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8 febbraio 2018

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Nessun riparo per Tomek Mackiewicz sul Nanga Parbat, in attesa dei soccorsi

Elisabeth Revol e Tomek Mackiewicz sul Nanga Parbat a 6900 metri. Foto: E. Revol. Fonte: vsd.fr

Secondo quanto raccontato da Elisabeth Revol alla francese VSD, emerge un nuovo particolare  in merito alla tragica vicenda del Nanga Parbat

Riportiamo la parte dell’articolo di Eliane Patriarca realizzato per la francese VSD, in cui la Revol precisa che Tomek Mackiewicz avrebbe atteso i soccorsi fuori dal crepaccio dove, inizialmente, era stato condotto dalla Revol. La francese, successivamente, lo avrebbe riportato sul plateau ghiacciato.

La traduzione è di Gazzetta.it:

Verso le 19 Elisabeth lancia l’allarme con un sms a suo marito e a Ludovic Giambiasi, amico alpinista che, da Gap, l’assiste via telefono: “Bisogna chiamare i soccorsi. Tomek sta male”. Nella notte nera, lei trova un crepaccio dove far stendere il suo compagno al riparo dal vento impetuoso. All’alba, Elisabeth si dirige verso il loro ultimo campo per portare da mangiare, bere e per coprirsi. Ma è impossibile ritrovare il bivacco in quella zona di crepacci. Nuovo testo da Ludovic: “L’elicottero salirà a recuperare Tomek a 7200 metri, ma tu devi scendere a 6000 metri perché loro possano recuperarti”. Elisabeth raggiunge il suo compagno e gli spiega: “Era d’accordo. Ho impiegato due ore per riuscire a farlo uscire dal crepaccio”. Elisabeth invia il punto GPS della posizione, 7200 metri. Contro la sua volontà, ma rassicurata del fatto che sia il solo modo di salvare entrambi, comincia a scendere su una via attrezzata con le corde fisse (la Kinshofer, ndr). A 6700 metri un nuovo messaggio di testo: “Non ci sarà nessun soccorso questa sera. Domani”. Una nuova notte all’addiaccio senza riparo, senza qualcosa da bere e da mangiare. “Tremo, sono in collera, non capisco perché gli elicotteri non arrivino. Non c’è vento! E sono separata Tomek”.