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18 ottobre 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Nirmal Purja verso lo Shisha Pangma: impiegherà 6 o 7 mesi per completare i 14 Ottomila?

Nirmal Purja. Fonte: Instagram

L’ex Gurkha dell’esercito britannico è in partenza per il suo 14mo Ottomila

“Finalmente, abbiamo ottenuto il visto per la Cina questa mattina e tra poche ore partiremo per la nostra missione finale”, è il messaggio postato pochi minuti fa da Nirmal Purja sui suoi canali social.

“Sei mesi sono sufficienti”, ha affermato ultimamente Nirmal Purja, nel ringraziare le istituzioni, i governi e gli amici coinvolti nel Project Possible per aver ricevuto il permetto speciale per il Tibet dove completare l’ultimo dei suoi 14 Ottomila in tempi record. L’ex Gurkha dell’esercito britannico ha sempre dichiarato che gli sarebbero voluti sette mesi per scalare tutte le vette ma,  considerata la velocità con cui ha conquistato uno alla volta i colossi himalayani, non è detto che non riesca a chiudere il progetto un mese prima.

Ciò significa che ha sei giorni per arrivare in Tibet, raggiungere con un veicolo  il cosiddetto “drivers’ camp”, camminare per 16 km fino al campo base e scalare lo Shisha Pangma.

Purja e i suoi sherpa probabilmente utilizzeranno ossigeno supplementare  e fisseranno le corde man mano che saliranno sulla montagna.

 

 

Shisha Pangma (8.027 m)

Shisha Pangma. Fonte Wikipedia. Foto: Dirk Groeger

Lo Shisha Pangma è la più bassa delle vette di 8.000 m e l’unica situata interamente in Tibet.  È stato l’ultimo ottomila ad essere conquistato a causa della sua posizione e delle restrizioni politiche imposte dalla Cina.

Di solito viene scalata dal versante Nord, lungo la  Northwest Ridge, la via della prima salita cinese del 1964.

Alcuni scalatori si fermano sulla spalla situata esattamente a 8.000 m. Altri decidono di accontentarsi del vertice centrale dello Shisha Pangma (8.008m), una buona opzione  per coloro che vogliono solo superare gli 8.000 metri, ma non per quelli che collezionano vette e vogliono raggiungere il punto più alto. In tal caso devono salire dalla Est, per raggiungere gli 8.027 m, all’estremità di una cresta a lama di coltello, che spesso può essere ulteriormente complicata da vento forte o nebbia.

Poiché lo stato della cresta a ottomila metri è un elemento sconosciuto e può compromettere in modo decisivo l’accesso al vertice principale, ci sono fino a tre varianti che offrono una traversata inferiore per collegarsi con la cresta Est e raggiungere la cima da lì. Questa variante è stata scalata per la prima volta dagli austriaci Ewald Putz e Egon Obojes,  negli anni ’80. Successivamente i russi Sergei Bogomolov e Vladimir Oleynik ne aprirono una più in basso nel 2002 e lo spagnolo Iñaki Ochoa de Olza ne tracciò un’altra nel 2006, tra le due precedenti.

Poi, ovviamente, c’è sempre la parete Sud-Ovest: elegante, altamente tecnica, come una classica parete nord delle Alpi,  scalata in stile alpino negli anni ’80 dai britannici  Doug Scott, Alex Macintyre e Roger Baxter-Jones. (Fonte: explorersweb)