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11 Aprile 2013

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CENGE

Ho tra le mani un libro diverso che propone una montagna “diversa”.
Una raccolta di itinerari. Nulla di nuovo, dirà qualcuno. E, invece, non è così. Di nuovo sono gli ingredienti che lo compongono. Qui si presenta un mondo che sta oltre il normale circuito alpino, ma che sta pur sempre a due passi da casa.

Dopo aver conosciuto questa collezione di percorsi, che si snodano dentro la vera wilderness dolomitica, mi sento umilmente di dire:
se qualcuno ha un momento di stanca nei riguardi dell’alpinismo classico;
se è saturo di arrampicata per itinerari fra l’estremo e oltre;
se è stufo di vie alla moda;
se è sfinito di attendere l’incedere lento di comitive su una ferrata;
se è schifato di vedere tacchi o pantofole di pezza sui ghiaioni;
se è insoddisfatto di relazioni tecniche sempre più esterofile;
se è annoiato da scritti senza anima di certi guru dell’alpinismo;
se è infastidito da scritti con troppa anima di certi guru della penna;
se è tediato da racconti da brivido sui soliti strapiombi a fil di unghia;
se è sazio di sentir parlare di allenamenti allucinanti;
se è stanco di correre ad ore impossibili su strade impossibili verso pareti impossibili;
se è refrattario alla dieta “zuppadicavolo” che irrobustisce i muscoli, eccetera, eccetera, beh! allora – se lo vuol fare – prenda e apra questo libro.

Titolo? Il libro delle cenge. Autore, Vittorino Mason. Editore, Panorama.
Troverà un rosario ben redatto pieno di grani poco noti, costruito con 56 vie orizzontali: dalle Alpi Giulie alle Dolomiti Friulane, dalle Dolomiti del Cadore alle Dolomiti Ampezzane e poi giù fino alle Dolomiti Bellunesi.

Perché un libro sulle cenge? In apertura se lo domanda anche l’autore:
«Perché una guida sull’argomento specifico mancava, ma soprattutto perché l’alpinismo orizzontale, l’andare di traverso, può far vivere incredibili avventure ed emozioni quanto quello verticale.»

Poi continua sfoderando poeticamente il suo pensiero:
«Linee aeree orizzontali, a volte continue, che cingono, fasciano una montagna come un solco della fronte: altre discontinue che vanno ad interrompersi nel vuoto, magari in piena parete. Cenge sottili, strette, incerte, altre belle comode, larghe tanto da passarci con un carro; ardite corsie sospese tra pareti che, da lontano o dal basso, sembrano insormontabili e che poi, con un po’ di mestiere, coraggio ed esperienza, trovi spesso facilmente percorribili.»

E ancora:
«Queste vie trasversali, che a volte si presentano insidiose, con pochi appigli, roccia friabile e passaggi esposti di II e III grado, sono il lasciapassare, la chiave logica che apre le porte a traversate che altrimenti non sarebbero possibili: la continuità di una progressione, il collegamento da monte a monte, da cima a cima sarebbero impediti.»

Conclude:
«…la cengia è anche un approdo, una via di fuga e salvezza per lo spirito, un poggiolo naturale dal quale poter ammirare l’orizzonte dei propri sogni.»

Con queste parole Vittorino Mason presenta, – oltre alla sua capacità di scoprire bellezze naturali perfette -, anche la sua cartina di tornasole. Con ciò fornendo la prova di una raggiunta maturità tecnica e culturale.

Non per niente il “tornasole” è una sostanza ricavata dai licheni, elementi che lui ben conosce per averli incontrati mille volte sulle “sue” cenge. Strano vegetale, questo, che si forma dall’unione di un fungo con un’alga.
Il fungo è la passione, l’alga è il collante che la tiene viva.

Italo Zandonella Callegher

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