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15 luglio 2009

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Centro d’Arte Contemporanea di Cavalese: LE “DOLOMITI” DI LOREDANA PONTICELLI E CESARE MICHELETTI

dolomiti_archetipo2.jpgIl Centro d’Arte Contemporanea di Cavalese è stato inaugurato nell’estate del 2001 e ha ospitato per sette anni un’importante collezione di opere d’arte del grande artista e designer Bruno Munari.

Dal 2008 ha indirizzato i sui sforzi all’esplorazione del complesso rapporto tra uomo e territorio con costanti contaminazioni tra scienza, conoscenza ed arte.
Il territorio, qualsiasi territorio, è la somma costante delle sue mutazioni. Poco importano i tempi delle une o delle altre, quelli lunghi, lunghissimi e geologici o quelli brevi, immediati, di una nevicata o di una folata di vento. E poi c’è l’uomo, che il territorio lo percorre, lo usa e lo cambia, lasciando tracce, che ormai in troppi scambiamo per naturali. Una somma ed il territorio diventa paesaggio.

Anche la mostra di Loredana Ponticelli e di Cesare Micheletti (a cura di Sergio Camin) riflette sul concetto di territorio e lo fa guardando alle Dolomiti.

Le Dolomiti sono note a tutti. Sono riconosciute tra “le montagne più belle della Terra”.
Costituiscono un riferimento universale di bellezza montana, hanno avuto da sempre un’enorme impatto sull’immaginazione di chiunque le abbia viste. L’imponenza di questi giganti di pietra ha ispirato alle popolazioni che qui abitano un’epica che affonda le sue radici nella preistoria, al punto da divenire un riferimento imprescindibile per la loro stessa identità culturale. Poi, dopo la loro “scoperta” scientifica, i viaggiatori romantici vi riconobbero l’incarnazione di quei paesaggi ideali che i pittori fino ad allora avevano solo immaginato. Nessuno è potuto rimanere indifferente alla loro indescrivibile fascinazione.

Ma perché le Dolomiti sono belle? Qual è il segreto del loro fascino straordinario?

Sono le domande che stanno alla base della ricerca di Loredana Ponticelli e Cesare Micheletti e che questa mostra pone in evidenza attraverso alcune piccole provocazioni.
Non si tratta tanto di trovare delle risposte quanto di stimolare una riflessione sul nostro modo di “vedere” e di “pensare” la montagna.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 6 settembre 2009.