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6 agosto 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Denis Urubko: prime dichiarazioni e prime foto dopo l’impresa sul Gasherbrum II

Denis Urubko. Foto: Dario Rodriguez/Desnivel

Dall’intervista rilasciata ad Anna Piunova di Mountain.ru

Denis Urubko ha compiuto quest’estate, una nuova prima salita su un Ottomila, in Pakistan. Urubko è partito da C1 la sera del 31 agosto, per raggiungere la vetta, in un’unica spinta, il giorno successivo.

Sebbene non siano ancora noti tutti i dettagli della nuova via aperta da Urubko e battezzata “Honey Moon”, per l’alpinista si tratta della settima “prima salita” su una montagna di oltre 8000 metri: il Gasherbrum II (8.034 m).

Anna Piunova di Mountain.ru, ha raccolto le prime dichiarazioni di Urubko dopo l’impresa sul GII:

Questa spedizione sembrava andare storto, avevi programmato di scalare l’8000 insieme a Maria  (Pipi Cardell), ma si è infortunata,  e tu hai continuato da solo. Come è andata questa prima salita? Cosa ti ha motivato?

“Ogni progetto è pieno di sorprese e problemi….Controlla gli errori degli altri, evita i tuoi. Pertanto, in questa spedizione, nonostante i problemi, sono riuscito a mantenere a fuoco l’obiettivo. Sono riuscito ad uscire al momento giusto nella direzione esatta.
Volevo solo raggiungere l’obiettivo, realizzare la mia idea di libertà. Un bel colpo … un sogno di molti anni. Al limite del possibile, sì. Ma l’alpinismo è prezioso per questo. Ricorda, “la vita ti da’ un’opportunità per agire”. Non mi arrenderò finchè sarà possibile realizzare un sogno.”

Senza comunicazione, senza ossigeno supplementare, in solitaria, in famoso stile Urubko. Quanto tempo hai lavorato a questa prima salita? Hai parlato con Maria  o Don (Bowie) di quando  tornare e cosa fare se non fossi rientrato all’ora stabilita? Contavi sull’aiuto di Don in caso di emergenza?

“Abbiamo pianificato il percorso con Maria in 3-5 giorni. Tuttavia, la scalata in solitaria offre alcuni vantaggi di cui ho approfittato. Ho scalato non stop, con tutte le mie forze…Ho attraversato il primo crepaccio ai piedi della parete (6050 m) alle 20:40 …Ghiaccio, neve, seracchi, pericolo di valanghe… mille metri di precipizio.”

All’alba, Urubko era sul bordo del plateau ghiacciato. “Poi una bastionata rocciosa a quota 7100-7200 di circa 100 metri e un seracco sopra la testa, sotto il quale ho traversato a sinistra. Si può vedere il c3 della via normale – Continua Urubko – Mi sono fatto strada attraverso la neve profonda a 7500 metri. Lì dovevi solo sopravvivere, fisicamente. Alla sera, ho provato a lavorare al centro della piramide per trovare una via diretta. Sono salito in cima alle 20:40. Una giornata di scalata. Avevo programmato di farlo in meno tempo, ma il salvataggio mi ha sfinito. Non ho contato sull’aiuto di nessuno. Don era KO ha subito abbandonato il tentativo. Ringrazio per avermi aspettato, per l’incontro, per un drink! Vale molto.”

“Honey Moon” (linea rossa), la nuova via aperta da Denis Urubko sul Gasherbrum II. Fonte: Mountain.ru

Gasherbrum II: tratto roccioso a 7100-7200 metri. Si può vedere C3 sulla via classica. Foto: Denis Urubko, estate 2019

Gasherbrum II. Denis Urubko a 7500 metri. Foto: Denis Urubko. Fonte: Mountain.ru

Gasherbrum II, estate 2019. La sera, triangolo superiore. Foto: Denis Urubko. Fonte: Mountain.ru

Denis Urubko in vetta al Gasherbrum II, 1 agosto 2019. Foto: Denis Urubko. Fonte: Mountain.ru

Le 7 “prime ascensioni” di Denis Urubko sugli Ottomila, in 15 anni di alpinismo

Le prime ascensioni di Broad Peak, Manaslu, Makalu, Cho Oyu, Lhotse e  Gasherbrum II (qui due prime salite per vie diverse),  portano tutte la firma Urubko. Tra loro ci sono due solitarie e due invernali.

Ecco un riepilogo, a cura della redazione di Desnivel,  delle  sette “prime ascensioni” su montagne di oltre ottomila metri realizzate da Denis Urubko in circa 15 anni:

2005, Broad Peak con Sergey Samoilov

Prima del 2005, nessuno aveva mai raggiunto la vetta del Broad Peak (8.051 m) dal suo versante Sud, nonostante grandi tentativi come quelli di Jerzy Kukuczka, Krzysztof Wielicki e Voytek Kurtyka o Alberto Iñurrategi, Rick Allen e Andrew Lock. I kazaki Denis Urubko e Sergey Samoilov si sono alleati con sei italiani guidati da Mario Merelli per provare a salire i quasi 3000 metri della parete Sud-Ovest.
Dopo una settimana di acclimatazione, gli italiani hanno deciso di cambiare progetto e di seguire la via normale, a causa degli elevati rischi. Urubko aveva già scalato il Broad Peak normalmente, quindi lui e Samoilov decisero di tornare sulla parete Sud e tentarla in stile alpino.
Il 19 luglio lanciarono il loro tentativo dal CB (4.700 m); trascorsero la loro prima notte a 5.100 m. I primi due giorni sono saliti rapidamente, fino a 6.100 m.  Neve, nebbia e vento sono comparsi sull’ultimo chilometro verticale, ma alla fine Denis Urubko e Sergey Samoilov raggiunsero la vetta il 25 luglio. Quindi discesero la via normale dalla cresta Ovest.

2006, Manaslu con Sergey Samoilov

La primavera successiva, Denis Urubko e Sergey Samoilov arrivarono al Manaslu (8.163 m) insieme ad altri due compagni russi, con i quali raggiunsero la cima dalla via normale il 25 aprile. Successivamente, il duo kazako tentò una nuova via sulla parete Sud-Ovest, anche se la neve accumulata li costrinse a rinunciare a quell’obiettivo. Durante la salita dalla via normale osservarono alla loro sinistra il resto della parete Nord-Est, da dove il polacco Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer avevano aperto una via nel 1986, accompagnati fino a 8000 metri da Carlos Carsolio.
Denis Urubko e Sergey Samoilov individuarono un nuovo itinerario che saliva alla destra della linea polacca. Il 4 maggio lasciarono nuovamente il campo base e piantarono i loro primi due bivacchi a 5.900 metri e 6.500 metri, superando tratti di neve alta e scatenando diverse valanghe. Al di sopra dei 7.100 m del loro terzo bivacco, le condizioni sono migliorate e le difficoltà sono aumentate durante la scalata sul Pinnacle (roccia di grado V) a 7.450 m. Tuttavia, la parte più difficile doveva ancora arrivare: il giorno successivo, nel Pinnacle orientale, dovettero superare uno tratto roccioso di circa tre metri, con difficoltà stimate di 6a. Hanno raggiunto la cima alle 18:00 dell’8 maggio. L’ascensione  valse loro il Piolet d’Or Asia.

2009, Makalu inverno con Simone Moro

Simone Moro e Denis Urubko durante l’invernale al Makalu. Foto: Denis Urubko

La popolarità di Denis Urubko ha fatto un salto in avanti con la prima salita invernale del Makalu (8.485 m), completata insieme a Simone Moro alle 14:00 del 9 febbraio 2009. È stato l’ultimo degli ottomila principali scalati in inverno nell’Himalaya del Nepal e Tibet; la fase delle invernali sugli ottomila  si sarebbero poi spostata sulle cinque cime del Karakórum.

2009, Cho Oyu con Boris Dedeshko

Tre mesi dopo l’invernale al Makalu, Denis Urubko ha concluso i suoi quattordici Ottomila senza ossigeno supplementare con il Cho Oyu (8.188 m), che salì da una nuova via sulla parete Sud-Est. Insieme al kazako Boris Dedeshko, salirono a sinistra della via invernale polacca del pilastro Sud del 1985 (Maciej Berbeka, Maciej Pawlikowski, Zygmunt Heinrich e Jerzy Kukuczka), a cui si collegarono a 8000 m.
Sempre in stile alpino e con Urubko come primo di cordata, hanno avuto bisogno di cinque giorni per superare i 2.600 metri di dislivello, durante i quali hanno incontrato difficoltà fino a 6b, A2 / 3, M6 in una barriera di roccia.

L’ascensione è stata premiata con il Piolet d’Or 2010, così come con il Piolet d’Or Asia.

2010, Lhotse in solitaria

Denis Urubko celebrò quel Piolet d’Or un mese dopo in cima al Lhotse (8.516 m), che raggiunse attraverso una nuova variante dell’Everest South Hill. Il kazako e Simone Moro avevano programmato una spedizione con diversi ambiziosi obiettivi, in particolare l’attesa traversata dell’Everest-Lhotse.

Un altro di quegli obiettivi era una nuova via sul Lhotse attraverso il Colle Sud. Partirono entrambi tuttavia, Simone Moro si ritirò intorno ai 7.800 metri. Da quel punto, l’ascensione di Denis Urubko fu compiuta in solitaria e il kazako scalò senza compagni la sezione sconosciuta della linea, tra Colle Sud e la cima.

2011, Invernale al Gasherbrum II con Simone Moro e Cory Richards

Gli Ottomila pakistani sono rimasti inviolati in inverno fino al 2 febbraio 2011. Quel giorno Denis Urubko, Simone Moro e Cory Richards raggiunsero la cima del Gasherbrum II (8.034 m) in stile alpino, approfittando di una breve finestra di bel tempo e in condizioni molto dure. Rimarranno nella storia le immagini spettacolari di una valanga,  durante la discesa,  riprese da Cory Richards.

2019, Gasherbrum II in solitaria

Denis Urubko ha completato la sua settima prima salita su un Ottomila quest’estate, sempre sul Gasherbrum II (8.034 m). Nonostante avesse pianificato la salita con la sua partner Pipi Cardell, un infortunio ha impedito alla scalatrice di proseguire e l’alpinista russo, naturalizzato polacco, ha portato a termine la salita da solo, senza ossigeno supplementeare e per una nuova via.