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20 Febbraio 2020

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Cultura · Alpi Orientali · Aree Montane · Italia · Trentino Alto Adige · Narrativa

Chiara Todesco

Le Signore delle cime

Storie di guide alpine al femminile

Dieci ritratti, tanti ricordi e aneddoti, dal Monte Bianco alle Dolomiti. La storia di dieci guide alpine donne che hanno affrontato le grandi montagne del mondo

Nel libro Le Signore delle cime di Chiara Todesco (libro autoprodotto, 2018), dieci guide alpine donne – Anna Torretta, Giovanna Mongilardi, Roberta Vittorangeli, Giulia Monego, Anna Monari, Renata Rossi, Serena Fait, Valentina Casellato, Giulia Venturelli, Monica Malgarotto – ,  raccontano cos’è per loro la montagna e cosa ha significato in passato e cosa significhi oggi essere donna in un ambiente prettamente maschile come quello dell’alpinismo.

Le donne guida arrampicano su pareti di roccia, granito, dolomia, sulle falesie e sulle cascate ghiacciate. Sono state sulle vette di tutto il mondo, sul ghiaccio dei nostri Quattromila e anche sugli Ottomila himalayani. Fanno canyoning, freeride e sci alpinismo, qualcuna è anche maestra di sci.

Una sfida continua che conciliano con il loro ruolo di donna, moglie, in qualche caso mamma.

Presentazione l’8 marzo a Pozza di Fassa

Il prossimo 8 marzo,  in occasione della Festa delle Donne, Chiara Todesco presenterà il libro nella Sala Consilare del Comune di Pozza di Fassa. Ospite Marika Favè, unica guida alpina del Trentino Inizio evento: ore 21.00.

La Prefazione di Lorella Franceschini (Vice Presidente Generale Club Alpino Italiano)

Parlare al femminile di alpinismo, una delle discipline tradizionalmente più maschili – e forse un po’ maschiliste – è ancora oggi una sfida aperta. L’universo femminile rappresenta il volto meno noto dell’alpinismo italiano ed internazionale, quello che fa meno notizia; donne che, da sempre, da quando questa disciplina è nata, compiono imprese straordinarie, sono spesso del tutto sconosciute.

E nonostante le donne alpiniste ci siano sempre state, e che oggi nel Club Alpino Italiano siano oltre 115mila, un terzo degli iscritti, è ancora importante e necessario sottolineare il riconoscimento del contributo femminile all’alpinismo e, in generale, l’assoluta parità di attitudini, ruoli e responsabilità tra i generi.

Certo, dal 1911, anno in cui Paul Preuss affermava che «La donna è la rovina dell’alpinismo», esprimendo ciò che molti pensavano, di strada ne è stata fatta parecchia, anche se non sempre in modo facile e indolore. L’idea che l’alpinismo, quello vero, quello con la A maiuscola, sia campo esclusivo del genere maschile ha impiegato molto, troppo tempo a morire.

Ci sono volute la forza e la determinazione di Mary Varale, scalatrice fortissima, che fra gli anni venti e trenta, lottò con il maschilismo imperante nella società e nell’alpinismo della prima metà del novecento.
In aperta polemica, si dimise dal Club Alpino Italiano nel 1935 per la scelta del CAI di non voler concedere la medaglia al valor atletico ad Alvise Andrich, colpevole di essere stato semplicemente suo compagno di cordata, nonostante l’alto valore della scalata intrapresa sul Cimon della Pala. Nella lettera che inviò al CAI di Belluno si legge: «In questa compagnia di ipocriti e di buffoni io non posso più stare, mi dispiace forse perdere la compagnia dei cari compagni di Belluno, ma non farò più niente in montagna che possa rendere onore al Club Alpino dal quale mi allontano disgustata anche per una ingiustizia commessa col rifiutarmi un articolo».

O lo spirito innovativo di Ninì Pietrasanta che negli anni Trenta si cimentò con salite di grande impegno fisico e mentale e che “Lo Scarpone”, organo di stampa ufficiale del Club Alpino Italiano, descrisse come: «Una gentile fanciulla che difende la propria passione nei confronti di un’opposta tendenza che vorrebbe vedere la donna vera solo sotto l’aspetto di un fiorellino ovattato, privo di energie e di colore, e senza un carattere e una propria personalità».

Negli anni più intensi della sua carriera di alpinista, Ninì Pietrasanta portava sempre con sé una cinepresa in 16 millimetri e una piccola macchina fotografica con cui documentava ogni scalata, ogni discesa sugli sci, ogni momento di convivialità in montagna. Fino ad allora, nessuno, al di fuori di Ninì Pietrasanta, aveva mai portato una cinepresa in arrampicata.

O ancora la determinazione di Adriana Valdo e Silvia Metzeltin, prime donne ad essere ammesse, solo nel 1977 e solo dopo molte polemiche e respingimenti, nel Club Alpino Accademico Italiano.

Certo, altri tempi, altre epoche, altro contesto sociale.
E oggi ci si potrebbe chiedere se ha ancora senso parlare di una “questione femminile” nell’alpinismo e se non sia discriminatorio e anacronistico trattare di donne e montagna.
In realtà c’è ancora tanto da dire e da scrivere, se non altro per ricordare quanto lungo e difficile è stato il cammino e per dare la tanto meritata visibilità a chi per tanto tempo è rimasto nell’ombra.
Ben venga perciò questa bella pubblicazione su ciò che significa essere Guida Alpina Donna oggi, che raccoglie le testimonianze e i racconti di dieci donne che hanno scelto di essere se stesse.

L’Autrice

Chiara Todesco è nata in una famiglia di alpinisti, ha ereditato fin da bambina la passione per la neve e le vette.

Giornalista con gli sci ai piedi, scrive di montagna e di turismo per il quotidiano “La Stampa” e per diverse testate specializzate.

Chiara vive e lavora un po’ a Milano, un po’ tra le montagne.


Le Signore delle cime

Autore: Chiara Todesco

- 2018

Pagine: 70

Prezzo di copertina: € 15


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