stata liberata dallo stesso Andrada, (Corazón de Ensueño L1: 8a+, L2: 8b, L3: 7c+, L4: 7a, L5: 8b+, L6: 8c, L7: 7c+ /8a, L8: 8a+) una fila di tiri con gradi che solo a pronunciarli ti si arrotola la lingua, incluso un tetto negativo da mal di testa.

Presenti anche “les Italiens” Moroni e gli zii Larcher (Rolando) e Oviglia a divertirsi e districarsi tra canne e tartufoni, italiani con i quali il nostro team condivideva la nostalgia per la cucina di casa.

Mr. Roth (Cody) segnala una discreta forma con alcuni 8b e 8b+ in un paio di giri e la ripetizione, in cordata con Steve McClure, della bellissima multipitch “Lost in Translation” ripetuta nello stesso giorno anche da Lynn Hill e Maya Smith Gobat. A detta di tutti questa via è il capolavoro di Arnaud Petit, presente anche lui con Stephanie Bodet.

Proprio Arnaud e Steph con gli altri francesi Toni Lamiche, Miki Fuselier e Liv Sansoz e l’immancabile Cody Roth sono stati protagonisti di una sessione di autografi al booth La Sportiva degna di qualche autore di bestseller in una affollata libreria. Toni lamentava un inizio di epicondilite alla fine della lunga coda di personaggi locali armati di ogni ben di dio da firmare, dalle magliette alle borsette di topolino.

Non ci siamo persi neppure l’esibizione del locale Spiderman che assieme alla figlia scala svariate volte al giorno l’interno dell’arco inferiore, sarà solo 4° grado ma con quell’esposizione e tutto quell’umido a 150 metri da terra faceva impressione.

Per completare il tour, perfetto per un eventuale giorno di scarico, il parco offre anche la visita al villaggio della minoranza Miao, ancor più fuori dal tempo di quello che abbiamo già descritto, il villaggio è raggiungibile solo barca o a piedi e noi abbiamo scelto la barca. La comodità prima di tutto.

Gran finale con party dell’immancabile Sagagnass Soundsystem, quasi rovinato da una birra rovesciata sul Mac del Dj lafouche, il team Petzl non si perde d’animo e in due secondi si riparte con una Jam session improvvisata del nostro Saijd Bellaj con Sean Villanueva. Lo diciamo? Diciamolo, fresca di 9a Sasha Digiulian sugli scudi durante il party, voto 10.

Dopo una settimana in “the Getu” ritorniamo a casa con sulle mani ancora la sensazione di quella strana e lavoratissima roccia bianca, con negli occhi i sorrisi e gli sguardi degli abitanti della valle e con la voglia di ringraziare ancora il team Petzl, che attraverso il Deus Ex Machina Erwann Lelann ha reso possibile tutto questo.

P.S. Ci arrivano notizie dell’ultima ora, dopo la fine della manifestazione Gabriele Moroni ha chiuso il progettone su, all’arco, vale un 9a in terra Cinese. Coup de bambou, un viaggione tra tacche, bolle e gocce giganti. A lui vanno i nostri complimenti.

Sandro De Zolt – Team La Sportiva

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Info: www.lasportiva.com

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