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16 aprile 2019

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Nives Meroi e Romano Benet verso l’inviolata parete Sud del Kangbachen (7.902 m)

Nives Meroi e Romano Benet. Foto: selfie di R. Benet/facebook

La coppia tenterà una cima secondaria del Kangchenjunga, salita per la prima volta nel 1974. Obiettivo di Meroi e Benet: aprire una nuova via attraverso la cresta Sud-Est

Nella primavera del 2017,  Nives Meroi e Romano Benet raggiugono la vetta dell’Annapurna (8.091 m) diventanto la prima coppia in assoluto a completare insieme tutti i quattordici ottomila, senza ossigeno supplementare.

I due celebri alpinisti (coppia anche nella vita),  hanno ancora tanti sogni da realizzare in montagna e uno di questi si chiama “Kangbachen”, una montagna di 7.902 metri, poco nominata, poiché è considerata una cima minore del Kangchenjunga. In realtà, è la quinta vetta più alta del massiccio, dopo il picco principale (8.586 m), il Yalung Kang (8.505 m), il picco centrale (8.473 m) e il Peak Sud (8.476 m).

Foto arch. Romano Benet/Nives Meroi

Si trova sulla lunghissima cresta occidentale, completamente in territorio nepalese (il picco principale si trova al confine con l’India). La cresta occidentale del Kangchenjunga si unisce al picco principale attraverso lo Yalung Kang e poi scende su un piccolo altopiano sopra i 7.700 m, sul cui versante Nord sorge il Kangbachen. Più a ovest, la cresta continua a scendere a circa 6.675 metri, per poi elevarsi nuovamente nello Jannu (7.710 m).

L’idea di Nives Meroi e Romano Benet, già partiti alla volta dell’Himalaya, è di tentare di aprire una nuova via sul Kangbachen, attraverso l’inviolata cresta Sud-Est. Come sempre, lo faranno senza utilizzare ossigeno supplementare e senza l’aiuto degli sherpa.

La storia del Kangbachen

Nepal, Kangbachen (7.903 m). Foto: Edwin Schmitt

Non risultano precedenti tentativi di scalata del Kangbachen dal versante meridionale. Tutte le spedizioni hanno sempre seguito la stessa via, sul versante Nord-Ovest.

I primi ad arrivare sul versante Nord furono i componenti della  spedizione tedesca guidata da Günter Oskar Dyhrenfurth nel 1930 che provò a salire il Kangchenjunga. Nel 1949, una spedizione svizzera si avventurò sul versante Nord-Ovest, per poi ritirarsi senza raggiungere i 5.500 metri di quota.

Una grande spedizione jugoslava, nell’autunno del 1965,  stava per raggiungere la vetta; Paule Dimitrov, Tone Sazonov e due sherpa si ritirarono a 7.600 metri a causa del freddo e dei congelamenti che colpirono Sazonov. Anche i giapponesi dovettero arrendersi nel 1973 dopo aver raggiunto i 6.550 metri a causa delle condizioni della neve e dell’alto rischio valanghe.

Il 1974 fu l’anno del Kangbachen. Quella primavera, una spedizione polacca realizzò la prima salita dalla parete Nord-Ovest. Dopo un mese e mezzo di spedizione, cinque dei suoi membri raggiunsero la vetta il 26 maggio: Kazimierz Olech, Wojciech Branski, Wieslaw Klaput, Marek Malatynski e Zbigniew Rubinowski.

E nell’autunno di quello stesso anno, venne effettuata la  prima e unica ripetizione della via e anche l’ultima salita conosciuta. Fu firmata di una squadra slovena (sotto bandiera Jugoslava), che portò  in vetta 10 dei suoi membri, in tre diversi momenti: il 29 settembre raggiunsero la vetta Stane Belak-Strauf, Roman Robas e Peter Scetinin; il 5 ottobre, Janez Dovzan, Franc Jeromen e Marjan Manfreda; e il 6 ottobre Zvone Andrejcic, Rado Riedl, Tone Trobevsek e Nima Sherpa.

Da allora, non ci sono stati più vertici. Delle tre spedizioni che hanno tentato di scalare il Kangbachen, due non hanno nemmeno raggiunto la montagna, e gli italiani – guidati  nel 1984 da Dante Porta – si sono ritirati a circa 6.000 metri. (Fonte: Desnivel)