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3 Aprile 2017

Hiking e Trekking · Vertical · Walking · Ambiente e Territorio · Aree Montane · Italia · Trentino Alto Adige

Perdersi nell’attimo. Ferrata piccolo Cir.

Sono settimane che ho il telefono del lavoro che squilla di continuo, che corro dalla mattina alla sera e mi accorgo di non avere tempo da dedicare a me stesso. Mi sono interrogato chiedendomi se realmente non ho tempo da dedicarmi oppure sono io che non me lo prendo e continuo a farmi trascinare in questo vortice frenetico giorno dopo giorno. Mi dico che è ora di fermarmi un attimo e prendere del tempo per me.

Non so se anche per voi è lo stesso ma ci sono luoghi che ci fanno star bene, che fanno bene all’anima. Per me uno di questi posti è la Val Gardena e decido di andare ad ammirare il tramonto sulla cima del piccolo Cir. Giungo al passo Gardena che sono ormai le 17.00. Devo sbrigarmi altrimenti arriverò in cima che il sole è già sceso. Mi cambio gli abiti spogliandomi di quelli da lavoro e indosso quelli per andare in montagna. Preparo lo zaino: acqua, imbrago, cordino, caschetto, guanti e una barretta energetica.

Il calore che emana ancora il sole sembra quello di una bellissima giornata primaverile. Parto: la neve a bordo pista scricchiola lievemente cedendo di tanto in tanto al peso del mio corpo. Saluto con un cenno alcuni sciatori che sicuramente han fatto chiusura su al Dantercepies e che stanno scendendo lentamente verso Col Fosco, magari con in corpo qualche grappino di troppo. Seguo i cartelli per la “Pitla Cir” e imbocco il ripido sentiero che mi porterà all’attacco della ferrata. Mi accorgo di avere il passo deciso di chi va di fretta.  Dentro di me mi dico che nonostante sono al limite con il tempo non posso correre anche qui e decido di rallentare cercando di assaporare il paesaggio dolomitico. Subito prima di un piccolo salto roccioso mi fermo ad ammirare il Sasso Lungo con lo Sciliar sullo sfondo. Le vette innevate delle montagne che mi circondano combattono una battaglia purtroppo persa in partenza con la primavera che avanza ai loro piedi. Quest’anno l’inverno dicono sia stato solo un dolce ricordo.

Arrivo brevemente all’attacco della ferrata. Poso lo zaino a terra, indosso l’imbrago con il suo kit e mi metto il caschetto in testa.  Prima di attaccare la ferrata bevo un sorso d’acqua: la temperatura stranamente alta mi ha fatto sudare parecchio. Parto! La ferrata incomincia subito con una scaletta in ferro e poi su roccia molto buona. Purtroppo ho le scarpe bagnate e ogni tanto fatico a non scivolare coi piedi sulla roccia. Anche se è una ferrata breve devo stare attento. Mi gusto ogni singolo movimento ricercando sempre l’equilibrio perfetto. Giungo ad un esposto traverso con il maestoso gruppo del sella che ne fa da cornice. Mi fermo ad ammirare il paesaggio ma poi decido di ripartire subito. Continuo per la breve ferrata fino ad arrivare dove il cavo termina per un breve sentiero che porterà all’ultimo salto roccioso di qualche metro prima della cima. Decido di scattare una foto quasi a voler fermare il tempo. Sono solo.

 

Poco dopo sono in cima. Adoro questa cima nonostante una sua parte sia crollata mostrandola quasi come fosse ferita. E’ molto piccola ed ha una visuale a 360 gradi bellissima. Poso lo zaino a terra e tolgo il caschetto. Mi siedo con il viso rivolto verso la Val Gardena. Le luci dei paesi sembrano tante piccole lucciole che incominciano a vincere la luce della giornata diventando sempre più forti. Le nuvole sono lontane e cercano di nascondere il sole che piano piano lascerà il posto alla notte. Quasi senza accorgermene chiudo gli occhi cercando di assaporare al massimo questo momento. Silenzio. Non un rumore.

La mia mente è li, presente in quel preciso attimo. Nessuna distrazione. Il respiro è lento quasi a voler cercare di gustare ogni boccata d’aria come se fosse il mio cibo per vivere. Il mio corpo è completamente rilassato. Posso ascoltare ben scandito il battito del mio cuore. Il suo ritmo lento mi comunica di non aver fretta, di aspettare ancora un pò.

Purtroppo siamo in un momento in cui nel mondo la maggior parte delle persone non ha tempo. Abbiamo macchine veloci per spostarci, telefonini sempre connessi ad internet con cui possiamo sentire, scrivere o chiamare in qualsiasi parte del pianeta ma quando incontriamo qualcuno spesso gli diciamo che non abbiamo avuto tempo per chiamarlo, per andarlo a trovare. Credo sia il paradosso dei giorni d’oggi. Più la tecnologia avanza e più invece di donarci tempo prezioso per noi ce lo facciamo sottrarre. Immerso nei miei pensieri con gli occhi chiusi riesco a perdermi nell’attimo e il tempo non ha più importanza.

Apro gli occhi e mi accordo che devo assolutamente scendere. Mi alzo in piedi, mi guardo attorno sorridendo alle cime che mi circondano quasi per volerle salutare. Casco in testa, zaino in spalla e incomincio a scendere per il canalone tra un misto di neve e roccia. La discesa è più complicata del previsto e quasi completamente al buio ma arrivo presto al sentiero che mi riporterà al passo Gardena. Proverò a riportare nel quotidiano il dono che mi ha fatto il Piccolo Cir facendomi perdere nell’attimo a riscoprire l’importanza di prendersi del tempo per se.