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8 febbraio 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Invernale al K2. Artem Braun: “Il K2 è una montagna molto più pericolosa di quanto si possa immaginare”.

K2, inverno 2019. Foto arch. team russo-kazalo-kirghiso

Artem Braun, organizzatore della spedizione russo-kazako-kirghisa, risponde alle domande di  Sebastien Álvaro

La scuola sovietica è probabilmente una delle migliori scuole dell’alpinismo internazionale, così come quella polacca. Anche gli alpinisti sloveni, i cechi, i kazaki, gli uzbeki o i kirghisi si sono sempre distinti per l’alta preparazione e per l’alto rischio che sono pronti ad affrontare.
Sono stati addestrati sulle montagne del Pamir, dell’Hindu Kush e del Tien Shan, dove non c’è una sola montagna di oltre ottomila metri, ma ce ne sono dozzine sopra i settemila.​​ Nella storia delle spedizioni, alcuni di questi alpinisti hanno dominato più di due decenni di alpinismo.

I russi hanno compiuto storiche prime ascensioni e salito centinaia di vie in stile veloce e abbastanza pulito.
I polacchi sono maestri nelle spedizione invernali. Dieci delle tredici prime salite invernali sugli 8000 sono state realizzate da loro.

Team russo-kazako-kirghiso. Fonte: K2 invernale 2019/Instagram

Attualmente, una spedizione russo-kazako-kirghisa è impegnata nell’invernale al K2, la seconda montagna più alta del pianeta e senza dubbio la più difficile e pericolosa dei 14 ottomila, l’unica ancora inviolata in inverno.

Sempre sul K2 si trova una spedizione guidata dal basco Alex Txikon. La cui squadra comprende anche l’alpinista Felix Creado e cinque sherpa nepalesi dell’agenzia Seven Summits.

Cooperazione o competizione?

Molti si aspettavano una cooperazione tra le due spedizioni, anche perchè Artem e Alex hanno partecipato, insieme, ad una spedizione al Kanchenjunga Lo si pensava anche a seguito di  un incontro avvenuto tra due leader a Skardu, dove sono stati fotografati insieme sorridenti.

Alex Txikon e Artem Braun a Skardu. Foto: Pakistan Mountain News

Ma a quasi venti giorni dall’arrivo  ​​al campo base, la situazione è cambiata. Non solo non  c’è cooperazione tra le due spedizioni, ma neanche “comunicazione”, come ha commentato Vassily Pivtsov, il forte alpinista kazako che fa parte della spedizione organizzata da Artom  e  che conosce molto bene il K2, avendone raggiunta la vetta con Gerlinde Kaltenbrunner, nell’estate del 2011.

I due team stanno lavorando in parallelo sulla montagna

Sorprende inoltre che le due spedizioni abbiano impiegato così tante energie e migliaia di metri di corde parallele fino a 6800 metri, dove il team russo-kazako-kirghiso ha già allestito Campo 2. Forse tutto questo materiale e tutte queste forze potevano essere utili da C4 alla cima, nel passaggio chiave noto come “Collo di bottiglia”,  la zona più difficile e pericolosa della montagna, soprattutto in inverno, alla presenza di ghiaccio. Le corde in questo tratto facilitano non solo la scalata, ma, soprattutto, il ritorno al campo, che di solito avviene di notte e al limite delle forze.

Sperone Abruzzi. Fonte: thoughtco.com

La spedizione russo-kazako-kirghisa è composta da sette alpinisti, tre russi, tre kazaki e un kirghiso (P.S: domani dovrebbero arrivare a Islamabad altri 3 alpinisti kazaki che dovrebbero unirsi al team).

La difficoltà della montagna ha già causato diverse defezioni Nella spedizione Txikon, i polacchi Waldemar Kowalewski e Marek Klonowski se ne sono andati.  La spedizione russo-kazako-kirghisa è stata in grado di raggiungere e allestire Campo 1 il 28 gennaio a circa 6.100 metri. Il giorno seguente, Muravyov, che aveva la tosse e il mal di gola, è sceso al campo base, accompagnato da Shepelev, il resto della spedizione (Vassily Pivtsov, Artem Brown, Roman Abildaev, Mikhail Danichkin e Tursanali Aubakirov) ha raggiunto  i 6.500 metri, un punto chiave, proprio sotto il famoso Camino della casa (House Chimney), dal nome del primo scalatore che è riuscito a superarlo. Secondo quanto riferito da Artom, in questo punto hanno trovato “molta spazzatura”, e parecchie bombole di ossigeno, lasciate probabilmente dalle spedizioni commerciali  dello scorso anno, che hanno realizzato un numero record di ascensioni sul K2, in totale oltre 70, (guidate da Sherpa e con portatori di alta quota locali).

Qualche giorno fa, Sebastien Álvaro (marca.com), ha contattato Artem Braun, il capo della spedizione russo-kazako-kirghisa, che  ha spiegato dal campo base, come lui e i suoi compagni stavano lavorando sul K2.

Utilizzerai l’ossigeno supplementare ad un certo punto della tua scalata?
Non utilizzeremo ossigeno per la scalata. Ma confermo il suo uso in caso di emergenze

Quale sarà la tua strategia sulla montagna?
Il nostro unico obiettivo è la sicurezza dei partecipanti. Questa è la cosa più importante, perché il K2 è una montagna molto più grande e pericolosa di quanto possiamo immaginare. Pertanto, siamo divisi in due gruppi, alcuni lavorano sulla via, mentre  gli altri aiutano a trasferire tutta l’attrezzatura necessaria. Cioè due gruppi, ma non lontano l’uno dall’altro, nel caso ci siano problemi. Il percorso per il momento non è ancora difficile e pericoloso. In alcuni punti abbiamo usato le corde vecchie, ancora in buone condizioni dall’estate passata. Sulla via c’è neve dura e la probabilità di valanghe è bassa.

K2, inverno 2019: CBA team russo-kazako-kirghiso. Fonte: facebook

Continuando la salita dello Sperone degli Abruzzi, dove piazzerai i  prossimi campi?
Abbiamo in programma di piazzare C3  a circa 7300 metri, più o meno al suo solito posto. C4, credo lo allestiremo a circa 7.800 metri, leggermente al di sotto di quello solito. Ma c’è ancora molto lavoro da fare …

Da dove attaccherete la vetta?
Dall’ultimo campo, a circa 7.800 metri o giù di lì.

Quanto resterai sul K2?
Se tutto andrà bene, credo che lasceremo il CB nella prima settimana di marzo

Pensi che ci sia l’opportunità di collaborare con la spedizione di Alex Txikon, almeno nell’attacco alla vetta?
Il K2 è una montagna molto più seria e pericolosa di quanto possiamo immaginare, quindi non escluderemo nessuna opzione.

Come dice Artem, il K2 è una montagna molto più pericolosa di quanto si possa immaginare. E in inverno può essere ancora più ostile.  Sebastien Álvaro conclude l’intervista citando le parole di Kurt Dimberger, scritte dopo la terribile tragedia dell’estate 1986 : “abbiamo realizzato il nostro sogno sul K2 e dato tutto il resto in cambio …”

Ultimi aggiornamenti

Mercoledì 6 febbraio, un gruppo formato da Pivtsov, Aubakirov, Danichkin e Abildaev è arrivato a C1, dove ha trascorso la notte. Un secondo gruppo è invece salito al Campo Base Avanzato. Ieri  i due team sono rimasti nelle tende a causa del forte vento  che ha impedito loro di uscire sulla via.

Aggiornamento dell’8 febbraio:
Il primo gruppo, con a capo Vassily Pivtsov, sta procedendo verso C2, mentre il secondo gruppo sta salendo a C1

Aggiornamento: Vassily Pivtsov è a C2: il secondo gruppo a circa 5600 metri di quota