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1 aprile 2020

Will to live: what else?

Una nuova sera, ancora al computer, tranquillo, sereno, rilassato.

Solo pochi giorni fa mi trovavo bloccato in Portogallo e ora a casa. 11 giorni di isolamento nella penisola iberica e 14 in quella italica. Da una casa di poco più che sedici metri quadrati a una di poco meno di venti, senza possibilità di uscire per un mese.

Eppure non sono stanco, non sono depresso, non sono maniacale: avrò qualcosa che non va? Alle volte me lo chiedo davvero.
Dopo aver rimpatriato i clienti-amici c’è stato il blocco e i voli aerei continuamente cancellati, le chiusure alle frontiere, le navi stracolme, le vetture già prenotate e comunque a prezzi indicibili. Se penso che la mascherina trovata in Portogallo è costata 18 euro… Una sola.

Uno spostamento non facile, la forte probabilità di prendere il virus nel tragitto o di rimanere bloccati, e tante altre cose in effetti.

Soltanto pochi giorni fa ero in Portogallo, in una stanza minuscola, senza potervi uscire, ma ancora pieno dei colori delle settimane precedenti.

Quando sono arrivato in casa ho dovuto allertare la Regione e quindi la ASL della mia presenza, contattare il medico curante e gestire svariate altre pratiche. Non avevo alimenti. Niente cibo di scorta dato che provenivo da mesi di lavoro; ho razionato quei pochi viveri considerandoli come fossero cinque pasti frugali e mi sono messo a caccia. Ho contattato ogni supermercato nell’arco di dieci km, ma nessuno accettava prenotazioni. Ho provato con i negozi di alimentari e con altre soluzioni.

Alla fine mi hanno indicato due numeri da chiamare, un macellaio che funziona anche come alimentari e un supermercato; ho provato, ma non c’è stato verso, perché era sabato. Così tenta e ritenta, sono riuscito a superare il week end e lunedì sera ho avuto la prima consegna di cibo e martedì pomeriggio la seconda. Ora sono a posto per una settimana.

Per un attimo mi è parso d’essere in montagna o nelle mie spedizioni. Controllare il campo, stare in salute, la presenza del rischio, la ricerca di scorte… Ne ho parlato con Matteo Della Bordella, mentre discutevamo di interviste, crisi e Patagonia, e lui mi ha fatto notare che quando si va in spedizione o viaggio, rimanendo bloccati in una tendina di due metri quadrati, senza doccia, riscaldamento, internet o qual’altra forma di benessere, non si fanno tante storie, ma lo si è scelto volutamente. Forse sta lì la differenza con la situazione attuale. Le persone ora ingabbiate, anche quelle non in isolamento, comunque non lo hanno scelto.

Non so che dire, eppure io mi sento molto bene. Normalmente mi trovo appeso in parete o corro per i boschi o gironzolo sopra o sotto il ghiaccio, magari in immersione. Eppure in questa micro casetta ho tutto al momento, soprattutto i ricordi. Quando mia nonna era viva, venivo qui e le sistemavo casa, ristrutturandola e ristrutturandola ancora, dalle parti più piccole alle più importanti. Mi nonna ora non c’è più e al momento io riposo in questo letto che ora mi accoglie; sarà così ancora per un po’ o forse per poco: chi può dirlo? Ma non ho modificato alcunché: la casetta è fatta a forma di mia nonna, e quando qualcuno entra tra questi antichi vicoli, è la sua accoglienza che avverte, non la mia.

Qui è davvero molto diverso da dove ho vissuto gli ultimi anni: in mezzo ai boschi, a poca distanza da laghi e pareti.  Non sembra c’entrare alcunché con me, eppure, spostando il piccolo tavolo in cucina ottengo uno spazio di circa due metri quadrati liberi. Lo uso per allenarmi in questi giorni di cattività, mixando sessioni dedite al fiato per l’alta montagna a circuiti mirati alle arti marziali. Il mio maestro ne ha creato uno da semplificare; invece di renderlo più facile l’ho farcito di esercizi anaerobici per distruggermi. Mi basta quel piccolo spazio e una sedia; l’ho poi modificato e mandato ai miei allievi che si preparano per le spedizioni.

Quando parlo dei grandi progetti alle conferenze comunico sempre un concetto: le ascensioni non iniziano al campo alto, ma mesi prima durante i magici allenamenti. Di fatto una parte di me è già a 7000 metri.

Le giornate scorrono così: veloci. Mi alleno, lavoro moltissimo; sto facendo una serie di video interviste ai grandi personaggi outdoor, atleti e veterani, artisti e letterati. Sto anche scrivendo due nuovi libri, uno di narrativa e una guida, curando la nuova edizione di altri tre.
…e poi preparo i prossimi viaggi in Italia, i corsi e le spedizioni extraeuropee che seguiranno.

Tutto ciò che avevo programmato, che avevo costruito con migliaia e migliaia di ore di lavoro, centinaia di notti completamente insonni, e sforzi immensi, è sparito. Non c’è più, il lavoro di anni. Dovrei dire che ho perso tutto, ma no, non lo dico, perché non è così. Sono sano, quindi ho tutto.

Proprio perché tutto il mio lavoro è stato cancellato che non c’è un istante da perdere, devo reinventarmi e crearne dell’altro. Proprio perché tutto sembra estremamente più difficile che devo rilanciare e dimostrare che posso creare il doppio di ciò che mi è stato portato via. Non c’è un istante da perdere.

Will to live.
Qualunque cosa accada …sopravviverò.

Christian Roccati
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