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17 giugno 2019

Ambiente e Territorio

Legambiente per il 2019 assegna 17 bandiere verdi, 8 nere e 1 grigia

Fonte: Legambiente.it

Ecco il Rapporto Carovana delle Alpi 2019 di Legambiente

Ogni anno Legambiente fotografa la situazione ambientale e culturale dei territori montani e assegna tre riconoscimenti: bandiere verdi, per le pratiche innovative e le esperienze di qualità ambientale e culturale dei territori montani;  bandiere nere,  per le criticità e le lacerazioni del tessuto alpino; bandiere grige, quest’anno per la prima volta, ad indicare quelle ipotesi progettuali negative per l’ambiente.

Ecco il Rapporto 2019 di “Carovana delle Alpi”, la campagna d’informazione di Legambiente nata nel 2002 per difendere e  promuove il territorio alpino:

“Anche quest’anno netta è la prevalenza delle bandiere verdi, a dimostrazione di quanto le buone pratiche siano in costante crescita nelle aree montane e facciano ben sperare per il futuro. Un futuro dove è richiesto ai territori montani di fronteggiare con intelligenza gli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici. Com’è noto nelle Alpi essi sono più consistenti che altrove, infatti, ogni grado centigrado in più registrato nelle terre emerse corrisponde a un +2° sulle Alpi.

Interventi e buone pratiche volte alla mitigazione degli effetti climatici arrivano da Chamois (AO), unico comune italiano non raggiunto dalle auto che si sta impegnando nella progettazione di una Comunità energetica oil free. L’amministrazione comunale di Besenello (TN) si contraddistingue invece per l’impegno profuso negli ultimi anni nel sensibilizzare la comunità locale al problema dell’inquinamento da traffico e sull’assurdità della costruzione dell’autostrada A31 Valdastico Nord.

Sempre tra le amministrazioni comunali ci sono i due comuni veneti di Rocca Pietore (BL) e Feltre (BL), premiati per l’impegno prodigato in situazioni difficili come quelle conseguenti alla tempesta Vaia. Mentre gli abitanti di Chiaverano (TO) si distinguono per le attività di volontariato finalizzate alla messa in sicurezza di una vasta area della Serra dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea.

In difesa della biodiversità e per la sopravvivenza degli animali selvatici da anni si sta impegnando il CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) di Bernezzo (CN). La biodiversità è protetta e valorizzata anche dal comune di Merano (BZ) che ci rammenta il ruolo che le città alpine possono e devono svolgere nella conservazione di tale prezioso patrimonio. Diversi studi suggeriscono che le specie alloctone hanno più successo nelle città rispetto alle aree rurali o naturali perché gli habitat profondamente modificati dall’uomo promuovono la loro diffusione (Gaertner et al., 2017). Un ruolo, quello delle città, particolarmente utile laddove le aree rurali sono pressoché dedicate all’agricoltura intensiva, come accade nella regione del Trentino Alto Adige con la coltivazione delle mele e della vite, anche attraverso un uso massiccio di pesticidi.

A Forni Avoltri, in Friuli, la cooperativa COOPMONT di Collina formata da un gruppo di giovani si sta prodigando per la salvaguardia e la tutela della biodiversità agricola conservando antiche varietà orticole. Sui monti Lessini (VR) si mantengono in vita tradizioni locali come la transumanza e l’allestimento delle carbonare. Due piccole perle di cultura locale a presidio delle antiche tradizioni.

Ci sono poi Istituti di ricerca che si propongono come esempi all’avanguardia nel campo della sostenibilità ed è il caso del Monviso Institute di Ostana (CN) dove tra le tante attività un docente universitario di Lugano organizza corsi all’interno del master di «Economia Internazionale e Turismo». La qualità culturale del territorio montano si esprime anche con nuovi modelli didattici di Scuola Alpina, come accade in Lombardia con gli Istituiti scolastici partner del progetto YOUrALPS combinazione tra l’istruzione scolastica con il patrimonio culturale e naturale della regione alpina, per promuovere la consapevolezza delle giovani generazioni, lo sviluppo sostenibile e la tutela dello spazio montano.

Non mancano i buoni esempi di mobilità sostenibile locale come il progetto “Bouzaté” (Muoviti), proposto da un cittadino del Comune di Charvensod (AO), per incentivare la mobilità sostenibile casa/lavoro/casa. Nel bergamasco è stato completato il percorso delle piste ciclabili delle valli bergamasche, particolarmente utile in un contesto caratterizzato esclusivamente da grandi infrastrutture trasportistiche. Mobilità e turismo dolce caratterizzano le bandiere verdi assegnate all’Associazione Sentieri Alta Val Malone (TO) e alla Cooperativa “La Scluse” che ha riaperto la stazione ferroviaria dismessa di Chiusaforte in Friuli.

Alla Regione Piemonte arrivano ben due bandiere di opposta tendenza: una nera e una verde. La bandiera verde è per la legge sulla montagna approvata dalla giunta precedente. Una buona legge che speriamo sia ben applicata nei mesi a venire, ma che mal si accompagna ai cospicui finanziamenti regionali per il mantenimento di impianti sciistici perennemente in perdita oltre che ai consistenti fondi per l’innevamento artificiale delle piste piemontesi (questi ultimi oggetto della bandiera nera). L’evidente discrepanza tra le finalità moderne e di ampio respiro della legge sulla montagna e l’accanimento terapeutico nel sostenere modelli di sviluppo superati lascia intendere una sorta di schizofrenia dell’amministrazione pubblica che mal si accompagna all’impellente necessità di rispondere in modo coerente ai cambiamenti climatici in atto.

Niente di nuovo sotto il sole quindi per quanto riguarda le bandiere nere. Nella quasi totalità dei casi osserviamo il reiterarsi dei soliti progetti dannosi per l’ambiente, in completa assenza di sguardi lungimiranti rispetto a quel che potrà essere il futuro delle Alpi. Tra questi si annovera il patrocinio del comune di Costa Volpino (BG) per le attività del Campo Volo Nord in contrasto con tutte le politiche di turismo ecocompatibile e in spregio alle caratteristiche fisico- morfologiche e ambientali dell’area destinata ad essere cuore del Parco Locale. Sempre in Lombardia c’è il comune di Livigno (SO) che riceve la bandiera nera per l’inadeguata e incontrollata programmazione urbanistica che continua a pervadere la valle dello Spöl. All’ANAS invece va la nera per le pesanti inadempienze e la scarsa trasparenza nella gestione del cantiere Tenda Bis (CN).

La Giunta Regionale della Regione Valle d’Aosta incassa il riconoscimento negativo per aver fatto propria, attraverso atti pubblici e amministrativi, la scelta dell’assurdo collegamento intervallivo tra la Valtournenche e la Val d’Ayas attraverso il Vallone delle Cime Bianche. Anche alle province autonome di Trento e Bolzano sono assegnate due bandiere nere. Alla prima, quella di Trento per le recenti decisioni non in linea con la tutela dell’ambiente e della fauna alpina. La seconda, di Bolzano riceve la bandiera per l’emanazione di una delibera che autorizza l’impiego di pesticidi potenzialmente pericolosi per l’ambiente nelle aree di tutela delle acque potabili, in un territorio già pesantemente sottoposto all’uso di queste sostanze impattanti.

Una bandiere nera è assegnata al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia per le affermazioni proferite riguardo alla tutela del territorio in occasione di una situazione grave come quella verificatasi con la tempesta Vaia. Perché i danni all’ambiente non si fanno solo con progetti impattanti ma anche costruendo una rappresentazione scorretta della realtà.

In ultimo ci sono le bandiere grigie, una sperimentazione che inauguriamo con il caso del Friuli Venezia Giulia. Le bandiere grigie sono ipotesi progettuali che Legambiente ritiene negative per l’ambiente qualora fossero realizzate. Con la bandiera grigia assegnata al dirigente sportivo Enzo Cainero per l’intenzione di portare il giro d’Italia sul Monte Lussari, località montana di grande pregio storico e naturalistico, l’associazione si inserisce nel dibattito mediatico segnalando la preoccupazione per quanto potrebbe accadere e al contempo introducendo elementi di proposta.

Sempre nel campo delle idee progettuali, appena accennata all’interno della bandiera nere al Trentino vi è l’ipotesi dell’autostrada Valdastico Nord per il tratto trentino. Al di là dei costi e dell’impatto di un‘opera come questa, vorremmo ancora una volta ricordiamo che l’Italia ha sottoscritto nel 2012 il protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi, trattato internazionale che dal 1991 unisce tutti i Paesi alpini e l’Ue nell’intento di salvaguardare l’ecosistema alpino. Secondo il protocollo trasporti di tale convenzione, le parti contraenti si astengono dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino: progetti stradali di grande comunicazione per il trasporto intra alpino dovrebbero soddisfare requisiti che sicuramente non sono soddisfatti dalla Valdastico Nord, a partire dalla sua economicità.”

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