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17 luglio 2017

Cultura · Appennini · Aree Montane · Italia · Marche

La rinascita post-sisma passa attraverso la cultura

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A Smerillo prende il via il Festival “Le Parole della Montagna”

C’è un piccolissimo Borgo medievale, proprio sotto i Monti Sibillini, in provincia di Fermo, dove non c’è proprio nulla, fuorché i luoghi stessi, gli odori, i panorami sconfinati, i colori. Un piccolissimo Borgo dove vivono solo 50 anime e dove incredibilmente non si compra e non si vende nulla, dove la principale risorsa economica è il turismo. Il terremoto che ha interessato tutto il Centro Italia, non ha risparmiato il piccolo Borgo, lasciandogli ferite difficili da risanare che lo hanno sottoposto al rischio di spopolamento ed hanno drasticamente allontanato i turisti.

Per ripartire e rilanciare il territorio, Smerillo ha voluto puntare proprio su quel nulla facendolo diventare occasione per trovare l’essenziale ed ambientazione ideale per un festival di spiritualità, Le Parole della Montagna, che partendo dalla sacralità della montagna, parla un linguaggio simbolico e trascendente.

Sarà, infatti, per la sua verticalità e l’altezza vertiginosa, la sua vicinanza al cielo e la sua inaccessibilità, ma la montagna, fin dalle più antiche culture, è dimora degli dei, luogo di unione fra il cielo e la terra, via per la quale l’uomo può elevarsi alla divinità e la divinità rivelarsi all’uomo.
Non è certamente un caso, che l’incontro con Dio avviene sempre nelle altitudini; sul Sinai, Dio consegna a Mosè le tavole della legge; sul Monte Oreb, Dio si rivela ad Elia; in Tibet, il Kailash è dimora di Shiva; in Grecia, gli dei risiedono sull’Olimpo; è ancora un monte, il Golgota, il luogo del sacrificio supremo.
Con un programma contenitore di incontri, poesia, escursioni, musica e spettacolo, arte, convivialità, il festival chiama a raccolta filosofi, artisti, poeti, musicisti, teologi, alpinisti, per dare voce alla montagna che parla non solamente di escursionismo, natura, conquista di vette, ma parla soprattutto un linguaggio simbolico ricco di significati trascendenti.

arch. Le Parole della Montagna, Facebook

Quello che interessa poco al festival di Smerillo è, infatti, il clichè della montagna-panorama, della bellezza di certi scenari naturali, quell’atteggiamento sentimentale e retorico, che segue standard di un certo lirismo quasi ottocentesco. Ma sono lontani dal festival anche gli ideali di eroismo, in cui il rischio è l’esasperazione di una fisicità fine a sé stessa che comporta l’idealizzazione della prestazione agonistica e conduce ad un eccessivo soggettivismo che genera spirito di competizione e corsa al primato, una tensione appropriante propria dell’uomo, secondo la quale tutto deve essere conquistato, posseduto, con la conseguenza di abbassare le montagne piuttosto che ascenderle.
Quello che interessa al festival, invece, è vedere e vivere “esteticamente” la montagna, lasciare che le esperienze personali che si consumano in montagna si riempiano di significati simbolici e trascendenti e si rivestano di sacralità.
In quanto luogo di incontro con il divino, la montagna diviene, così, simbolo di stati interiori trascendenti, dove si consuma un processo di superamento della condizione umana, che permette il ricongiungimento con il nostro centro, con il divino che è in noi o in termini psico-analitici, permette che l’Io vada in cerca di Sé.
L’ascensione alla vetta ha così un nuovo significato che va ben oltre il concetto di conquista, intesa come impossessamento.
Mentre l’ascesa alla montagna, intesa in termini agonistici è destinata ad esaurirsi nel tempo, quando tutte le vette saranno state scalate, l’esperienza di montagna, simbolicamente intesa quale scalata della propria Montagna Sacra, è un cammino inesauribile.
Sorge allora, il senso che ogni andare, ogni ascendere, ogni conquistare, è un mezzo di espressione di una realtà immateriale, che diventa parte integrante di quell’individuo, che dopo l’esperienza di montagna, non scende più dalla vetta alla pianura, perché la montagna rimane una sua parte integrante, perché il simbolo è diventato realtà.
Con questa filosofia, il festival vuole essere luogo dell’alterità, occasione feconda per un dialogo con sé e con l’altro o Altro con la maiuscola.

Smerillo. Foto: arch. Le Parole della montagna, facebook

Un festival per chi ascolta e si ascolta, per ogni sensibilità attenta all’Uomo nel suo cammino interiore.
L’intero programma ruota tutto intorno ad una parola suggerita appunto dalla montagna, che quest’anno è “fragilità”.
La fragilità negli slogan dominanti è immagine di un’esperienza debole, malata, da combattere e, dove ciò non fosse possibile, da nascondere; il festival invece, vuole provare ad offrire un’immagine di fragilità come strumento che permette all’uomo di percepire il senso del proprio limite, del mistero e quindi dell’indicibile e dell’invisibile, per acquistare, in una contraddittorietà solo apparente, la forza del vivere.
Tanti saranno i campi di indagine.
L’uomo è fragile, ma forse anche Dio è fragile, se non riesce ad evitare le grandi sofferenze del vivere (se ne parlerà in un dialogo ecumenico con cattolici, valdesi e battisti). Così come fragile è la realtà, azzerata con un semplice visore per il virtuale. E ancora, fragili sono le donne, martoriate dai propri uomini; ma fragili sono, ancor più, questi uomini che usano forza per trattenere e dominare le proprie donne.

Se ne parlerà, dal 16 al 23 luglio 2017, a Smerillo (FM), in un’edizione speciale post-sisma, che ospitando relatori illustri avrà l’obiettivo di rianimare il piccolo Borgo.
Partecipare, oltre che un’esperienza umanamente ricca, è anche modo per aiutare il piccolo Borgo marchigiano a risollevarsi.

Per info sul programma