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6 agosto 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Team pakistano al CB del Rakhiot Peak (7.070 m) nel massiccio del Nanga Parbat

Fonte: Sa’ab Mohamed/twitter

Quest’estate nessuna spedizione è impegnata sugli Ottomila del  Karakorum a causa della pandemia di Coronavirus.  Solo un piccolo team locale sta tentando la conquista della prima vetta dell’anno: un Settemila secondario del massiccio del Nanga Parbat

L’alpinismo nelle grandi montagne del pianeta sta vivendo un anno orribile a causa della pandemia di coronavirus Covid-19. La stagione primaverile sull’Himalaya del Nepal è stata completamente cancellata, mentre sul versante tibetano permessi di scalata sono stati rilasciati solo ai cinesi, che ne hanno approfittato per firmare le uniche salite del 2020 all’Everest.

L’emergenza sanitaria globale non ha permesso al Pakistan di aprire i suoi confini al turismo internazionale in tempo utile per dare il via ad una normale stagione alpinistica estiva nel Karakorum. Sebbene il paese inizi ad allentare le restrizioni, nessuna spedizione è stata annunciata nel ghiacciaio del Baltoro, dove si concentrano i due Gasherbrum, il Broad Peak e il K2.

Gli occhi sono già puntati sulla stagione autunnale, che dovrebbe iniziare tra poche settimane sull’Himalaya del Nepal, dove ci sono speranze per spedizioni al Manaslu e persino all’Everest e Cho Oyu, che potrebbero vedere dei tentativi sui versanti meridionali.

Il team al Rakhiot

Sa’ad Mohamed. Foto; Shafaq-n-Kam

Nel frattempo, un gruppo di quattro alpinisti pakistani ha deciso di sfidare tutte le difficoltà e intraprendere un’avventura che sembra l’unica nel massiccio del Nanga Parbat, dove vorrebbero tentare il Rakhiot Peak (7.070 m), una vetta secondaria situata a nord-ovest della vetta principale della nona montagna più alta del pianeta. Ai margini della catena montuosa del Karakoram, la montagna è una sfida formidabile, in gran parte perché raramente viene scalata. La maggior parte delle squadre che affrontano il Nanga Parbat si concentrano sulla vetta principale di 8.126 metri. Di conseguenza, i suoi numerosi picchi secondari non sono altrettanto esplorati.

Il team è giunto ai piedi dell’imponente versante meridionale del Nanga Parbat il 3 agosto, noto come Rupal. I  componenti della spedizione – Sa’ad Mohamed (leader), Aheed Naveed, Asif Bhatti, Tashfeen e due portatori d’alta quota.

E’ già stato confermato l’arrivo del team al Campo Base, ad una quota approssimativa di 4.260 metri. “La vista è fantastica”, ha commentato Sa’ad Mohamed sulla sua pagina facebook.

Sebbene il team non abbia una connessione internet, pubblicherà aggiornamenti e video su Twitter e YouTube tramite il dispositivo di tracking di Mohamed.

Spedizione al Rakhiot 2020. Foto: Saad Mohamed

La prima salita del Rakhiot, nel 1932, non fu programmata

La cima del Rakhiot è stata conquistata, per la prima volta, in circostanze curiose nel 1932. Fu nell’ambito della prima spedizione guidata da Willy Merkl al Nanga Parbat, lanciata dal versante del Rakhiot. Di fronte all’incapacità di loro compagni di trovare una via  sicura per la cima, l’austriaco Peter Aschenbrenner e il tedesco Herbert Kunigk pensarono di poter trovare un percorso migliore attraverso la spalla  del Rakhiot. Si diressero lì con l’obiettivo di esplorare questa opzione e proseguirono  fino a quando si resero  conto di essere in cima e di aver firmato la prima salita di questa vetta secondaria.

Entrambi i protagonisti conclusero la spedizione con problemi fisici: Aschenbrenner con congelamenti e Kunigk all’ospedale di Gilgit con l’appendicite. Quella spedizione non raggiunse mai i 7.100 m. (Fonte)