Spiro dalla Porta Xydias

"Ritorno alla Montagna"

NEL SEGNO DELL’IDEALE E DELL’ETICA: IL PREMIO MAZZOTTI HONORIS CAUSA

pubblicato da: Spiro Dalla Porta Xydias - 14 ottobre, 2014 @ 9:47 pm
Spiro Dalla Porta Xydias - Fonte immagine: www.youtube.com

Spiro Dalla Porta Xydias – Fonte immagine: www.youtube.com

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione “Premio Letterario Giuseppe Mazzotti” che promuove il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” per la letteratura di montagna, esplorazione, ecologia e artigianato di tradizione, ha deciso di assegnare a Spiro Dalla Porta Xydias il Premio ”Honoris Causa”, conferito ”una tantum” alla figura e all’opera complessiva di un grande personaggio che si è particolarmente distinto negli ambiti a cui il Premio stesso è dedicato. La decisione è stata presa con parere unanime della Giuria composta da Dario Benetti, Orietta Bonaldo, Oreste Forno, Danilo Mainardi, Amerigo Restucci, Anna Maria Spiazzi e Mario Tozzi.

Andrea Bianchi ha intervistato Spiro Dalla Porta Xydias in merito all’importante riconoscimento.

D.: Il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, dall’anno 1983 della sua fondazione, è diventato nel tempo uno dei principali riferimenti nel panorama culturale italiano, e in particolare per la letteratura di montagna ed esplorazione. Il riconoscimento “Honoris Causa”, viene conferito una tantum e non tutti gli anni, e nel passato è stato conferito a nomi quali Fosco Maraini, Mario Rigoni Stern, Walter Bonatti.
Come hai accolto la notizia, e quale significato riveste, per te, questo riconoscimento, al punto attuale della tua esperienza di scrittore ed alpinista?

R.: Dato che mi sono ritirato da ogni “competizione”, questo riconoscimento , questo premio così importante, è stato un’incredibile sorpresa. Dovrei anche dire un ulteriore sprone, ed oltre (non lo nascondo certo) alla personale soddisfazione, ne sono lieto perché va indirettamente ma “pesantemente” al GISM ed alla battaglia per la spiritualità nell’ambito della montagna e dell’alpinismo che conduciamo.

D.: Come si vivono a 97 anni le “onorificenze” e le riconoscenze di stima? 

R.: Come un ulteriore inatteso dono, dopo quello grandioso di poter ancora, alla mia età, battersi per i propri ideali.

D.: In via del tutto eccezionale, quest’anno il premio Honoris Causa è stato conferito anche ad Armando Aste: leggi questo come un segno del profondo legame, non solo di amicizia ma anche di ideali, che vi accomuna? Cosa invece contraddistingue diversamente la vostra esperienza?

R.: Armando ha una visione altissima, ma dedicata ad un’unica, grande etica. Io cerco di vedere la validità di tutte le etiche tradizionali. Ma l’importante, l’essenziale è la ricerca “etica” che ci accomuna.

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MOUNTAINBLOG A CASA DI SPIRTO DALLA PORTA XYDIAS

pubblicato da: MountainBlog - 7 agosto, 2013 @ 1:26 pm

Terza tappa del viaggio di MOUNTAINBLOG alla scoperta del Friuli Venezia Giulia, a Trieste, a casa dell’alpinista e scrittore Spiro Dalla Porta Xydias, un luogo fuori dallo spazio e dal tempo…

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QUADERNI ETICA DELL’ALPINISMO – Intervista a Spiro Dalla Porta Xydias

pubblicato da: MountainBlog - 16 gennaio, 2013 @ 11:04 am

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DEVASTAZIONE IN VAL ROSANDRA

pubblicato da: MountainBlog - 6 aprile, 2012 @ 11:46 am

Nella primavera del 1942 sono andato per la prima volta in Val Rosandra. Settantanni fa.

Un momento drammatico della mia esistenza, nell’attesa della “cartolina rossa” che avrebbe scaraventato nell’orrore di una guerra non voluta, odiata, che ti obbligava a vivere in un incubo prolungato, inaridendo la giovinezza, speranza, futuro. Allora ti aggrappavi ad ogni cosa che poteva offrirti una possibilità d’esistenza.

Un compagno di tennis, allievo della Scuola di Alpinismo Emilio Comici, si era messo in testa di farmi provare l’arrampicata, dicendo che avevo il fisico adatto: forte di braccia, agile, leggero…. continua »

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L’ATTUALITÀ DI JULIUS KUGY NELL’ALPINISMO CONTEMPORANEO
Audio intervista a Spiro Dalla Porta Xydias

pubblicato da: Spiro Dalla Porta Xydias - 2 gennaio, 2012 @ 3:36 am

Da una collaborazione tra Fondazione Julius Kugy e il GISM Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, riprende con il nuovo anno, a Trieste, la tradizionale consuetudine di convegni culturali inerenti la storia dell’alpinismo, fino a qualche anno fa organizzata dalla XXX Ottobre.

L’evento in programma il 21 gennaio 2012, riguarderà “L’ATTUALITA’ DI JULIUS KUGY NELL’ALPINISMO CONTEMPORANEO”

Ascolta l’intervista a Spiro Dalla Porta Xydias >

Intervista di Andrea Bianchi

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IL CAVALLO DI TROIA
Sulla “valorizzazione” della conca di Cheneil e del Pelmo

pubblicato da: Spiro Dalla Porta Xydias - 17 marzo, 2011 @ 11:53 pm

Tutti conoscono certo la storia del “Cavallo di Troia”.
Gli Achei, dopo dieci anni di vano assedio, decidono di ricorrere ad un inganno per espugnare la città protetta da muri invalicabili. Costruiscono un enorme cavalo di legno cavo, e di notte un gruppo di guerrieri scelti, al comando di Ulisse e di Diomede, vi salgono dentro e vi si nascondono, mentre il grosso della truppa si imbarca sulle navi fingendo di tornare in patria. L’ indomani mattina i Troiani, vedendo la spiaggia deserta, con solo quel cavallo che appare , fanno gran festa e, interpretandolo come un dono agli dei, lo spingono a fatica e lo introducono in città, ove scatenano una baldoria inenarrabile. Ma di notte, mentre tutti dormono, i Greci racchiusi nel cavallo aprono un piccolo uscio nascosto, escono e vanno ad aprire le porte ferree delle mura, facendo entrare la truppa achea che col favore delle tenebri era ritornata ed aspettava fuori della cinta. Così gli Achei, approfittando del sonno dei troiani, non hanno difficoltà ad espugnare e poi bruciare la città.

L’ episodio è rimasto nei secoli come il prototipo dell’inganno di chi si serve della mentita spoglia d’un regalo per fare il proprio comodo e vantaggio, a danno dell’ ingenua vittima.
Tutti conoscono questa storia – ripeto – ma non tutti si rendono conto – o non vogliono rendersi conto – dell’esistenza di un pestifero “Cavallo di Troia” introdotto nel mondo della montagna. Con un nome diverso, naturalmente, ma con uguali scopi: distruzione, saccheggio a danno dei monti e della natura per il vantaggio delle proprie tasche. Questo nuovo quadrupede di legno non si chiama cavallo, ma “Valorizzazione”.

Infatti, sotto quell’appellativo sonante con cui, chi ha il potere, sembra promettere miglioramenti, vantaggi ed abbellimenti, viene programmata lo scempio della natura di alcune tra le più belle zone alpine allo scopo reale di fare soldi, infischiandosi bellamente del fascino e della insostituibile bellezza della Wilderness. Infischiandosi delle pompose dichiarazioni ecologiche, anzi, facendosene scudo per giustificare la reale nefandezza della loro azione: scavano a forza sentieri, installano funivie, ascensori, costruiscono alberghi cinque stelle: asfalto e cemento, questi i loro guerrieri con cui, ignorando non solo ecologia e rispetto, ma anche il senso stesso della bellezza, sconvolgono, umiliano, distruggono zone intere di montagna con l’unico scopo reale di “portare la città sulla montagna”, facilitando l’accesso a torme di beceri ignoranti, che del fascino e dell’ambiente alpino se ne infischiano bellamente; perché per loro non conta certo la bellezza naturale, ma le comodità e il benessere artificiale che la non-civiltà contemporanea elargisce a piene mani.

Cosa importa se il danno apportato all’ambiente naturale è irreversibile, se con la distruzione di foreste vengono provocate valanghe, con i tracciati forzati frane, visto che deturpando un fascino genuino si riesce a procurarsi lucro e guadagno? Le ferite inferte all’ambiente non possono essere restaurate, perché si tratta di opere naturali e non umane ? Bene, scompariranno foreste, prati, alberi, animali, fiori, ma l’hotel, le strade asfaltate, i complessi turistici, le funivie resteranno, ed è questo che importa!

Dopo scempi inconvertibili, autentici assassini a danno dell’ambiente, seguendo l’esempio della “civilissima” Svizzera, maestra di alberghi-ristoranti e trenini a cremagliera, ora è in progetto la “valorizzazione” della conca di Cheneil e della zona del Pelmo. Ascensore obliquo, seggiovie, funivie strade asfaltate e naturalmente hotel, botteghe, smercio.
Fango, inganno, schifo.
Serviti con l’etichetta del progresso e del benessere degli abitanti locali – volendo ignorare lo spopolamento dei montanari, allettati dal richiamo della città-invasore.
Attila in vestito scuro con la sua armata di faccendieri.
Valorizzazione.
Cavallo di Troia.

Una petizione con raccolta di firme online contro il collegamento sciistico del Pelmo >

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IL SENTIMENTO DELLA VETTA

pubblicato da: Spiro Dalla Porta Xydias - 17 dicembre, 2010 @ 11:01 pm

Nella recente tavola rotonda tenuta dal GISM alla sede centrale del CAI, presente il presidente generale del Club Alpino Italiano, Umberto Martini, è stata sottolineata tra l’altro la pluralità di chiavi interpretative che possono essere usate per l’alpinismo: da quella tradizionale – ed esatta – di ascensione, alle materializzazioni di sport e di divertimento, a quelle profonde suggerite da dottrine etiche e filosofiche.

In realtà desidero chiarire come in genere quasi tutte – a parte proprio le forzature agonistiche – siano valide ed esatte; nessuna annulla praticamente un’altra, ma semmai stanno a dimostrare nella loro differenziazione i loro limiti e l’evidente incompletezza.

Perché l’alpinismo si distingue appunto dalle attività sportive – e così annulla questa interpretazione – proprio per il fatto di offrire a chi lo pratica varie modalità – tante facce di un cristallo. Il che porta all’indubbia conclusione che la sua autentica essenza, la fonte da cui hanno preso vita quelle definizioni sia un’altra, di livello superiore, che tutte le dottrine congloba e contiene. E questa, proprio per il livello superiore, va ricercata non nella prassi dell’attività – l’esercizio della scalata – ma nel soggetto che la pratica. Cioè l’uomo.
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GUIDE ALPINE E ACCADEMICI: non piu inconciliabili

pubblicato da: Spiro Dalla Porta Xydias - 16 novembre, 2010 @ 6:13 pm

Come deliberato nella scorsa assemblea primaverile del Gruppo Orientale del Club Alpino Accademico Italiano (CAAI) è stata portata recentemente a delibera all’ Assemblea autunnale del 7c. m la proposta di modificare l’art. 19 del proprio regolamento. Articolo che potrebbe essere definito “storico” in quanto fondamentale per la composizione del nostro Accademico. In particolare nel suo comma stabilisce che: “è causa di cessazione della qualità di socio per incompatibilità il conseguimento della qualifica di Guida Alpina o di Aspirante Guida Alpina e, in ogni caso l’esercizio dell’attività alpinistica come prevalente fonte di guadagno

Con questo veniva precisato ed evidenziato il carattere di gratuità che costituisce una delle caratteristiche peculiari del CAAI e lo contrappone appunto alle guide alpine che dell’andare in montagna ed accompagnarvi clienti avevano fondato la loro professione.

Questa peculiarità dell’ Accademico era stata nel passato causa di alcuni casi importanti che avevano visto ex-accademici obbligati a dimettersi dal sodalizio avendo deciso di fare la guida alpina: tipico quello di Emilio Comici che, profondamente accademico nei concetti, era stato costretto a dimettersi dal gruppo, avendo optato per il professionismo alpino– e l’assurdo del provvedimento forzato stava nel fatto che Emilio aveva scelto la professione di guida proprio per motivi che potremmo definire accademici, cioè per poter vivere in montagna e dedicarsi completamente ad essa,- approfitto qui dell’occasione per rilevare l’inesattezza assurda contenuta in un recente articolo de “Lo Scarpone” in cui è scritto che:  ” Comici era stato radiato all’ Accademico per indegnità!” Ed in merito dire assurdo è pleonasmo…

Ora questa clausola di “purezza” poteva avere un senso nel passato, ma ora costituisce un controsenso: oggi il guadagno di un professionista della scalata deriva in misura minima dall’accompagnare clienti, ed in ogni caso svanisce di fronte agli emolumenti che alpinisti di punta, guide e non guide percepiscono dagli sponsor.

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Perché “Ritorno alla Montagna”

pubblicato da: Spiro Dalla Porta Xydias - 27 ottobre, 2010 @ 9:38 am

Innanzi tutto per ricordare un grandissimo scrittore, che è stato anche mio professore – e come tale mi ha non poco aiutato, prima alle medie, poi all’ università – e che ingiustamente è quasi sconosciuto, anche nel ristretto ambiente specializzato degli autori di montagna.

Uomo di lettere che avendo conosciuto la montagna attraverso il Carso, sulle orme del concittadino Kugy, ha voluto, ormai più di quarantacinquenne, farvi ritorno insieme ad un grandissimo letterato, Giani Stuparich; scegliendo la forma più impegnativa, malgrado l’età non più giovanile: l’arrampicata – erano stati tutti e due allievi di Comici.

“Ritorno alla Montagna” per chi – come Mario Martinelli – l’aveva abbandonata e ad un certo momento della propria vita ha sentito il bisogno di rinnovare nel modo più stretto il rapporto, abbandonando la città per vivere tra i monti.

“Ritorno alla Montagna” per chi, grandissimo alpinista – Come Roberto Mazzilis – dopo un’attività esplorativa brillantissima per alcuni anni aveva abbandonato l’arrampicata per dedicarsi ad altra attività. E poi ha sentito la necessità di riprendere quella che per lui era stata ragion di vita, riaffermandosi tra i più grandi scalatori italiani.

“Ritorno alla Montagna” per chi, a causa della guerra, abbandonato per forza ogni rapporto col monte – come Jori, Andreoletti e Alberto Zanutti, commilitoni nel corpo degli Alpini, alla fine del conflitto si riaccostano alle amate guglie riunendosi in cordata per una splendida via nuova.

Ritorno alla Montagna” per chi – come Dino Buzzati – obbligato dal lavoro di stare lontano dai monti li ritrova trasformando con l’arte grafica il Duomo in una cima coronata da gugliette.

“Ritorno alla Montagna” per chi, – come Julius Kugy-, deluso dalla guerra e dalle negative vicende economiche cittadine, non potendo per età riprendere le ascensioni fisiche, le sostituisce con quelle poetiche-narrative.

“Ritorno alla Montagna” per chi, – come Emilio Comici – cui la frequenza dalla pianura non è sufficiente e, abbandonata la sicurezza dell’impiego, emigra nella cittadina alpestre, perché il suo ritorno risulti definitivo.

“Ritorno alla Montagna” per chi, come me, strappato alla scalata da un male gravissimo, dopo sanatorio e operazione, ricomincia a dedicare la vita alle cime, fisicamente e spiritualmente.

“Ritorno alla Montagna” per l’ essere umano cui la vetta rappresenta – dovrebbe rappresentare – il ponte alato che dalla terra si collega al cielo.

Ogni genere di relazione uomo-montagna vorrei trattare in questo sito; e di ogni possibile rapporto vorrei colloquiare serenamente con chi ama come me le cime. E ne cerca il contatto.

“Pace agli uomini di buona volontà”, una delle massime – ma potrebbe essere comandamento – più elevate dell’umanità.

“Pace tra gli alpinisti di buona volontà”: legame d’amore da sostituire alla sterile polemica tra quanti ricercano una vetta.

Roccia, neve-ghiaccio, cattedrali e campanili, ottomila e monoliti.

Ascensioni e scalate. Non solo tecnicismo, ma etica specialmente.

Arrampicatori ed escursionisti. Teorici e scrittori.

Questo, il mio, il nostro “Ritorno alla Montagna”

Un blog che non voglio mio, ma di quanti questa Montagna cercano di conoscere e di amare.

Spiro Dalla Porta-Xydias

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