“Climbing is believing” è il nome, bellissimo, di una via aperta in Alaska dai Giri-Giri Boys: evoca Seeing is believing, frase fatta che deve parte della sua popolarità a Elvis e più o meno corrispondente all’espressione idiomatica italiana “vedere per credere”.
L’arrampicare viene assimilato al vedere: entrambi si legano al credere. Il gioco di associazioni fra queste tre attività – arrampicare, vedere, credere – è sicuramente complesso e si presta a varie interpretazioni. Uno dei possibili significati ha a che fare con il concetto di affordance, cui accennavo la settimana scorsa, dopo il dovuto omaggio all’insegnamento trasmesso dal mentore Hannibal alla giovane Clarice: quello che conta è il desiderio, e il desiderio origina in ciò che si vede.
Un fenomeno affascinante che cattura chi inizia ad arrampicare è la trasfigurazione di luoghi che, pur essendo oggettivamente quelli di prima, da un certo momento in poi appaiono ricchi di promesse prima insospettate, venendo visti con occhi nuovi e diversi. La trasfigurazione dura per un po’: a tutto ci si abitua, e l’emozione associata alla scoperta di validi appigli e appoggi sulle pareti prima impervie si affievolisce con la pratica. Ma un po’ dell’eccitazione originaria si ripresenta a ogni inizio stagione e dopo i periodi di lunga inattività, riportando l’arrampicatore al momento magico della prima scoperta. Continua »
In chiusura al mio intervento al Congresso Nazionale del CAI a Predazzo, ho fatto riferimento al Silenzio degli innocenti, e in particolare a un celebre dialogo tra il detenuto mentore Hannibal Lecter e l’apprendista eroe Clarice Starling.
Provo a sviluppare l’idea e a rendere esplicito il rapporto tra quella citazione e l’intersezione montagna-desiderio.
Uno dei passaggi chiave del percorso avventuroso dell’eroe è l’incontro con il mentore, che gli fornisce la conoscenza indispensabile all’impresa. Per la giovane Clarice si tratta di attingere a una fonte estrema: una mente depositaria di conoscenze semplici, ma dalle implicazioni terribili sul piano dell’azione, una mente avvicinabile solo perché rinchiusa in una cella. Hannibal fornisce una spiegazione generale (ma tutt’altro che generica) per il comportamento del killer che Clarice deve fermare: “Di ogni singola cosa chiedi che cos’è in sé, qual è la sua natura? Che cosa fa quest’uomo che cerchi? ? Qual è la prima cosa che fa, uccidendo che bisogni soddisfa? ? Desidera. E com?è che si comincia a desiderare?… Si comincia col desiderare ciò che accade sotto i nostri occhi?”
Non ci potrebbe essere contrasto più forte di quello tra la prigione angusta e sotterranea in cui Clarice va ad attingere alla conoscenza di Hannibal e gli spazi aperti della montagna. Ma forse è stata proprio un’associazione per contrasto quella che ha portato la mia mente a questa formulazione universale sulla motivazione umana; una formulazione che contiene due elementi pertinenti l’andare in montagna, comportamento diverso da quello di un serial killer per la parte relativa al killer, non certo per quella relativa al serial. Continua »
Questo è un blog del Network Autori di Mountain BlogChe cosa rende bella, o comunque migliore di un’altra, un’uscita in montagna?
Un’arrampicata, la salita su una cima, un’escursione, una traversata: quando sono veramente appaganti? Quali condizioni fanno sì che un’uscita sia davvero riuscita (diciamola così,visto che ci piace tanto giocare, anche con le parole)?
Non credo di aver ancora trovato delle risposte definitive, ma penso si tratti di buone domande. Andare in montagna è un’attività spesso intensa, sostenuta da legami forti e stabili tra individui, e tra individuo e ambiente.
È quindi probabile che questo gioco – o questo insieme di giochi – abbia una struttura: una struttura magari non del tutto esplicita, che i partecipanti non necessariamente afferrano, ma che quegli stessi partecipanti essa è in grado di afferrare saldamente: una struttura fatta di regole del gioco, di proprietà invarianti, di condizioni che debbono ripresentarsi più o meno uguali affinché quella catena di eventi assuma il senso voluto e ricercato. Continua »
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