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30 agosto 2012

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PREMIO PELMO D'ORO 2012

A due passi dalla casa natale di Tiziano Vecellio a Pieve di Cadore  (BL), si è svolta la 15ª edizione del Premio “Pelmo d’Oro”. L’iniziativa era nata nel 1998 dalla volontà dell’Amministrazione Provinciale di Belluno di creare un premio dedicato a chi per impegno, dedizione, studio e attività stanno dedicando o hanno dedicato nel passato la loro vita alle Dolomiti Bellunesi in particolare.

Un premio, insomma, per gli alpinisti, per gli uomini di cultura, per gruppi, enti e appassionati delle varie discipline che concorrono a creare il mitico mondo delle cime.

Quest’anno la giuria (presieduta da Vittorio Capocelli Commissario Straordinario della Provincia di Belluno e composta da Roberto De Martin, Soro Dorotei, Cesare Lasen, Alessandro Masucci, Ugo Pompanin, Loris Santomaso e Italo Zandonella Callegher) all’unanimità ha riconosciuto i particolari meriti, con relativa consegna dell’ambito Trofeo “Pelmo d’Oro”, ai seguenti protagonisti:

Alessandro Baù per l’attività alpinistica in attività. Alpinista trentenne, accademico del Cai, ingegnere che solca i mari del mondo per professione, Baù si è fatto le ossa trascorrendo il suo tempo libero sulle grandi pareti nord ovest della Civetta dove ha tracciato vie che raggiungono il massimo delle difficoltà moderne, sbalordendo per l’audacia e la fantasia delle “opere”. Il carattere mite e gioviale, la sua idea sulla purezza dell’ arrampicata, le linee a “goccia cadente” che disegna sulle rocce e altro ancora, fanno si che la stima, l’ammirazione e la simpatia che lo circondano siano di gran lunga superiori ai commenti disfattisti di un paio di vecchi nostalgici e invidiosi. Questi poveretti si stracciano le vesti al motto “ai miei tempi e bla bla bla” e non si rassegnano e non accettano l’evoluzione che l’alpinismo (oggi sarebbe più corretto chiamare “arrampicata”) sta attraversando e la cui strada è ancora ben lungi dall’essere conclusa. Baù, quindi, se l’è meritato con cento e lode l’artistico trofeo che rappresenta il Pelmo, massiccio emblematico del fascino delle Dolomiti, opera dello scultore Gianni Pezzei.

Silvia Metzeltin per la carriera alpinistica. Notissima nell’ambiente dell’alpinismo puro, la Metzeltin può essere definita alpinista a tempo pieno, nonché scrittrice, giornalista, conferenziere, con una grande conoscenza storico scientifica delle montagne frequentate. Ha compiuto 1300 ascensioni, molte nelle Dolomiti Bellunesi, iniziando con Bruno Crepaz e continuando poi con il marito Gino Buscaini. Con quest’ultimo, eccellente alpinista (basti ricordare la prima solitaria della via Bonatti al Grand Capucin) ha compiuto anche numerose spedizioni extra europee (Alaska, Stati Uniti, Perù, Niger, Algeria, Turchia, Iran, Pakistan, India, Corea, Giappone), rimanendo particolarmente affascinata dalla Patagonia dove si è recata per ben 21 volte. In prima assoluta ha scalato 50 montagne e aperto 70 vie nuove nelle Alpi. Per le donne ha conquistato nel 1978 il diritto d’ingresso nel Club alpino accademico italiano. Seguendo la sua ispirazione culturale, dal 2002 tiene annualmente all’Università di Varese un “Corso di Storia e Risorse della Montagna”, integrando scienza e alpinismo e promuovendo la funzione degli alpinisti per la conoscenza del territorio montano. E’ socia onoraria del CAI ed è stata presidente della Commissione Spedizioni UIAA (Unione Internazionale Associazioni Alpinistiche), promuovendo la collaborazione fra i Centri di documentazione alpinistica sia dei Club che privati e creando la Commissione Documentazione UIAA. E’ socia del CAAI, dell’Alpen Club austriaco, del Groupe de Haute Montagne, dell’inglese Alpine Club e del Rendez-vous Hautes Montagnes. Conosce e pratica 5 lingue. È stata membro del Direttivo del Filmfestival di Trento e della Giuria del Premio letterario Gambrinus/G. Mazzotti. Per i suoi principi etici e la sua coerenza, per lo sviluppo dell’alpinismo femminile e per la libertà d’accesso alle montagne, ha ricevuto la medaglia d’oro Re Alberto I dei Belgi nel 1996, massimo riconoscimento in campo mondiale.

Adriana Valdo per la carriera alpinistica. Il padre era buon capocordata e Adriana ha respirato aria di montagna fin da piccola. A dieci anni aveva già raggiunto diverse cime, a venti entra a far parte del forte gruppo del Cai vicentino che opera specie sulle Piccole Dolomiti. Laureata in ingegneria civile, svolge la sua maggiore attività alpinistica tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta quando nel mondo femminile questa disciplina era pressoché sconosciuta o comunque snobbata. Roba da maschiacci! Ottima sciatrice, affronta gare di discesa e di fondo. Sulle grandi classiche lei c’è: sulla Solledere in Civetta nel 1961, sul diedro Philipp-Flamm nel 1971, nell’invernale alla Solleder del Sass Maor nel 1972 (con Renato Casarotto), sulla Hasse-Brandler e sulla Maestri-Baldessari alla Roda di Vael, sulla Comici alla nord della Cima Grande di Lavaredo… E poi le vie più dure sulle Tofane, sulla Torre di Valgrande, sulle Pale di San Martino, nelle Dolomiti di Brenta, nel Sassolungo, ecc., spesso da capocordata. In virtù di tutto ciò la Valdo aveva le carte perfettamente in regola per “infrangere la barriera del Club alpino accademico italiano, prima di allora saldamente presidiata dall’autoreferenzialità maschilista”. Infatti, con la Metzeltin, è stata la prima donna a far parte del Caai nel 1978. La Valdo, alpinista di rango e ingegnere, ha salito dunque tutte le classiche delle Dolomiti Bellunesi, spesso al comando. Ancora oggi, ottantenne, è attiva nello sci alpinismo e nell’escursionismo di alto livello.

TelebellunoDolomiti per la cultura alpina. Sia pure attraverso alcuni aggiornamenti (1974, 1981, 1989) la società TelebellunoDolomiti con sede a Belluno, è una delle prime televisioni private sorte in Italia. Infatti si avvia a compere i quarant’anni di attività, unica emittente nata e operante esclusivamente nel territorio bellunese. Di matrice cattolica (il direttore responsabile è un sacerdote) TelebellunoDolomiti si collega con la rete nazionale Tv 2000. Da anni svolge un servizio informativo ineguagliabile, prezioso e puntuale, dedicato in particolare alla montagna bellunese, con servizi in cui si notano passione, dedizione, competenza e professionalità.

Giorgio Ronchi, Menzione speciale alpinismo. Nipote di Giovanni e Alvise Andrich, grandi alpinisti del passato, Ronchi inizia ad arrampicare nel 1957 con due vie nuove. Nel 1958 traccia con Toni Serafini due itinerari sul Focobon e nel 1959 , d’inverno, scala in solitaria e prima invernale la Tissi sulla Cima dell’Auta. Nel 1961, dopo la sud della Torre Venezia d’inverno, sale con Roberto Sorgato, in febbraio, la parete nord della Cima Ovest di Lavaredo per la via Couzy ove la cordata è protagonista di una vicenda entrata nella storia (e nel film Abimes di Gilbert Dassonville, premiato al Festival di Trento nel 1973). Accademico del Cai, è tuttora attivo ed ha salito con grande capacità e innata modestia le più celebri pareti delle Dolomiti Bellunesi.

Alberto Bonafede e Aldo Giustina, Premio Speciale alla memoria. Hanno perso la vita durante una difficile operazione di salvataggio sulla parete nord del Pelmo travolti da una frana assolutamente imprevedibile. Nessuna imprudenza va loro accollata, nessun azzardo, nessun errore, nessuna “montagna assassina”; soltanto l’imponderabile, la tragica dolorosissima fatalità. Medaglie d’oro al Valor Civile. Generosa testimonianza di altruismo, dedizione, solidarietà; ingredienti che contraddistinguono il volontariato del CNSAS.

Nel 2012 il Premio speciale “Giuliano De Marchi” non è stato assegnato.

È doveroso puntualizzare che la 15ª edizione del Premio “Pelmo d’Oro” 2012, stante la crisi politica che ha consegnato la Provincia di Belluno al commissariamento e al relativo blocco di spesa, è stato possibile grazie al contributo finanziario del Cai Veneto e della Sede Centrale del Club Alpino Italiano. Al Sodalizio, dunque, va il ringraziamento di tutti coloro che vedono nel Premio “Pelmo d’Oro” un segno importante di gratitudine nei confronti di chi dedica la sua esistenza agli alti valori della montagna.

Italo Zandonella Callegher

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