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1 Dicembre 2022

La mia tenda, la mia casa…

Groenlandia: dal diario di fine agosto

Due mesi in tenda e oggi mi sono svegliato in un albergo, sempre in Groenlandia.


Vado a fare colazione tardi. Nella sala da cinquanta coperti ci sono due coniugi americani, oltre ai ragazzi Inuit che servono ai tavoli. Sono da solo dall’altro lato della grande sala.

La signora from USA si alza e va prendere il te; cammina decisa proteggendo la borsa sotto il braccio, tenendola super stretta, con il bicipite che penso le stia incrinando le coste.

Torna a tavola dal marito e si rilassa, appoggiando finalmente la borsa, non a terra ma su una sedia vicina, molto vicina, vuota, come le altre quarantasette.

Semiotica etnica, iconografia in iconologia: gli Inuit non vedono il suo gesto, o meglio non lo possono capire, perché per loro il furto non esiste.

Non riescono a comprendere.

Io sì però… e vorrei chiederle: “signora mi sta dando del ladro oppure a uno dei ragazzi Inuit che le stanno premurosamente servendo la colazione?”

Perché ci deve misurare con la sua moneta?

Mi ricordo quando Robert mi diceva che alcuni “hanno la città nella testa”.

Voglio tornare in tenda.

Christian Roccati
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