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2 Dicembre 2010

Alpinismo e Spedizioni · Accademico del GISM · action · alpinista · Dario Gardiol · Ferrate · ferratista · guide · Mountain Book · roccia · scrittore · speleologia · valdese · Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Dario, quel Montagnardo ferratista un poco insolito…

Continuano le interviste di MountainBlog, per avvicinare i lettori al mondo vero della montagna, fatto sia dalla gente comune, sia dai suoi protagonisti, che non necessariamente sono sempre quelli che finiscono sulle riviste patinate… Oggi parliamo di, e con, un grande appassionato in queste discipline, che ne ha viste di “cotte e di crude”, un po’ dovunque nel mondo, con uno stile del fare e del dire… tutto suo!

Dario Gardiol, classe 1943, è un artista della Montagna, scrittore, alpinista, Accademico del GISM, e molte altre “cose”…. Tra cui l’essere sempre più il punto di riferimento per le ferrate in Italia.

Oggi discorriamo con uno scalatore poliedrico, orgogliosamente valdese, sognatore pragmatico, intagliatore ligneo, padre “editoriale” di molteplici pubblicazioni, satirico e dotato di un aplomb unico, e molto, molto particolare!

Dove vivi?

Attualmente a Torino, per la seconda volta nella mia vita, e mi ci trovo bene, molto comoda per andare in montagna in Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Francia, Corsica e Svizzera.

Dove hai vissuto?

Nato a Pinerolo vi ho vissuto fino al 1953 e poi la mia famiglia si è trasferita a Torino, quindi sono andato a laurearmi e lavorare a Roma dal 1964 alla fine del 1983, con un lungo soggiorno a Londra nell’anno 1968 e poi sono tornato a Torino all’inizio del 1984. A Roma ho fatto parte del CAI locale dove ho avuto alcuni incarichi sezionali ed ho imparato ad amare l’Appennino e le sue bellezze.

Da quanto pratichi la montagna  dove hai imparato?

Pratico la montagna da quando ero bambino (1949) , prima con mio padre ed i suoi amici, poi con i miei amici. Ho imparato da mio padre nelle Valli del Po, Pellice e Chisone prima per creste aeree, poi scalate tipo la normale al Monviso quando avevo 16 anni (ricordo una gran fatica ed un po’ di paura, ma anche l’orgoglio del ritorno al Rifugio Sella, dove mio padre mi disse che visto che intagliavo bene il legno e scalavo le montagne ero diventato “uomo”). Il corso di alpinismo vero e proprio l’ho fatto nel CAI di Roma nel 1966 con Franco Alletto e Betto Pinelli.

Che tipo di montagna hai praticato?

Fino a quando vivevo in Piemonte ho arrampicato sulle Alpi Cozie, un poco in Val d’Aosta e qualcosa nelle Marittime, dopo il 1965 in Appennino centrale, dove ho imparato ad amare il calcare, quindi con il CAI di Roma, ed il mio compagno di cordata Livio Comina di Agordo, le Dolomiti, Cadore, Friuli e Venezia Giulia, dove ci ho lasciato una bella parte del mio cuore e ci torno spesso. Sono posti ‘troppo’ belli ed affascinanti e la gente è meravigliosa se ti apri per primo con loro.

Che tipo di montagna preferisci?

Tutto sommato come roccia amo il calcare, ma mi piaceva molto anche il classico misto roccia/ghiaccio del granito e gneiss delle Alpi occidentali. Dopo i 60 anni non arrampico più, salvo qualcosa su monotiri con l’amico Silvio (INA) di cui mi fido.

Come hai iniziato a fare alpinismo?

Ho iniziato per gradi, come s’usava 60 anni fa, per creste e canalini dietro ai ‘veci’ da cui imparavo le tecniche a suon di scappellotti e di : “Ma vuoi morire?”.  Ho cominciato con dure corde di canapa da 18/20 m, moschettoni d’acciaio pesantissimi, cordini di spago e chiodi e mazzetta da roccia, ramponi già a dodici punte e picozza di legno, (dove non ti restava la mano incollata sul ferro del manico…), ed i cunei di legno me li facevo io con del faggio stagionato. Qualche anno fa ne ho ritrovato ancora uno dove l’avevo battuto nel Vallone di Bellino.

Quali discipline hai praticato?

Ho fatto scalate su roccia, misto roccia con ghiaccio, ho salito 16 cime da 4000 m per le vie normali, dopo i 40 anni ho provato qualche cascata di ghiaccio, ma non mi entusiasmavano; speleo per 10 anni con il Gruppo Speleo del CAI di Roma alla fine degli anni 60, inizio anni 70, vie ferrate (che faccio ancora), quando s’andava da Roma in Dolomiti si faceva tappa alla Pietra di Bismantova per riposare il motore della 600 ed arrampicare su quella stupenda arenaria (sulla parte destra, guardando la parete) le vie più facili; qualcosa di canyoning in Appennino (ci sono molte belle cose da fare, data la roccia locale), ma ora non più, discesa di torrenti in canoa, kayak (ora solo più frenzy turistico). Mi piace salire e scendere canyons ed orridi con o senza acqua (non canyoning) e d’inverno uso le ciaspole per le mie traversate in solitaria Italia/Francia o Italia/Svizzera. Non so sciare.

Da quando ti dedichi alle ferrate?

Le mie prime ferrate risalgono a quella degli Alpini all’Oronaye negli ultimi anni ’50, poi molte altre in Dolomiti ed Austria ed ora ne faccio circa 110/120 all’anno, anche in grotta, in tutta l’Europa.

Cosa significa essere un ferratista?

Ferratista vuol dire uno che ama le ferrate proprio per come esse sono: un puro e sano divertimento in montagna su percorsi spesso non scontati, piacevoli, esposti, talora molto atletici,  da solo o con pochi amici/e, anche per il piacere di andare alla ventura (la prima volta, poi le ripeto molte volte per farle conoscere agli amici/e) dove l’organismo si irrobustisce e talora l’adrenalina scorre gratis a fiumi. Come ha scritto R. Messner delle vie ferrate in un suo libro:”…raffinata forma ludica del camminare…” e “Vi ho incontrato talmente tanti uomini felici che devo esserne per forza a favore”. Naturalmente concordo.

Dove hai scalato?

Ho scalato solo un poco in Europa, Alpi Occidentali, niente in Lombardia, Trentino, Dolomiti, Cadore, Carnia e Giulie ma niente di eclatante. Da primo mi fermavo al IV e, talora, V su vie brevi (tipo Fiamme di Pietra o le Spalle del Corno Piccolo nel Gran Sasso). Qualche via di III e IV in Corsica, nell’Appennino centrale (Gran Sasso soprattutto) quando vivevo a Roma oltre alle Dolomiti Lucane, che ancora ricordo (40 anni dopo) con notevole piacere?

Quanti libri hai scritto e quanti usciranno nei prossimi 3 anni?

Finora ho pubblicato 6 libri (3 di vie ferrate, 2 di percorsi insoliti ed 1 sui canyons delle Alpi).

Per i prossimi 3 anni sto lavorando duro per pubblicarne 12. Almeno 3 o 4 della serie “Percorsi Insoliti”, 2 volumi della serie “Vie Ferrate” per terminare tutte quelle italiane (Dolomiti escluse, ci sono già tanti bei libri sul tema), quelle svizzere e francesi. Mi piacerebbe fare un libro su quelle dei Pirenei ma gli editori non sono entusiasti in termini di vendite possibili. Semmai le pubblicherò gratis sul mio sito web, www.gardiol.org, se mio figlio Willy adatterà l’attuale sito per poterlo fare, magari anche con fotografie.

Sto accumulando materiale per un libro sui canali d’irrigazione in quota (Ru, bisses, suonen, waalen, ecc…) delle Alpi, uno sui vini e formaggi delle Alpi, uno sui luoghi storici delle montagne valdesi dove avvennero battaglie, scaramucce e scontri armati durante il periodo delle persecuzione (1178 – 1848), dove anche alcuni miei antenati combatterono e morirono.

Mi interessano molto i grandi viaggiatori inglesi che frequentarono le nostre Alpi nel XVII e XIX secolo e vi introdussero l’alpinismo.

Come sei arrivato all’editoria?
All’editoria ci sono arrivato quando ho lasciato Roma per tornare a Torino come direttore commerciale della Claudiana Editrice, una piccola casa editrice fondata a Torino nel 1855 e tuttora in attività, la più antica casa ancora esistente a Torino.

Che significa essere un valdese?

Essere Valdese significa accettare solo la Bibbia come base per conoscere il messaggio di Cristo, quindi avere una preparazione storica e biblica, rifiutare il papato, i suoi dogmi e qualunque forma di autorità non da me liberamente accettata e partecipare in una chiesa dove tutto viene deciso dai suoi membri riuniti regolarmente in assemblee: ovvero le basi della democrazia.

Come dico ai miei amici cattolici: se noi valdesi siamo tosti e duri la colpa è vostra, a furia di persecuzioni e massacri avete fatto fuori i deboli e sono sopravvissuti solo quelli più tenaci e coriacei. Vuol dire anche essere al servizio degli altri con rispetto ed amore fraterno, come ringraziamento dell’amore che Dio ci dà gratuitamente.

Che progetti montani hai per il futuro?

Vorrei mettere in piedi un gruppetto di amici e portarli a godere delle notevoli bellezze dei Pirenei, delle Alpi Giulie italiane e slovene, monti molto poco conosciuti in Piemonte, percorrere le quattro vie ferrate canadesi e le due statunitensi (che conosco, ma non ho ancora fatto). Vorrei lasciarmi tentare dal mio amico e collega del GISM Mario Corradini (intimo di Wielizcki, Kukuczka ed altri grandi alpinisti polacchi, esperto di film di montagna ecc…) a fare un giro in Nepal e magari anche fare un giro alle sorgenti del Mekong in Indonesia…

Mario parte a fine gennaio 2011 …chissà!

Che progetti editoriali hai per il futuro?

Mi piacerebbe mettere insieme un buona squadra di autori con cui nutrire una bella collana di montagna con il mio amico Roberto, titolare della Graphot Editrice dove pubblico i miei libri.

Soprattutto mi piace andare a cercare valli  a me sconosciute e batterle sotto tutti i punti di vista perché sono terribilmente curioso. Appena andato in pensione ho caricato in auto materiale da ferrata e tutte le scorte di calzini e mutande che avevo e sono partito per un giro di 7 settimane nelle Alpi dalla Slovenia, all’Austria, Svizzera, Francia e Pirenei francesi e spagnoli e l’interno della Spagna orientale per farmi tutte le vie ferrat,e (e qualche canyon, qualche discesa di torrente in canoa ecc…), che ancora non conoscevo.

Sono tornato con enormi calli sulle mani (da allora uso i guanti), ho dovuto buttare le pedule, ero un poco stanco, saturo di montagne, ma felicissimo ed ho deciso di cominciare a scrivere perché volevo che altri amici potessero conoscere le belle vie ferrate e tutte le altre cose che avevo conosciuto.

Intervista di Christian Roccati
Blog MB: www.mountainblog.it/christianroccati
Sito personale: www.christian-roccati.com

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