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31 agosto 2011

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SPEDIZIONE ALPINISTICA "FILA-SANTA CRUZ 2011" Aperte due nuove vie in Cordillera Blanca

Il 24 giugno 2011 il gruppo di alpinisti e documentaristi della spedizione biellese Fila-Santa Cruz 2011 è rientrato in Italia.
Positivo il bilancio della spedizione, seppur dopo la rinuncia alla cresta nord-est del Nevado Santa Cruz (6241 m).

Sulle Ande della Cordillera Blanca sono state, infatti, realizzate due nuove ascensioni: la prima salita al Gran Gendarme – Cresta Nord-Est (5800 m) del “Nevado Santa Cruz Principale” e la prima salita della Parete Est del “Nevado Santa Cruz Chico”.

Il team documentaristico formato da Maurizio Pellegrini, per la parte cinematografica, e Gonzalo Bavestrello, per la parte fotografica, ha seguito il gruppo alpinistico, composto da Enrico Rosso, Fabrizio Manoni e Paolo Stoppini,  fino a 5200 m, riportando piu di 3000 fotografie e di 10 ore di filmati.

Le riprese in parete sono state effettuate dagli stessi alpinisti.

Il materiale fotografico e i video prodotti, saranno utilizzati per  la realizzazione di un  film sulla spedizione e al tema del progetto: l’apertura di una nuova via come gesto creativo e la considerazione dell’alpinismo come una forma d’arte.

Di seguito, la relazione dell’impresa:

“Il giorno 7 giugno siamo partiti per piazzare un campo avanzato sulla via per raggiungere il Gran Gendarme che sostiene la cresta nord est del Nevado Santa Cruz.
Salito l´evidente canale
di neve alla base del Gendarme ( 5100 m ca.) la salita è proseguita per cresta fino al grande ghiacciaio pensile che è stato raggiunto dal lato sinistro. Superato quest’ultimo,  abbiamo affrontato il successivo pendio di neve fino a raggiungere un secondo e più piccolo ghiacciaio pensile sul quale abbiamo piazzato un campo avanzato sotto la linea della cima del Gran Gendarme.
Rientrati al campo base per un giorno di riposo siamo quindi risaliti per puntare alla cima del Santa Cruz.
Raggiunto il campo avanzato, il giorno seguente, siamo ripartiti verso l’alto.
Pendii di ghiaccio e neve con risalti anche verticali ci hanno subito messi a dura prova. Momenti di grande preoccupazione per la qualità del terreno sul versante nord del Santa Cruz ci hanno fatto a tratti temere il peggio.
Dopo quattro ore di dura lotta abbiamo raggiunto la cima del gendarme sbucando da un tratto strapiombante e ci siamo trovati su di un enorme meringa instabile circa trenta metri sopra il filo di cresta a circa 5800 metri di quota.
Da questo punto di osservazione era evidente l’impraticabilità della cresta.
Di fronte a noi una successione di enormi meringhe instabili. Sul lato nord, in piena parete, frane di ghiaccio e pietre. Sul lato sud, i pendii scivolano verso il vuoto verticali ma carichi di neve polverosa.
A questo punto non ci resta che pensare all’amico Luciano Colombo (alpinista di valore e volontario dell`Operazione Mato Grosso) per dedicargli la cima e, dopo aver notato una stupenda linea di salita sulla parete est del Nevado Santa Cruz Chico, di fronte a noi, gettiamo le doppie verso il nuovo obiettivo.
Dopo un giorno di riposo al campo base il 16 giugno risaliamo il ghiacciaio sotto la parete est del Santa Cruz Chico e piazziamo un campo a quota 5200 m.
La mattina del 17 partiamo in stile alpino verso il nostro obiettivo.
Sarà una scalata lunga 12 ore con momenti problematici specialmente durante il ritorno in corda doppia.
La via probabilmente risolve la prima salita della parete est del Nevado Santa Cruz Chico.
Le caratteristiche della parete rappresentano ampiamente tutte le difficoltà delle montagne andine: verticalità, enormi meringhe di ghiaccio, neve inconsistente.
La via percorre il canale centrale della parete est e punta direttamente all`enorme seracco che lo chiude in alto. Raggiunto quest´ultimo piega a destra per aggirarlo con una difficile traversata.
Guadagnato un ultimo canale si raggiunge direttamente la cima.
Le condizioni metereologiche trovate durante la salita sono state molto dure con temperature stimate attorno ai 15 gradi sotto lo zero e vento forte con cielo coperto e scarsa visibilita sulla montagna.
Le condizioni della neve hanno reso problematico anche il ritorno in corda doppia che è avvenuto lungo la stessa via di salita.
La via ha un altezza di circa 500 metri per uno sviluppo di circa 600 metri.
La difficoltà complessive della via sono valutate ED (estremamente difficili) con numerosi passaggi su ghiaccio tra gli 80 ed i 90 gradi di pendenza e scarse possibilità di assicurazione”

Alcuni estratti del video-documentario

Tra gli sponsor della spedizione, Ferrino, partner di Mountainblog.

Ulteriori info: filasantacruz.wordpress.com/

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