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22 maggio 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Accadeva oggi: prima salita dell’Everest dalla Cresta Ovest di Tom Hornbein e Willi Unsoeld

Foto: Barry Bishop/National Geographic. Fonte: Everest Today/facebook

Il 22 maggio del 1963, i due americani, membri della quarta spedizione che raggiunse il “Tetto del Mondo”, aprirono una via impressionante, uno dei grandi exploit dell’Himalaya

La prima traversata dell’Everest (8.848 m) dalla cresta Ovest è stata compiuta il 22 maggio 1963 dagli alpinisti statunitensi Tom Hornbein e Willi Unsoeld. Durante la salita percorsero parte della parete Nord, lungo l‘Hornbein Couloir, da allora dedicato a Tom Hornbein.

L’Hornbein Couloir è una delle sezioni più leggendarie della storia dell’alpinismo dell’Everest. Naturalmente, a differenza di altre, come l’Hillary Step o il Balcony, solo pochissimi alpinisti che hanno raggiunto la vetta più alta del mondo sono passati di lì.

La spedizione del ’63 guidata dallo svizzero Norman Dyhrenfurth,  era composta da 19 americani e 32 sherpa. Furono impiegati 27 tonnellate di materiali, trasportati al campo base da 909 portatori. La spedizione aveva il duplice obiettivo di completare la prima salita americana dell’Everest attraverso la via normale e  aprire una nuova via lungo la cresta Ovest per completare la prima traversata dell’Ottomila. A quel tempo, solo gli inglesi nel 1953, gli svizzeri nel 1956 e i cinesi nel 1960 avevano raggiunto la vetta, e solo le vie normali verso sud e verso nord erano state aperte.

Il primo obiettivo fu realizzato il 1° maggio 1963, quando Jim Whittaker e Sherpa Nawang Gombu arrivarono in vetta all’Everest attraverso la via normale da Colle Sud.

La nuova via

Contemporaneamente, il team continuò a lavorare anche sul secondo obiettivo: aprire una nuova via lungo l’impressionante cresta Ovest, che separa il versante nepaleses da quello tibetano. La prima sfida fu arrivare alla cresta dal ghiacciaio Khumbu,  partendo da C2 e raggiungendo quota 7.300 metri. Da lì la via segue il crinale fino a circa 7.600 m, dove la spedizione incontrò grandi difficoltà per cui lasciarono la cresta ed entrarono nella Nord, dove montarono il loro C4 a circa 7.650 m (15 maggio). Il forte vento spazzò  via il campo e dovettero reinstallarlo .

L’assalto finale alla vetta da parte di Tom Hornbein e Willi Unsoeld doveva coincidere con l’arrivo al vertice di  una seconda cordata (Barry Bishop e Lute Jerstad saliti dalla via normale di Colle Sud). Tuttavia, le cose non andarono così. Non avendo notizie dei due compagni, dopo 45 minuti in vetta Bishop e Jerstad ripresero la discesa.

Hornbein e Unsoeld partirono prima delle 7:00 del mattino e avanzarono fino a 8.000 metri prima di dover decidere per uno stretto e verticalissimo couloir che sarebbe stato battezzato in seguito come l’Hornbein Couloir.

Hornbein e Unsoeld raggiunsero la cima solo alle 18:15, molto più tardi del previsto. Si fermarono in vetta una ventina di minuti prima di iniziare la loro discesa.

La discesa

Tom Hornbein e Willi Unsoeld scesero dalla via normale ricongiungendosi a Bishop e Jerstad alle 21:30. Proseguirono quindi insieme fin dopo la mezzanotte, quando i quattro furono costretti a bivaccare ad alta quota, a 8.500 m. Alle 4 del mattino, del giorno dopo, ripresero la discesa e trovarono i compagni di spedizione, arrivati con  le bombole di ossigeno, che li aiutarono a rientrare al campo.

Il freddo causò loro gravi congelamenti, in particolare ad Unsoeld e Bishop, ai quali furono poi amputate le dita dei piedi.

Ai membri della spedizione fu conferita  la medaglia Hubbard, la più alta onoreficenza assegnata dalla National Geographic Society, per alti meriti nell’ambito dell’esplorazione, della scoperta e della ricerca.