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12 ottobre 2017

Climbing · Vertical · Alpi Centrali · Aree Montane · Italia · Lombardia

Standing ovation per Alex Honnold, a Barzanò

Palazzetto dello Sport di Barzanò stracolmo per Alex Honnold. Foto: Gianmario Besana

In duemila hanno assistito ieri alla serata con  il climber americano che ha stupito il mondo con i suoi free-solo

Ieri, mercoledì 11 ottobre, al palazzetto dello sport di Barzanò (LC) erano in duemila davanti ad Alex Honnold, il climber americano che ha stupito il mondo con i suoi free-solo.

Protagonista della serata è stata la scalata compiuta da Honnold il 3 giugno scorso: la prima free-solo sulla via “Freerider” del Nose a El Capitan, sulla più famosa big wall del mondo, in 3 ore e 56’ minuti. (video delle prime immagini della pericolosa salita).
Qualcuno ha detto è stata “come lo sbarco sulla luna” per l’alpinismo. Ma Honnold, 31 anni, non è uno che si autocelebra. La sua calma e la sua concentrazione, qualità probabilmente determinanti per le sue imprese in parete, hanno stupito quasi quanto la sua capacità tecnica.

“E’ probabilmente la più grande scalata della mia vita. Ma non chiedetemi quanto ho rischiato o se ho avuto paura: ognuno ha una sua “comfort zone” dove si sente sicuro e se ho compiuto questa scalata è perché me la sentivo. Ciò che differenzia la mia “zona di sicurezza” da quella di altri è il grado di preparazione, l’allenamento e il percorso che ho fatto prima di tentare una cosa del genere. Quando salgo in free-solo, conosco a memoria i movimenti di alcuni tiri, la mente è sgombra e ciò che conta è solo la sensazione sulla roccia”.

Serata a Barzanò: Longoni, Honnold, Calvi. Foto: Ganmario Besana

Honnold ha dedicato la serata a spiegare in che modo è arrivato a questa incredibile scalata. Ha parlato delle sue scalate precedenti in free-solo, dei tentativi fatti su Freeride prima della stagione invernale compreso quello concluso con una brutta caduta, della pressione psicologica dovuta alla troupe che seguiva la sua salita per ricavarne un film.
Noto anche per i numerosi film di cui è stato protagonista, tra cui ‘Alone on the Wall’, nominato agli Emmy, Honnold ha fondato un’organizzazione ambientale no-profit, la Honnold Foundation, con cui finanzia numerosi progetti, prevalentemente legati all’utilizzo dell’energia solare nelle zone povere del mondo.

Da Moonlight Buttres (7a, 365 m) nello Zion National Park, Utah alla parete Nordovest dell’Half Dome (6a, 670 m), Yosemite Valley, California, fino alla “Triple Solo”, concatenamento di Mount Watkins, Half Dome e El Capitan in meno di 24 ore, le sue salite hanno scritto la storia dell’arrampicata moderna e stanno appassionando le giovani generazioni. “Lo faccio per un senso di sfida – ha detto – ma il risultato è conoscere meglio me stesso.”.

Enorme l’entusiasmo del pubblico, che ha seguito i suoi racconti con stupore e applausi scroscianti. Moltissimi i giovani presenti in sala, venuti anche da molto lontano per questo eccezionale incontro in Italia con il climber americano che ha richiamato anche importanti rappresentanti della stampa nazionale.
“Dopo questo risultato ho preso una pausa – ha confessato Honnold -. Devo riappropriarmi della mia vita, che negli ultimi mesi tra la preparazione di El Capitan, la salita e tutto ciò che ne è seguito, ho lasciato un po’da parte. Ma ho tonnellate di progetti, sto valutando cose difficili, ma devo ancora trovare l’ispirazione giusta”.

In chiusura è salito sul palco Sergio Longoni, patron di dF Sport Specialist, che ha donato ad Alex Honnold una piccozza e dei ramponi dorati e ringraziato Luca Calvi per la preziosa collaborazione come traduttore ed interprete.