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15 febbraio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Denis Urubko: “Sono matto, ma non stupido”

Denis Urubko e Pipì Cardell in Patagonia. Foto: Denis Urubko

Parlano Denis Urubko e Pipi Cardell al loro ritorno dalla Patagonia. Intervista realizzata dal Oxigeno

Sport e affetto,  legano José Maria Pipi Cardell, talento spagnolo dell’alpinismo,  a Denis Urubko,  leggenda vivente dell’alpinismo.

Lo scalatore kazako non ha bisogno di alcuna presentazione. Pipi,  ha realizzato scalate su montagne iconiche, nelle grandi catene montuose del pianeta: Karakorum, Ande, Pamir, Himalaya. Pipi e Urubko vivono una seconda giovinezza in montagna, imparando l’uno dall’altra, in una costante ricerca di progetti impegnativi.

Insieme hanno aperto una nuova via sulla Nord-Ovest dell’Ushba (4.710 m), nelle dure condizioni del Caucaso, e inaugurato una via fino alla cima di oltre seimila metri del Chapayev, in Kirghizistan. La coppia è appena tornata dalla  Patagonia, dove è aumentata  la loro reciproca fiducia.

Come è nato il progetto Patagonia?

Pipi: Siamo stati insieme per tre anni, sia sentimentalmente che in montagna. Avevamo abbastanza esperienza per fare qualcosa in Patagonia, in condizioni più tecniche e più difficili … Nessuno di noi aveva mai scalato prima in Patagonia: Denis negli ultimi anni  è stato piuttosto concentrato sull’Himalaya, il Karakorum … Io ero già andata in Sud America. La mia prima spedizione è stata a 21 anni, in Ecuador, per vulcani … ma non in Patagonia. Denis attualmente è impegnato in attività tecniche, a quote più basse. La spedizione in Patagonia è nata su suggerimento di uno degli sponsor di Denis, Franco Acerbis,  un amante della montagna e del Cerro Torre, una cima molto italiana. Anni prima aveva chiesto a Denis: “Non ti piacerebbe fare una spedizione in Patagonia, al Cerro Torre?” Denis, con tutto quello che accadeva sugli ottomila, in quel momento non ci pensò. “Quando vuoi, è un progetto che mi interessa e che mi piacerebbe tu facessi… ti sosterrò.” Così, dopo dieci anni, Denis ha ricordato quella proposta e ha detto a Franco: “Voglio andare al Cerro Torre, è ancora interessato a sostenere il progetto?” E così è stata organizzata la spedizione … Denis aveva bisogno di un compagno per andarci, e la verità è che ultimamente stiamo facendo quasi tutte le attività su roccia insieme …

Denis Urubko. Fonte: revistaoxigeno.es

Perché pensi che abbia scelto te come partner di spedizione?

Pipi: Per la fiducia che ripone in me. Penso si fidi di me, più di quanto io in me stessa. Avevo un sacco di dubbi, è normale, ma lui mi ha risposto. “Non sono cieco, vedo che sei in grado di  farlo, inoltre, non voglio andare con nessun altro.”

In che misura è complicato mescolare la parte affettiva con quella professionale in un’attività rischiosa, con un’alta posta in gioco?

Pipi: Lo chiedo a Denis: “Non sarà che sei un po’ cieco?” E lui risponde:No, sono matto, ma non sono stupido.”
Andiamo d’accordo, siamo persone che sanno distinguere la nostra relazione personale dall’attività in montagna. Ci diciamo sempre tutto, cosa che per me è fondamentale; anche se a volte mi fa male, ma poi se analizzo meglio, sono sempre cose positive che mi hanno fatto capire, crescere e soprattutto sopravvivere o superare ostacoli.

Denis è un atleta molto forte fisicamente … è stato difficile seguirlo?

Pipi:  Con Denis posso andare ovunque, e lui sa quanto mi può “spremere”… ma la cosa buona è che lui mi ascolta sempre e apprezza ciò che dico. Molte persone potrebbero pensare che sia facile andare con Denis … Al contrario, è spesso molto difficile seguirlo, e non solo questo, è difficile anche fare la mia parte di lavoro. A volte devo accettare il fatto che tutto quello che posso fare è seguirlo, che non è poco … devo riconoscere che ci sono volte in cui mi aiuta molto e che senza il suo aiuto alcune cose non le avrei fatte… E quando le realizzo, mi sento così felice … (ride). Ma, seriamente, non per essere meglio o peggio, ma per sentirsi una squadra, dove ognuno contribuisce in qualcosa.

Denis Urubko: “Sono pazzo, ma non sono stupido”

L’inverno scorso eri molto concentrato sul Karakorum, nel tentativo invernale sul  K2, e ora sei su un percorso più lontano e tecnico. Perché questa decisione?

Denis: Beh, non mi sono concentrato solo sull’Himalaya; ho fatto molte  montagne tecniche del Pamir, e nella scelta di esplorare la Patagonia hanno inciso molti fattori: la mia compagna è spagnola, il mio sponsor ha accettato di sostenere la spedizione e il pensiero di fare qualcosa di interessante in inverno in condizioni estive (perché in Patagonia era estate). In questo modo mi sono preparato per l’estate in Caúcaso, facendo  scalate più tecniche con Pipi, che è molto brava sotto questo aspetto. Mi piace cambiare l’allenamento e migliorare tutte le qualità che un alpinista dovrebbe avere: l’abilità di una scimmia, tecnica sulle pareti verticali, essere forte come un cavallo per affrontare le sfide in quota.

In Patagonia puoi allenare molto bene la  parte tecnica; il Cerro Torre è anche molto famoso tra gli alpinisti italiani, è un simbolo, proprio come in alta quota è il K2. Ho vissuto in Italia, per me la comunità è molto importante e volevo seguire l’esempio degli alpinisti italiani.

Prima abbiamo chiesto a Pipi come è il  rapporto in montagna. Che cosa hai visto in lei per sceglierla come compagna di queste spedizioni tecniche e forti?

Denis: Lei è molto creativa, cura molto i dettagli tecnici. È molto disciplinata, scopre molte cose, movimenti che dobbiamo fare all’inizio di un’ascensione per completarla in sicurezza, cose che io non sono in grado di vedere all’inizio. Presto più attenzione alla tecnica durante la discesa, alla tattica e alla strategia, e ci completiamo ottimamente; lavoriamo insieme per raggiungere risultati. Ci suggeriamo le cose e ci influenziamo a vicenda. Ad esempio, Pipi mi ha indotto a fare alcuni movimenti più velocemente e anche a cambiare la mia dieta … Mi ha aiutato a migliorare come alpinista.

Pensi che la migliore virtù per fare un’attività insieme, come team, sia la fiducia nell’altro?

Denis: Certo, non faccio mai spedizioni in quota con persone che non conosco. Prima di tutto, prima di intraprendere attività in team, è necessario conoscere l’altra persona, passarci del tempo e fare salite più facili,  condividere l’organizzazione, lo stile, la tattica, l’acclimatazione … passo dopo passo.
Con María José, ad esempio, abbiamo guardato dei video prima di scalare, abbiamo pensato ai movimenti da fare,  fatto esercizi sul pavimento prima di farli in parete, abbiamo valutato come avremmo fatto questo o quello, e poi siamo andati ad affrontare salite più difficili … fino a quando siamo stati pronti a fare attività più estreme. Questo ti dà più possibilità di raggiungere l’obiettivo.

Pipi: Non basta dirgli che sono capace di fare una cosa, che sono in grado di assicurare un nodo dinamico: no, deve vederlo e devo dimostrarglielo. Fin dall’inizio abbiamo fatto tutto dalla base, per  raggiungere la piena fiducia…  in modi diversi; la nostra mentalità e le modalità di fare le cose sono diverse, così mi piace vedere come lo fa lui e poi decido se io preferisco il mio modo o se il suo  è migliore e più sicuro…

Pipì: Non  serve che gli dica che sono capace di fare una cosa, che sono in grado di assicurarlo con un nodo dinamico: no, deve vederlo e devo dimostrarglielo. Fin dall’inizio abbiamo fatto tutto dalle cose basiche per raggiungere la piena fiducia. Inoltre, ognuno di noi lavora in maniera diversa, e le nostre mentalità e  modi di fare le cose sono diversi, quindi mi piace vedere come lo fa e poi decido se preferisco procedere a modo mio o se il suo metodo è migliore e più sicuro. Bene, la verità è che nel momento in cui agiamo, ognuno di noi conosce ciò che l’altro sta facendo o come lo sta facendo, e questo è importante.

Denis: Anche la motivazione è estremamente importante

Qual è la tua opinione su tendenza attuale di arrampicare in velocità?

Denis: L’alpinismo significa libertà. Può fare tutto quello che vuoi. Le montagne sono aperte a tutti, e tutti possono fare cosa desiderano, secondo la propria ambizione; uno vuole fare un’ascensione più veloce e la fa; un altro vuole aprire una nuova via… perfetto; l’alpinismo è arte: dobbiamo fare  tante attività in varie direzioni. Questo è molto importante per l’alpinismo.

Pipi: Ciò che è importante è che la gente conosca la differenza tra un’attività e l’altra. Chi sta facendo una corsa contro il tempo per salire fino in vetta non è un alpinista, è un atleta che sta compiendo la sua attività in montagna. Qualsiasi attività diversa è rispettabile.

Denis: Ho partecipato a molte competizioni di speed-climbing, ad esempio in Kazakistan ho stabilito un record di velocità vent’anni fa e nessuno è ancora riuscito a batterlo. Hanno offerto premi economici per superarlo e non ci sono riusciti, questo mi rende orgoglioso (ride), ma è una motivazione per le nuove generazioni, e ovviamente è una sfida per noi aprire nuove vie, nuovi record, fare le cose meglio di altre le persone, non essere migliori degli altri (siamo tutti uguali) ma per fare le cose meglio, così si sviluppa la civiltà …

È la vostra prossima sfida?

Denis: Magari andremo in Pakistan la prossima estate per tentare una nuova via sul Gasherbrum II, e anche il prossimo inverno tenterò l’invernale al Broad Peak, nessuno ha ancora raggiunto questa vetta in inverno (ndr: per Denis l’inverno sugli ottomila inizia il 1° dicembre e termina il 28 febbraio). Forse nei prossimi anni il grande progetto sarà quello di esplorare le Alpi con Maria José, visto che viviamo lì … Non abbiamo ancora scalato le cose difficili in quella zona … Ma l’importante è seguire i nostri sogni ed essere in pace con le nostre menti, anime e cuori.