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11 luglio 2017

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Alpi Occidentali · Aree Montane · Italia · Valle d'Aosta

Alpinista veneto disperso da tre giorni sul Monte Rosa

Elisoccorso. Fonte: Ansa

Cinquantenne padovano, è disperso da domenica sul Breithorn nel massiccio del Monte Rosa. Le ricerche del soccorso alpino ostacolate dal maltempo

Un alpinista padovano, Gianfranco Toso, di circa 50 anni, è disperso da tre giorni sul Breithorn, nel massiccio del Monte Rosa. Le ricerche del Soccorso alpino valdostano e del Soccorso alpino della guardia di finanza di Cervinia sono ostacolate dal maltempo.

Nel pomeriggio di ieri sono state sospese le ricerche, riprese questa mattina.

La zona da esplorare è vasta e ricca di profondi crepacci. Nell’ultimo contatto il disperso non ha fornito un’indicazione precise sull’area in cui si trova.

Toso e un altro scalatore erano partiti sabato dal rifugio delle Guide di Ayas, quando a un certo punto si sono divisi: lui ha proseguito per il Breithorn centrale (4.159 metri), e quindi in cresta, mentre l’amico verso il rifugio Guide del Cervino. L’ultimo contatto telefonico tra i due è avvenuto alle 18, quindi alle 20 è scattato l’allarme e subito l’elicottero ha svolto un sorvolo del ghiacciaio e sono state inviate squadre a terra. Domenica le ricerche sono proseguite con condizioni meteo difficili. (Fonte: ANSA)

 

 

  • Paolo Alpin

    E’ SCONCERTANTE che dopo soli 3 giorni qualcuno abbia deciso di interrompere definitivamente le ricerche, basandosi sulla sola ipotesi che sia caduto dalla cresta verso il versante Svizzero.
    E’ solo un’ipotesi, che però lascia spazio ad altrettanto plausibili ipotesi basate sui fatti, e sulle informazioni comunicate da Gianfranco durante l’ultima telefonata.

    1) durante l’ultima telefonata ha comunicato di non aver ben chiaro la propria posizione. Se si fosse trovato sulla cresta avrebbe almeno detto di trovarsi sulla cresta in una non meglio precisata posizione. Questo fa cadere l’ipotesi che si trovasse in cresta e che sia caduto dall’altro versante.
    2) quando ha comunicato di essere stanco, non trovandosi in cresta di sicuro non avrebbe tentato di salirvi nuovamente, ma sarebbe tornato verso il basso.
    3) il fatto di non aver chiara la propria posizione, pur intravvedendo gli impianti di risalita in lontananza, potrebbe indicare che per abbreviare ha percorso una via diversa da quella della salita, potenzialmente più breve per accelerare il ritorno. Per errore potrebbe aver disceso e percorso il tratto crepacciato sotto al Colle del Breithorn, e magari essere caduto in qualche crepaccio.
    4) il fatto che il cellulare non fosse improvvisamente più connesso alle celle potrebbe indicare che è caduto in un crepaccio dove il ghiaccio ne scherma la ricezione. Se fosse caduto sull’altro versante probabilmente il cellulare avrebbe tentato di agganciare qualche altra cella telefonica.

    Sono tutte ipotesi, come è un’ipotesi quella che ha indotto i soccorsi a dare per “chiuso” il caso, bruciando ogni possibilità di salvezza nel caso fosse caduto in un crepaccio ben al disotto di dove hanno eseguito le ricerche e fosse ancora vivo.
    Lungi dal formulare giudizi sul’efficienza dei soccorsi, resta il fatto che sospendere le ricerche a soli 3 giorni basandsi su un’ipotesi è un fatto anomalo e criticabile. Viene da pensare che il caso sia stato liquidato frettolosamente e senza estendere le ricerche oltre alle zone già battute.
    Mi auguro che l’iniziativa di qualche guida e qualche volontario esperto possa portare a riprendere le ricerche ancora per qualche giorno, come dovrebbe essere nella normalità.