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11 agosto 2017

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Valerio Annovazzi racconta la sua odissea sul Gasherbrum II

Valerio Annovazzi sul Gasherbrum II. Fonte: facebook

L’alpinista appena rientrato dal Pakistan racconta la sua avventura sul Gasherbrum II: dopo la vetta (8.035 metri), è rimasto bloccato per tre giorni a settemila metri

L’alpinista bergamasco Valerio Annovazzi, appena rientrato dal Pakistan dove il 21 luglio ha scalato senza ossigeno gli 8.035 metri del Gasherbrum II, racconta l’odissea dalla quale fortunatamente è uscito sano e salvo.

Se non fosse stato per i baschi Alberto Iñurrategi, Juan Vallejo e Mikel Zabalza che sono andati a prestargli soccorso fino a settemila metri probabilmente sarebbe andata diversamente.

“Sapevo che nessun elicottero sarebbe salito fin lì e quelli che avevano fatto la vetta con me non avrebbero avuto le forze per ritornare – spiega Annovazzi al quotidiano Il Giorno – Non avevo la radio e il telefono satellitare era al campo base. L’unico contatto con il resto del mondo era solo visivo. Dalla mia tenda vedevo il campo base e sapevo che da laggiù qualcuno vedeva i miei movimenti con un potente teleobiettivo.  Dal primo giorno in cui sono rimasto bloccato a settemila metri ero senza gas e quindi non avevo più nulla da bere. A un certo punto ho sentito qualcuno che chiamava “Valerio”. Lì ho capito che ero salvo”. 

Fino al giorno della vetta era andato tutto nel migliore dei modi. Erano le 9.30 di sera del 20 luglio quando Annovazzi e altri alpinisti di diverse nazionalità avevano lasciato le tende del campo 3 illuminando il loro cammino con la luce della lampada frontale.

“C’è un lunghissimo pendio da affrontare per arrivare verso la cima. Bisogna aggirare tutta l’ultima piramide. C’era neve farinosa e abbiamo impiegato dodici ore per arrivare sulla vetta – racconta Annovazzi che sulla montagna di ottomila metri si muoveva da solo, senza portatori, senza ossigeno e portando con sé tutti i materiali necessari per affrontare la salita. -. Anche in cima stavo bene. Non faceva così freddo. Quando siamo arrivati in vetta abbiamo fatto diverse foto e il tempo era bello”. La cima del GII è molto affilata, una cresta tagliente, sulla quale è difficile anche mantenere l’equilibrio per immortalare l’attimo con uno scatto. 

“A quel punto con la gioia della vetta mi sono accorto che mi era scesa tutta la tensione e con quello anche il fisico ha mollato. Me la sono presa comoda durante la discesa e sono arrivato al campo 3 che stava già facendo buio. Sono entrato in tenda e sono crollato”.

Il giorno successivo l’avventura sul GII ha preso una brutta piega…

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