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22 ottobre 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Kilian Jornet racconta il suo mese nel Khumbu e il suo tentativo sull’Everest

Kilian Jornet. Foto: Kilian Jornet

Un mese con la sua famiglia nel Khumbu e  un tentativo sull’Everest in stile veloce e leggero. L’atleta catalano racconta ciò che è accaduto durante il mese che ha  trascorso in Nepal

“Ho trascorso del tempo con la mia famiglia, mi sono  allenato e sono andato in montagna. Con questo viaggio Maj si è avvicinata per la prima volta alla montagna e alla cultura locale – racconta il catalano Kilian Jornet – Da quando sono stato all’Everest nel 2017 sono cambiate molte cose. La più importante è che ora abbiamo una figlia, Maj. Con Emelie vorremmo che crescesse amando ciò che noi amiamo. Ecco perché abbiamo fatto una vacanza molto diversa quest’anno. Siamo andati in Nepal, come ogni anno, ma questa volta Maj è venuta con noi. ”

Khumbu 2019. Emelie Forsberg, Kilian Jonet e la piccola Maj. Fonte: kilianjornet.cat

Kilian non entra nel merito dei suoi progetti su Lhotse ed Everest,  ne aveva molti in mente, in base alle condizioni del tempo. Ma il meteo non è stato clemente, con molta neve e precipitazioni, e alla fine non è stato possibile completarne nessuno, “nonostante tutto mi sono goduto le montagne malgrado  il maltempo”.

Com’è noto, il catalano è salito sull’Everest fino a quota 8.300 metri “seguendo una variante della via che i polacchi percorsero negli anni ’80. L’ho fatto in  stile” veloce e leggero”, il modo con cui mi piace andare in montagna. Mi sono ritirato quando ho raggiunto gli 8.300 m a causa delle cattive condizioni e del pericolo valanghe. Sebbene non abbia raggiunto la vetta, l’esperienza mi ha arricchito molto”.

“Un grande seracco di 60 m, sospeso a 1.000 m sopra la cascata di ghiaccio del Khumbu, che sembava voler crollare da un momento all’altro, è stato il motivo principale che ha indotto  le 3 spedizioni presenti sulla montagna ad abbandonare la salita tra  fine di settembre e inizio di ottobre. Finalmente il tempo è migliorato nella prima settimana di ottobre (a settembre abbiamo avuto solo 3-4 giorni di sole), quindi ho deciso di provare.”

Everest, autunno 2019. Foto: Kilian Jornet. Fonte: facebook

Quando le spedizioni se ne sono andate, Kilian ha attraversato la zona a rischio con Carlos Llerandi:

“Il 30 settembre Carlos Llerandi ed io abbiamo lasciato Goraksherp e siamo saliti al C1 in condizioni di neve molto profonda. Abbiamo dovuto aprire una via con la neve fino alle ginocchia. Il giorno successivo abbiamo raggiunto C2 nelle stesse condizioni. Il giorno dopo sono salito a 7.500 metri attraverso il couloir a sinistra dello sperone Ginevra per acclimatarmi e sono sceso al Campo 2, installato a 6.400 metri. Dopo aver riposato per alcune ore, l’avventura è iniziata. A mezzanotte del 4 ottobre ho iniziato la salita da C2. Giunto a 7.400 m, e vedendo la grande quantità di neve e strati causati da una valanga, ho deciso di variare un po’ il mio percorso e dirigermi verso lo sperone Sud-Est più roccioso e meglio protetto dalle valanghe. Ho continuato a progredire fino a 8.000 m in neve molto profonda e instabile. Poi ho deciso di procedere verso la via Normale, attraversando a destra, per vedere se le condizioni erano migliori. Quando ho raggiunto le pendici di Colle Sud e The Balcony ho constatato che le condizioni erano pessime. C’era uno strato molto instabile, quindi  a 8.300 metri circa, e prima di raggiungere The Balcony, ho deciso di voltarmi e scendere.”

Everest 2019: Kilian Jornet. Fonte: kilianjornet.cat

Kilian parla anche della sua nuova visione di spedizione: “Uno dei miei obiettivi è cercare di eliminare i campi base e tutta la logistica in questione. In questo senso, il Nepal offre un’opportunità unica poiché i villaggi sono molto vicini alla montagna. Quindi, trasportando tutto il materiale nel mio zaino e dormendo in una baita a Gorakshep, potevo partire da lì direttamente verso la montagna, trascorrendo solo una notte fuori. Questo tipo di spedizione è ciò che assomiglia di più a ciò che faccio in Norvegia o nelle Alpi. Quasi non richiede logistica o alcun sistema complesso come quelli che di solito hanno spedizioni (tende, portatori, cuochi …). Quindi, ho con me solo ciò che posso portare da casa.”

“È stato speciale stare da solo in montagna – conclude Kilian –  Carlos era l’unica persona a C2. Farlo in un’unica spinta è un’esperienza estremamente potente per me. Mi sento come un animale che tenta di arrampicarsi. È il modo in cui mi sento più connesso alla montagna e sarebbe molto difficile per me provare questa sensazione in un altro stile, o con una logistica diversa o in altre stagioni dell’anno. Sebbene l’obiettivo sportivo sia molto difficile da raggiungere, ciò che mi spinge è molto più intenso e positivo per me.”   (Fonte e appofondimento)