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18 settembre 2019

Groenlandia: la questione inuit in un quadro

Un altro passo, della trentina che devo fare per avvicinarmi all’obbiettivo… rappresentare con una mostra pittorica le ultime frontiere del mondo, l’antropologia e la sostenibilità ambientale e sociale in esse. Dopo varie tematiche e diversi posti, vorrei soffermarmi sulla Groenlandia e la questione inuit.

Oramai il popolo degli appassionati di montagna ha sentito qualche cenno grazie al mio amico Robert Peroni che, oltre a essere stato un grande esploratore, con la Casa Rossa e i suoi magnifici libri, è riuscito a far circolare un po’ di informazioni al riguardo.

Il prossimo quadro per la mostra quindi è Spiriti nelle tenebre (Christian Roccati 2019). Acrilico su Tela, 50 x 70 cm.
Come sempre in queste immagini non rende un centimillesimo della sua forza rappresentativa, sembra quasi un altro quadro, ma la loro storia è l’importante.

I miei quadri raccontano una storia ed è importante leggerla, altrimenti restano come copertine senza le pagine. 

Il popolo Inuit d’occidente, volgarmente chiamato “eschimese”, vive nelle coste rocciose della Groenlandia dell’est; 3500 persone in un luogo selvaggio ed esteso come sette volte l’Italia, ai lati dell’immensa calotta artica.
La distesa di ghiaccio è abitata da daemon, gli spiriti dell’altipiano secondo le leggende; fino alla prima metà del ‘900 gli inuit vestivano pelli di animali, si scaldavano con il grasso di foca, erano in armonia con la natura e lottavano con il freddo, la fame, i venti catabatici, la lunga notte artica, vivendo in tane di torba e pietre.
Identificavano le loro paure con i demoni, per legarli a un insieme di regole piuttosto che all’oblio terrificante.

Ci furono le deportazioni e molte altre questioni orribili; la millenaria vita groenlandese fu stravolta in poche decadi. Oggi gli inuit affrontano la piaga dell’alcool e abitano in case di legno donate dai danesi, senza bagno, gas, acqua, in qualche caso con la corrente elettrica che permette l’accesso a internet, ma di certo non limita il vagare degli orsi bianchi.

Le ragazze giovani imparano il mondo esterno dai social e mimano le coetanee europee improvvisando selfie, senza conoscere il vero pericolo in quella società che fu autrice di genocidi e distruzione.

Per questo quadro mi sono ispirato a una mia cara amica che vive a Tiniteqilaaq, nell’area in cui ho fatto la guida per anni, senza dipingerla con fedeltà totale, ma prendendomi delle licenze, in modo che possa rappresentare qualsiasi ragazza del suo popolo. Il viso ricorda vagamente quello di una bambola di porcellana, senza cancellare i peculiari tratti distintivi.

I demoni dell’altipiano dai toni blu non esistono, ma altri diavoli si, senza che questo popolo mite possa riconoscerli.
Alle volte non è più possibile nemmeno capire se la mano che muove il dolore, sia quella di uno spirito infernale o la propria.

Christian Roccati
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