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14 marzo 2018

Altri · Bike · Resto del Mondo · Parchi del mondo

Alessandro De Bertolini e la sua bicicletta: un viaggio solitario attraverso le Montagne Rocciose

Alessandro De Bertolini, nel suo viaggio in bicicletta tra le Montagne Rocciose. Foto: arch. A. De Bertolini

California, Nevada, Arizona, Nuovo Messico, Colorado, Wyoming, Montana e Canada, fino all’Oceano artico: 90 giorni di viaggio e 10.000 chilometri di percorso. L’intervista di Massimo Dorigoni ad Alessandro De Bertolini

Alessandro De Bertolini, nato a Trento nel 1979 e residente a Ruffrè vicino al Passo della Mendola, al confine tra Trentino e Alto Adige. Giornalista e storico, collaboratore di alcuni quotidiani locali è da sempre appassionato di montagna e della sua bicicletta che ama incondizionatamente. Dal connubio di queste due passioni ne è nato un viaggio di 90 giorni e 10.000 chilometri, in bicicletta appunto, con tenda e sacco a pelo attraverso le Montagne Rocciose, da San Francisco a Deadhorse nella Prudhoe Bay, in Alaska sull’Oceano artico nei mesi di giugno luglio e agosto 2017.

Alessandro De Bertolini, nel suo viaggio in bicicletta tra le Montagne Rocciose. Foto: arch. A. De Bertolini

Alessandro, partito dall’Italia negli ultimi giorni di maggio, durante i mesi successivi ha attraversato in completa autonomia e senza mezzi a motore gli stati nord americani di California – Nevada – Arizona – Nuovo Messico – Colorado – Wyoming – Montana e Canada giungendo infine all’Oceano artico.

Tre gli aspetti che hanno accompagnato questo viaggio, oltre a quello degli incantevoli paesaggi naturali, la voglia di raccontare la storia e la cultura dei grandi parchi americani, dalle Montagne Rocciose al mitico parco dello Yellowstone per poi proseguire fino all’incontro con l’artico.

Al suo ritorno in Italia è stato lui stesso ad illustrarci le motivazioni e la sua avventura.

«E’ un pensiero che avevo in mente da tempo, un progetto che ho pianificato negli ultimi quattro anni. Il senso di libertà e di vivere gli spazi aperti a volte può essere un bisogno, così come quello della crescita e della ricerca interiore. La voglia di conoscere fino in fondo se stessi nel momento in cui si è soli ed isolati dal resto del mondo».

Alessandro De Bertolini, nel suo viaggio in bicicletta tra le Montagne Rocciose. Foto: arch. A. De Bertolini

L’ambiente che hai visitato assomiglia in fondo alla tua terra natale, il Trentino?
«Il Canada dell’Alberta e del British Columbia in effetti assomigliano molto al Trentino con la differenza che sono luoghi spopolati. Mentre in Trentino, in generale sulle Alpi la presenza dell’uomo e dei suoi segni è ovunque e il territorio è antropizzato, in questi luoghi che ho visitato la presenza umana è residuale e quasi assente».

Un viaggio nel vero senso della parola. Un viaggio dai ritmi lenti, d’altri tempi?
«La possibilità di viaggiare con calma è stato a tutti gli effetti un vantaggio. Diciamo che ho avuto la possibilità di fare un passo indietro, un viaggio che effettivamente potrei definire “romantico”. Spostarsi è diverso da viaggiare. Viviamo ormai in una società dove vige la morte del viaggio viste le accelerazioni del ‘900. Ora ci si sposta quasi esclusivamente per lavoro, con il pendolarismo».

Parliamo della fine del tuo viaggio. Ci puoi confidare una tua riflessione?
«La cosa più difficile di questo viaggio è stato il rientro a casa. Arrivato in cima al continente, dopo tre mesi, mi sono accorto che questa parentesi si stava chiudendo e che le mie responsabilità mi riportavano da mia moglie e alla vita di ogni giorno».

Uno sguardo al futuro. La prossima impresa?
«Sicuramente la voglia di scoprire e viaggiare non è svanita, placata, ma è addirittura aumentata. La meta ancora però non è segnata».

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