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22 marzo 2019

Primavera 2019. Spedizioni alpinistiche in Himalaya

Nord dell’Everest. Fonte: Desnivel

Su Everest, Lhotse, Annapurna, Kangchenjunga, Makalu, Dhaulagiri e Jannu, i progetti alpinistici più interessanti della primavera 2019

Sugli Ottomila del Nepal è iniziata la stagione alpinistica primaverile.  Sull’Everest, gli Icefall Doctors, una squadra di otto sherpa specializzati, hanno iniziato ad attrezzare il percorso attraverso il Khumbu Icefall e lo hanno assicurato con scale e corde. Alcuni agenzie di spedizioni commerciali hanno già mandato i loro operatori al campo base per preparare l’arrivo dei loro clienti ad aprile.

Sono centinaia gli scalatori desiderosi di vincere alcune delle  vette più emblematiche e, come sempre, l’Everest la farà da padrone in termini di candidati alla vetta.

Di seguito, alcuni dei progetti più importanti della primavera 2019, sia sull’Everest che su altre importanti vette.

 

Cory Richards ed Esteban “Topo” Mena, all’Everest

Come detto sopra, sul versante Sud dell’Everest, gli Icefall Doctors  sono al lavoro per attrezzare il tratto  più complesso della via normale, che collegherà il Campo base e il Campo 2. L’Icefall del Khumbu rappresenta la zona più rischiosa per le spedizioni dirette all’Everest, quindi gli otto  membri della squadra dovranno scegliere con cura e attenzione la via, tra un labirinti di ghiaccio e crepacci, per evitare incidenti.

La spedizione più interessante, dal punto di vista alpinistico, che si appresta a  tentere di aprire una nuova via sulla parete Nord dell’Everest, è quella di Cory Richards e Esteban ‘Topo’ Mena.   I due hanno individuato un canalone che sale direttamente dal Campo Base Avanzato sul versante sinistro della parete Nord.

Sul versante nepalese della montagna, sarà invece interessante seguire le azioni di  Furdiki Sherpa e Nima Doma Sherpa, due donne nepalesi che hanno perso i loro mariti mentre stavano lavorando sull’Everest; le due donne tenteranno la salita dell’Everest in memoria dei loro defunti consorti, per porre l’attenzione su un problema sociale e lanciare un messaggio positivo ad altre donne nella loro situazione.

Himalaya, Nepal: Everest visto dal Drukair II

Mr. Hong e Jorge Egocheaga, sulla Sud del Lhotse

Un’altra spedizione questa primavera tenterà di aprire una nuova via su un Ottomila e  sarà guidata dal coreano Sung-Taek Hong.  Tra i membri, alcuni alpinisti di altra nazionalità, tra i quali lo spagnolo Jorge Egocheaga. Scelta ancora una volta l’ostile parete sud del Lhotse, una delle più imponenti e insidiose dell’Himalaya.

Si tratta del sesto tentativo per Mr. Hong. L’alpinista intende aprire una via diretta, seguendo in gran parte le orme di Jerzy Kukuckza, che vi perse la vita nel 1989. Si tratta del primo tentativo primaverile, dal momento che le precedenti cinque spedizioni sono state effettuate in autunno.

Adam Bielecki, nuova via sull’Annapurna

Anche il polacco Adam Bielecki torna su una montagna che già conosce, per un secondo tentativo di salita.

Il suo obiettivo è aprire una nuova via sulla parete Nord-Ovest dell’ Annapurna, un versante che al momento conta un solo percorso, salito da Hans Kammerlander e Reinhold Messner nel 1985.

Nirmal Purja e Sergi Mingote, impegnati su diversi ottomila

Due progetti avranno l’obiettivo di raggiungere alcuni 8000 nel minor tempo possibile.
Da un lato, Sergi Mingote,  che intende completare nel 2019 la seconda parte del suo progetto 2x3x8000. In programma per la primavera, il suo tentativo su Lhotse, Everest e Kangchenjunga, senza ossigeno supplementare. Se l’impresa andrà a buon fine, Mingote sarà la prima persona a scalare le tre montagne più alte del mondo in meno di 365 giorni (il K2 è stato scalato la scorsa estate).

Sull’altro fronte, l’ex-gurkha dell’esercito britannico Nirmal ‘Nims’ Purja sarà impegnato a sviluppare nel 2019 la prima parte del suo “Possible Project 14/7”, che consiste nello scalare  quattordici ottomila in soli 7 mesi . In primavera, l’alpinista prevede di salire in Nepal sei ottomila: Everest, Lhotse, Kangchenjunga, Makalu, Dhaulagiri e Annapurna, con il supporto di ossigeno supplementare.

Dmitry Golovchenko e Sergey Nilov, al Jannu

Infine, uno sguardo su una montagna che non raggiunge gli 8.000 metri, lo Jannu (7.710 m) , l’obiettivo della spedizione  dei russi Dmitry Golovchenko e Sergey Nilov è la parete Est, dove si trovano già  da diversi giorni. Ieri hanno raggiunto i  6.450 metri di quota circa.

Ricordiamo  che il loro compagno di spedizione, il polacco Marcin ‘Yeti’ Tomaszewski, ha abbandonato il tentativo a causa dell’alto  rischio valanghe e per la mancanza di acclimatazione.

Questa mattina Tomaszewski li indicava oltre i 6.510 metri di quota.