L’ALPINISMO INVERNALE NON E’ MARKETING
L’intervento di Simone Moro dal CB del Nanga Parbat

Foto da profilo Facebook di Simone Moro

“L’alpinismo invernale non è marketing, è semplicemente vero, romantico, antico, duro, e spesso anche tecnico…” – Simone Moro dal CB del Nanga Parbat

Sono passati due mesi da quando Simone Moro e Tamara Lunger sono partiti dall’Italia alla volta dell’Himalaya per il tentativo di prima invernale del Nanga Parbat.

Qualche giorno fa i due hanno lasciato la via Messner per tentare invece la via Kinshofer, unendosi agli alpinisti già presenti, Daniele Nardi, lo spagnolo Alex Txikon e il pakistano Ali Sadpara (ne avevamo riportato qua).

Proprio quest’oggi, Simone si è preso il tempo per pubblicare sul suo profilo Facebook un lungo intervento in cui illustra la situazione, ma soprattutto dal quale si capisce quali sono le condizioni e lo spirito con cui lui e i suoi compagni stanno affrontando questa impresa invernale. Sono frasi fitte che inanellano idee, sentimenti e tanta determinazione, e che veramente fanno quasi sentire sul posto chi le le legge, per cui vi invitiamo a seguirle fino in fondo.

Il passaggio che abbiamo ripreso nel titolo ci sembra poi particolarmente significativo, in un tempo in cui sembra di non poter più parlare di alpinismo romantico e diversa esplorazione…

E’ il 31 gennaio, la fine del secondo mese solare dalla nostra partenza dall’Italia. Una bella occasione per scrivere due righe dopo il lungo voluto silenzio che alcuni apprezzano, altri non comprendono, e altri ancora non tollerano. La comunicazione per me è uno strumento e non una droga o una dipendenza.

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AUDIO – RITORNO AL NANGA PARBAT
Il merito di aver rilanciato l’alpinismo invernale

Con i suoi 8.125 metri, situata in Pakistan, il Nanga Parbat è la nona montagna più alta della Terra, e con un rapporto tra vittime ed ascensioni tentate intorno al 28%, è il secondo ottomila (dopo l’Annapurna) per indice di mortalità.

Dopo la spedizione con Denis Urubko, tentata e fallita nel 2011-12, Simone Moro ora ci riprova lungo una nuova via: tenterà la prima invernale del Nanga Parbat, finora mai riuscita a nessuno nonostante 16 tentativi negli ultimi trent’anni, con David Goettler, lungo la via Schell sul versante sud Rupal (vedi foto); ad accompagnarli, in veste di reporter e story teller, anche Emilio Previtali.

Abbiamo raggiunto Simone con un’intervista telefonica quest’oggi, mentre si stava recando all’aereoporto di Malpensa per partire alla volta di Islamabad.
La solita chiacchierata energica e disincantata, questa con Simone Moro, nella quale non dà più del 15% delle possibilità di riuscita a questo ennesimo tentativo, ma anche l’occasione per prendersi il merito di aver rilanciato negli anni 2000 l’alpinismo invernale in Himalaya, dopo aver lui stesso messo a segno una trilogia di prime ascensioni invernali che hanno ridefinito i riferimenti in questo ambito: lo Shisha Pangma nel 2005, il Makalu nel 2009, il Gasherbrum II nel 2011.

Ascolta l’audiointervista a Simone Moro >

Lettore audio alternativo:

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Intervista di Andrea Bianchi – Mountainblog


SIMONE MORO
L’Everest è una metafora


SIMONE MORO A GEO&GEO

Simone Moro a Geo&Geo parla delle tematiche relative ai rifiuti lasciati durante le spediozioni agli 8000m, e non solo…..


JEEP® PEOPLE KALYMNOS CLIMBING FESTIVAL – Road Trip Day 2


“IO E DENIS ABBIAMO DECISO: RINUNCIAMO”
“È stata comunque una bellissima esperienza” – Audio

Simone e Denis infine hanno deciso di rinunciare al Nanga Parbat, almeno per quest’inverno: dopo un’altra notte di neve e vento, e soprattutto dopo che Karl Gabl ha annunciato ancora nevicate e venti forti in quota per le prossime due settimane, hanno valutato che poteva diventare problematico anche il ritiro dal campo base.

Non rimane rammarico, però: nel collegamento audio Simone ci conferma che ritengono di aver fatto tutto il possibile – sia dal punto di vista organizzativo, che strategico e alpinistico – di fronte ad un inverno particolarmente rigido ed eccezionale anche per l’Himalaya. (altro…)


LA PRIMA AL GII VINCE IL GOLDEN PITON
“I grandi 8.000 banalizzati in Europa”
Intanto ancora stop al Nanga Parbat

Mentre sono ancora bloccati dal maltempo al campo base del Nanga ParbatSimone Moro e Denis Urubkohanno ricevuto dagli USA la notizia di aver vinto ben due prestigiosi premi: il “Golden Piton”, una sorta di Piolet D’or americano attribuito dalla rivista Climbing, e il premio “Best of The Explorersweb” da parte del sito internet più importante al mondo sull’avventura e l’esplorazione.

La notizia, nel collegamento audio con Andrea Bianchi, diventa l’occasione per commentare il fatto che la prima invernale al Gasherbrum II ha suscitato più interessi favorevoli oltreoceano (vedi anche il premio al Filmfestival di Banff) che in Europa: secondo Simone nel Vecchio Continente – dopo il periodo storico della corsa ai 14 Ottomila – queste spedizioni himalayane estreme sono a torto banalizzate a causa dell'”affollamento” estivo delle vette più famose, mentre non si considerano le oggettive difficoltà di queste stesse spedizioni in condizioni invernali, quando più che i gradi di difficoltà sono i gradi sotto zero, le valanghe e le tormente a rendere queste salite delle vere e proprie imprese. (altro…)


ORE DI ATTESA PER LA PARTENZA DECISIVA – AUDIO

Dopo una settimana di permanenza al campo base, al momento in cui abbiamo raggiunto Simone telefonicamente – verso le 17.00 di oggi sabato pomeriggio ora italiana – la partenza programmata per domenica mattina era ancora in forse: nevica abbondantemente e il metereologo svizzero Karl Gabl prevede tempo brutto e forti raffiche di vento alle alte quote anche per tutto domani.

Sono dunque ore di attesa delicate, per quello che sarà l’attacco decisivo alla cima, una salita la cui durata prevista è di 5 giorni, senza possibilità di tagliare i tempi: Simone ci descrive quali saranno le tappe principali, i pericoli che dovranno essere affrontati, le temperature attese di -46 °C (percepite -60 °C!) mentre ci conferma che la lunga attesa al campo base non è assolutamente problematica al momento, nemmeno dal punto di vista mentale.

Ascolta il collegamento audio >


TORNATI DA CAMPO 3: LA PROSSIMA SALITA FORSE DECISIVA – audio

La spedizione è arrivata ad un punto che probabilmente possiamo definire “giro di boa“: lasciato da parte Ganalo Peak – troppo “complicato” per essere solo una cima di acclimatamento – Simone e Denis hanno in realtà raggiunto una quota di pari entità stabilendo di fatto campo 3 (6.600 m). Da lì, a causa della troppa nebbia e nonostante le buone condizioni della neve ghiacciata e dura, hanno resistito alla tentazione di salire ancora e hanno deciso di effettuare la discesa in un’unica tappa, ritornando ieri al campo base.

In questo collegamento Simone ci descrive la nuova via di salita che stanno di fatto tracciando – spiegandoci come non potrà mai essere una “normale” a causa dell’eccessiva lunghezza e dell’apertura difficoltosa a livello del ghiacciaio – e non nega che la prossima potrebbe essere la volta dell’attacco decisivo alla cima… prima però, sono necessari alcuni giorni di sosta sia fisica che psicologica, perché Nanga Parbat si sta rivelando una montagna non solo molto grande, ma anche mentalmente molto impegnativa!

Ascolta il collegamento audio con Simone >

Intervista di Andrea Bianchi


MARIO UN AMICO, SERVE QUALCHE GIORNO DI RIFLESSIONE – audio

Simone e Denis sono rientrati al campo base del Nanga Parbat dopo aver superato il ghiacciaio del Diamir e raggiunto quota 5.800, che diventerà ora il campo 2.

Ricevuta la notizia della morte di Mario Merelli, hanno deciso di rientrare contrariamente ai programmi che prevedevano di proseguire: una notizia simile – Mario era un caro amico per entrambi – richiede di essere elaborata, perché di fronte alla morte di un amico non basta che le cose stiano andando bene da un punto di vista alpinistico. È necessaria la riflessione, oltre al riposo fisico, prima di poter ritrovare la dovuta concentrazione…

Ascolta il collegamento audio con Simone >

Intervista di Andrea Bianchi