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26 giugno 2018

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Hervé Barmasse e David Göttler verso il Gasherbrum IV (7925 metri)

Gasherbrum IV. Fonte: press H. Barmasse

L’alpinista e guida alpina del Cervino e il tedesco David Göttler partono oggi per il Pakistan. Scaleranno la montagna in puro stile alpino

Obiettivo Zero. Cioè Zero rifiuti abbandonati sulla montagna e Zero impatto ambientale. Per sfidare la parete Sud Ovest – ancora inviolata – del Gasherbrum IV (7.925 m), una delle montagne più belle e complicate del Karakorum, Hervé Barmasse e il tedesco David Göttler hanno scelto la strada più difficile: la scalata “green”, in puro stile alpino, quindi in completa autonomia. No corde fisse, niente ossigeno, nessun portatore.

Salita solo quattro volte e da tempo considerata molto più ostica del K2, la “Montagna scintillante”, venne scalata esattamente 60 anni fa.

A ispirare i due alpinisti, entrambi atleti del Team The North Face, è stata proprio quell’impresa, realizzata il 6 agosto 1958 da Walter Bonatti e Carlo Mauri durante la spedizione italiana capitanata da Riccardo Cassin. Tre nomi da leggenda della montagna per un exploit straordinario che ha fatto la storia. “Si può dire che andremo sulle tracce di Bonatti, il grande esploratore, utilizzando l’evoluzione dello stile introdotta da Reinhold Messner in alta quota”, spiega Barmasse, guida alpina valdostana che, sempre insieme al bavarese Göttler, riuscì lo scorso anno nell’impresa di salire, anche in quel caso in puro stile alpino, la parete Sud dello Shisha Pangma (8.027 m) in appena 13 ore. “Sono felice di tornare in Karakorum e in Pakistan. Sono legato a quelle terre da quando, nel 2004, feci la mia prima esperienza esplorativa in una valle remota nella regione di Gigit-Baltistan. E poi, in genere, il Karakorum mi ha sempre regalato esperienze positive, sia alpinistiche che umane. Di certo salire la parete Sud Ovest del Gasherbrum IV non sarà facile. Ci hanno tentato altri alpinisti che considero capaci, intelligenti e molto forti. Ma con David ci siamo allenati bene e speriamo di avere la nostra occasione. Lo stile sarà quello pulito, lo stile alpino. Perché il come facciamo le cose è più importante della cima che vogliamo raggiungere”.

Quella di Bonatti e Mauri non è però l’unica salita al GIV che ha influenzato la scelta (la montagna e lo stile da utilizzare) di Barmasse e Göttler: nel 1985, infatti, il polacco Wojciech Kurtyka e l’austriaco Robert Schauer attaccarono la parete Ovest senza aiuti esterni e si fermarono solo a 25 metri di dislivello dalla cresta sommitale a causa dei numerosi problemi perché, senza mangiare e bere negli ultimi giorni di scalata da quota 7000 a quota 7900, iniziarono a soffrire di allucinazioni e perdita completa dell’orientamento.

Barmasse e Göttler stimano che, per raggiungere la base della montagna, acclimatarsi scalando altre cime e scalare la parete, serviranno loro rispettivamente 7, 23 e 4 giorni. Poi, ultimo ma non ultimo, il capitolo sui materiali: saranno sufficienti 12 kg, cioè un quinto rispetto a quelli necessari per una salita simile in stile himalayano. Che richiederebbe tremila metri di corde mentre i due alpinisti ne useranno solo 60. Anche per questo l’impegno fisico e mentale previsto per una scalata in stile alpino, se paragonata alla stessa affrontata in stile himalayano, sarà superiore.

La sfida, in numeri

➢ 7 i giorni necessari per raggiungere la base della montagna

➢ 23 giorni il tempo a disposizione per acclimatarsi e tentare la scalata della parete Sud Ovest del Gasherbrum IV

➢ 4 i giorni previsti per scalare la parete in stile alpino

➢ 12 i kg di materiali sufficienti per scalare in completa autonomia il GIV contro i 60 trasportati in più giorni da portatori e scalatori per affrontare una salita simile in stile himalayano

➢ 0 i kg abbandonati sulla montagna contro i 20, in media, abbandonati per persona su montagne come il GIV in stile himalayano

➢ 60 i metri di corda usati per la scalata da Hervé Barmasse e David Göttler contro i 3000, fissati e abbandonati, per affrontare la stessa in stile himalayano

➢ 70% in più l’impegno fisico e mentale di una scalata in stile alpino se paragonata ad una in stile himalayano

➢ 1 la tenda usata per la scalata contro le 3 per la stessa via se fosse affrontata in stile himalayano

➢ 1 i kg di gas usati per cucinare e idratarsi sciogliendo la neve durante la scalata contro i 10 per persona usati in un’ascensione in stile himalayano

➢ ZERO l’impatto ambientale di David ed Hervé durante la loro scalata. La stessa, in stile himalayano, cambierebbe per sempre lo stato della montagna.

• Abbigliamento e attrezzatura

Per la scalata verranno usate le stesse giacche e piumini usati sulle Alpi, quelli indossati in città per ripararsi dal freddo in città. La leggerezza garantisce la possibilità di muoversi velocemente, la caratteristica su cui si basa lo stile alpino in alta quota.

Nel dettaglio l’abbigliamento necessario per la scalata è:

➢ 1 intimo * 1 paio di calze * 1 secondo strato in Polartec * 1 piumino * 1 pantalone piumino *1 giacca modello Ventrix * 1 berretto *1 passamontagna * 1 guanto 5 dita * 1 muffola in piuma * 1 fascia per il collo

➢ Lo zaino: una tenda modello Assault 2, un sacco piuma ultra leggero Hightail, un materassino gonfiabile, un fornello a gas con due ricariche da 500 grammi, un paio di ramponi, due piccozze da ghiaccio, 6 chiodi da ghiaccio, 6 chiodi da roccia, una serie di friends Camalot, 5 moschettoni, 60 metri di corda e il casco Grivel 2018

• Il menu degli scalatori durante una giornata di scalata

• Colazione: 1 cioccolata calda con muesli
• Durante la giornata: 3 barrette, 3 gel, 1 litro di sali minerali o maltodestrine
• Cena: 1 barretta di proteine, un litro di bevanda a base di aminoacidi, 1 pasto liofilizzato (penne alla bolognese), 1 litro di infuso e bevanda

45 minuti è il tempo impiegato per sciogliere la neve e procurarsi un litro di acqua che verrà usato per idratarsi a fine giornata. La stessa operazione dovrà essere ripetuta altre 4 volte per cucinare e preparare una bevanda per la sera e la notte. Sono necessari 2 kg di neve per procurarsi un litro d’acqua

• La dieta dell’alpinista al campo base

➢ Muesli * Cioccolata * Tè * Porridge * Biscotti * Marmellata * Riso * Pasta integrale * Polenta* Legumi * Uova * Pane Guttiau * Pecorino Sardo * Fontina * Grana * Mocetta

➢ Gli integratori consigliati da Elena Casiraghi, responsabile del centro Enervit e che segue Hervé Barmasse nella sua alimentazione da due anni:

• Maltodestrine per rifornire all’organismo energia e permettere la risintesi del glicogeno
• Sali minerali per favorire l’idratazione (l’acqua di fusione è povera di minerali)
• Flavanoli del cacao per la capillarizzazione sia a livello periferico che centrale
• Omega 3 per favorire la riduzione dello stress causato dall’altitudine
• Proteine in polvere per frenare il fisiologico catabolismo muscolare causato dalla quota

• Stile di scalata alpino o pulito

È il modo in cui gli scalatori affronteranno la scalata, il più difficile per salire una montagna in Himalaya perché è quello che espone lo scalatore a rischi maggiori, richiede un impegno fisico e mentale sopra la media e garantisce una bassissima percentuale di successo. Lo si pratica unicamente lontano da vie “normali”, si parte dalla base della parete e si scala sino alla cima della montagna senza nessun tipo di appoggio dall’esterno e senza aver prima installato campi. Non si usa ne ossigeno o corde fisse. Gli scalatori portano con loro tutto il materiale in salita e discesa. Così facendo, oltre alla difficoltà della sfida, la montagna rimane pulita e integra. La leggerezza e la velocità sono le peculiarità di questo modo di salire le montagne.

• Stile himalayano

Era lo stile di scalata negli anni ’50 durante la conquista degli 8000 e ancora oggi quello preferito dal 99’9% degli alpinisti, anche professionisti, nonostante R. Messner e P. Habeler avessero dimostrato già nel 1975 che si poteva scalare un 8000 come una montagna delle Alpi. Lo stile Himalayano consiste nell’attrezzare una montagna con corde fisse, chiodi, fittoni e tende in diverse giornate di lavoro per consentire al maggior numero di persone di raggiungere la cima. Sia la discesa che la salita sono semplificate in quanto, una volta deciso di affrontare l’ultimo tratto verso la vetta, non sarà più necessario scalare la montagna ma basterà salire e scendere dalle corde già installate con una speciale attrezzatura chiamata Jumar. Dopo la scalata tutto il materiale viene abbandonato sulla montagna.