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15 luglio 2009

in evidenza · Insight · Notizie CAI

DECRETO “ENTI INUTILI”: NUOVA FATICA DI SISIFO PER IL CAI L’intervento di Salsa al Palazzo dei Gruppi della Camera

Sisyphus, di Franz von Stuck (fonte: Wikipedia) - Sísifo pure vidi che pene atroci soffriva una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia. Ma quando già stava per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna. (Omero, Odissea, libro XI, versi 593-598 trad.: R. Calzecchi Onesti)Lo scorso mercoledì 1 luglio 2009 il Gruppo Amici della Montagna del Parlamento Italiano (GAM) ha organizzato e promosso una serata, tenutasi presso la Sala Berlinguer del Palazzo dei Gruppi della Camera dei Deputati, per consentire a Club Alpino Italiano, Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e Guide Alpine di illustrare risultati e progetti al servizio della montagna e dei suoi frequentatori.

L’incontro è iniziato con una degustazione di prodotti tipici abruzzesi in collaborazione con Slow Food Abruzzo, e ha poi visto i saluti del Presidente del GAM: l’on. Erminio Quartiani ha così introdotto i lavori che si sono aperti con l’intervento del Presidente Generale del Club Alpino Italiano Annibale Salsa e con la relazione del Direttore del CAI Paola Peila. A seguire sono intervenuti Ermino Sartorelli, Presidente Guide Alpine e Pier Giorgio Baldracco, Presidente CNSAS.

Il Presidente Generale del CAI Annibale Salsa, rivolgendosi alla folta platea, ha ricordato il particolare momento che il Sodalizio sta attraversando in quanto ente di diritto pubblico non economico a causa del cosidetto decreto sugli enti inutili.
“Quello che tiene unita la nostra grande e libera Associazione Nazionale è la passione per la montagna. Un entusiamsmo che ci rende esigenti proprio perchè il nostro è un coinvolgimento emotivo. Frustrare gli entusiasmi, le passioni, le emozioni – ha continuato Salsa – rappresenta la peggior forma di scoraggiamento. Io non vorrei che la nostra Associazione fosse attraversata da questa sindrome, da questa profonda inquietudine. Noi dobbiamo occuparci di montagna, della gente che va in montagna, dobbiamo promuovere la cultura della montagna, soprattutto per i giovani. Il CAI è qui per rialfabettizzare al territorio della montagna, e per questo dobbiamo avere la forza emotiva, la carica necessaria. Il disagio che attraversa la nostra associazione è grande. Noi ci troviamo ciclicamente a dover affrontare ogni anno, ad ogni finanziaria, problemi che ci distraggono da quella che è la nostra fondamentale attività. Il CAI è abituato ad un fare ragionato, non ad un pragmatismo rozzo. Il mio è anche un messaggio di stanchezza, non nei confronti degli ideali ma nei confronti di questa continua fatica di Sisifo.

Il CAI, attraverso la Sede Centrale e i suoi 21 dipendenti supporta le attività di 308.339 soci, gestisce 775 rifugi e bivacchi, provvede grazie ai volontari alla manutenzione di oltre 60.000 Km di sentieri. Il Sodalizio ha all’attivo 2.935 istruttori nazionali, 1.516 accompagnatori di montagna, 194 esperti e tecnici della neve e 506 operatori ed esperti naturalistici e ambientali.
A tutto ciò va aggiunta l’opera del Soccorso Alpino e Speleologico, attività che rimarca il servizio di pubblica utilità che è proprio del Club Alpino Italiano.

A sottolineare questo aspetto anche Pier Giorgio Baldracco, Presidente Nazionale CNSAS, che ha ricordato come solo una piccolissima parte degli interventi di soccorso siano rivolti a soci CAI (meno del 10%). È questo un dato che dimostra come la parte della quota che i soci versano destinata al finanziamento del soccorso alpino e speleologico, vada in realtà a supportare la copertura dei costi per un servizio diretto in massima parte a tutti i cittadini frequentatori della montagna.

Per il Gruppo Amici della Montagna del Parlamento Italiano erano presenti i Vicepresidenti sen. Giacomo Santini (vicario), l’on. Manuela Di Centa, l’on. Laura Froner, il sen. Antonio Rusconi e il sen. Valter Zanetta.
La delegazione CAI era composta dai Vicepresidenti Valeriano Bistoletti e Goffredo Sottile, dai componenti del CDC Francesco Carrer, Lucio Calderone e Gianfranco Garuzzo, dal Coordinatore del Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo Sergio Viatori, dal Direttore Editoriale della Stampa Periodica Vinicio Vatteroni, dal Direttore Responsabile della Stampa Periodica Luca Calzolari. Per il CNSAS sono interventuti i Consiglieri Nazionali Aldo Paccoia, Livio Russo e Adriano Favre e il Coordinatore di Segreteria Soccorso Giulio Frangioni. Per le guide alpine è intervenuto il Vicepresidente Enrico Baccanti.

Fonte: Ufficio stampa CAI

Nell’immagine:

  • Paola

    Noi soci CAI vogliamo appartenere ad un Ente “libero” ovvero privato, non pubblico.
    Vogliamo salire le montagne solamente sostenendo il peso dei nostri zaini sulle nostre spalle, non il peso di inutili macigni!
    Quelli, lasciamoli a “valle”.
    Non vogliamo più sopportare pesi “inutili” e ritrovarci come Sisifo senza mutande.

  • Giuseppe Magrin

    Auspico con forza che il CAI torni ad essere libero da statalismi e legami politici e che con francescana semplicità torni alla montagna, all’alpinismo ai valori etici. Un club pulito che guardi alle vette. Bepi Magrin

  • Luca

    Il CAI con Quintino Sella è nato libero, nel corso della storia è stato assorbito dal pubblico.
    Un’associazione di alpinisti e di escursionisti deve tornare ad essere libera, privata.
    Tra l’altro quando si parla di CAI pubblico (Ente di diritto pubblico) si deve intende esclusivamente la Sede Centrale poichè le Sezioni sono private (Enti di diritto privato), non pubbliche. Forse che queste non funzionano? Funzionano benissimo.
    Auspico con forza che anche la Sede Centrale diventare al più presto privata ossia libera, libera da tutti i vincoli e cavilli burocratici imposti dal “pubblico”.
    La fatica di Sisifo è eloquente. Ma perchè mai dovremmo continuare a sostenere il peso del “pubblico” e dipendere da ogni finanziaria?
    Usciamo da questo “pubblico” e non facciamoci ingannare da chi sostiene che diventando “privati” perderemo dei privilegi.
    Diventando “privati” una cosa è certa: non rischieremo in futuro di veder fagocitati nel “pubblico” le nostre proprietà.

  • Niccolò

    Anch’io auspico che il CAI torni ad essere libero da statalismi, meno burocratico e che guardi alla montagna sostenuto da un virtuoso pragmatismo.
    Non è pensabile, come ha sostenuto il presidente generale, “affrontare ogni anno, ad ogni finanziaria, problemi che ci distraggono da quella che è la nostra fondamentale attività”.
    Pensiamo a divenire liberi, pensiamo al cambiamento, ad un CAI finalmente privato, meno burocratico e occupiamoci di montagna, la nostre grande passione.

  • Remo Romei

    Cari amici, io ero già iscritto ed ho partecipato alle rinioni quaqndo nacque il dilemma pubblico/privato e ricordo molto bene le discussioni e le polemiche che avvennero in quel momento. Per prima cosa va precisato che è solo la Sede Centrale ad essere vincolata (?) dal diritto pubblico. Vorrei domandare ai molti che si schierano, con voli lirici, per la libertà(?) e tutti quei discorsi di lasciare a valle le pastoie per essere liberi. Liberi da cosa? di non avere i soldi per il soccorso alpino? liberi di non avere un euro per la manutenzione dei rifugi e dei sentieri? Non sono molti i soldi che riusciamo ad avere, ma servono ad aiutare le varie commissioni , le varie regioni a stampare guide e libretti per i propri iscritti (tutte cose che non riescono a rendere un euro). Quindi pensiamo bene, con i piedi per terra, chi è disponibile ad aumentare le quote per tamponare la buca (non speleo) che si verrebbe a creare.? Chi è disposto, visto che siamo volontari, a rinunziare al rimbrso spesa quando facciamo le riunioni? Queste sono solo alcune delle poche cose che mi sono venute in mente. “Libertà vo cercando …….. Io, ma credo anche voi, mi sento LIBERO in montagna ma anche in città. Remo Romei aneag

  • Niccolò

    Caro Remo, non condivido quello che tu dici.
    Prendiamo ad esempio le Commissioni Centrali. Sarebbero più che sufficienti 3 membri per ogni Commissione con un notevole risparmio di spese. Gli altri potrebbero risparmiarsi le piaghe di decubito e le grinze alle meningi.
    Riguardo i Consiglieri Centrali un terzo degli attuali sarebbero più che sufficenti ed anche qui si avrebbe un notevole risparmio di spese, sopratutto con riunioni fatte in sede centrale a Milano e non in giro per l’italia. Riunioni tra l’altro molto, molto costose (con rimborsi spese auto, aereo, ecc.)
    Tagliare le “spese inutili” è l’imperativo di un Ente che deve diventare libero (privato) e meno burocratico, ovvero snello, funzionale e maggiormente efficente.
    La Sede Centrale non deve essere un parcheggio di burocrati funzionari scaldapoltrone. Il privato funziona perchè aborre la burocrazia. La parola d’ordine è e deve essere: pochi, buoni ed efficenti. Non sono assiolutamente necessari al sodalizio gli scaldapoltrone incravattati, chiaccheroni e inconcludenti. E’ ora di cominciare a ridurre e risparmiare affinchè i soldi vadano alle sezioni realmente bisognose.
    Con una riunione di Consiglio Centrale ci si può quasi rifare la copertura di un tetto di rifugio disastrato.
    I cari amici soci delle sezioni Bellunesi che sono in reale difficoltà per i rifugi disastrati dovuti all’inclemente stagione invernale dovrebbero essere per primi contrari a queste spese inutili che ho sopra citato. Meno Consiglieri, ridurre le spese superflue ed investire nelle piccole sezioni di montagna, questo è il bene per i soci che fanno i sacrifici, altro che riunioni del Consiglio Centrale sparpagliate per l’italia con pernottamenti in alberghi a quattro stelle e viaggi in aereo.
    Meditate gente, meditate.

  • Luca

    Discussioni e polemiche vecchie di 46 anni, a cui ha partecipato Romei oggi non hanno più senso perchè la realtà è mutata.
    Noi dobbiamo essere pragmatici ed attenerci alla realtà attuale.
    E questa realtà ci impone di fare delle scelte ben precise e di utilità per il sodalizio.
    Una cosa a cui dovremmo rinunciare per il nostro bene è la BUROCRAZIA, questa testa di Medusa.
    Abbiamo noi soci tutti il coraggio, la volontà di un Perseo per decapitare questo “mostro”?
    Un mostro nato nell’alcova del pubblico.

  • Maria

    Concordo con quanto detto da Luca e anche io auspico che la sede centrale deve diventare al più presto privata. Non fanno più per noi I vincoli e cavilli burocratici imposti dal pubblico. Poniamo fine a questa fatica di sisifo e stiamo per conto nostro. Pensiamo intanto a ridurre le spese superflue come dice Niccolò, che non ha fatto un ragionamento sbagliato, e potremo fare a meno della piccola sovvenzione statale che si aggira intorno al 7% del nostro intero bilancio. Perchè dobbiamo essere vincolati da questo misero 7%? E negli anni futuri siamo sicuri che rimanga la sovvenzione di questa percentuale? Viviamo in un momento storico di forte crisi economica e più in la che si andrà meno soldi in giro ci saranno e diminuirà la sovvenzione. Cominciamo tutti a stringere la cinghia senza sperperare utililment e i preziosi soldi versati dai soci. I consiglieri centrali che sono al vertice del sodalizio per primi devono cominciare a dare l’esempio.

  • Domenico

    Ovviamente il privato offre moltissimi vantaggi. Meno burocrazia e più autonomia organizzativa.
    Questo lo sento dire già in giro da molti soci CAI che ne parlano dopo l’assemblea dei delegati di lecco e che pensano che il privato sia meglio del pubblico. Siamo stanchi di questo pubblico.
    Sulla questione degli sprechi che ha sollevato qualcuno, non è mica che sia fuori tema. Sono d’accordo. Non sono più i tempi delle vacche grasse e non si possono tollerare sprechi inutili di soldi che versano i soci.
    Le sezioni faticano a recuperarli e sapere che vanno a finire in spese di riunioni dei consiglieri centrali sparpagliate in giro per l’Italia in alberghi a quattro stelle con viaggi aerei ecc. non è bello e non fa piacere a nessuno.
    E se come qualcuno che mi ha preceduto pensa che sono tanti, io penso che potrebbero essere spesi meglio dove serve veramente. Perchè non si può andare in alberghi più economici e viaggiare in treno? Oppure farle a Milano? Ma anche se così fosse penso che il problema ci sarebbe sempre. Non è mica sbagliata la soluzione che pensa Niccolò perchè un terzo bastano e avanzano per una associazione come la nostra.
    Mi fa piacere che ci sia questo blog almeno i soci, che sono la base del CAI finalmente possono parlare liberamente, dire quello che pensano e sapere tante cose che non sapevano.

  • Niccolò

    Ma nessuno ha mai pensato che i consiglieri centrali potrebbero essere sostituiti completamente dai presidenti dei gruppi regionali?
    Verrebberò così rappresentate tutte le regioni d’Italia.
    Possibile che 11 regioni (quelle del centro sud) hanno come rappresentante un solo consigliere?
    I consiglieri attuali sono 19 e i presidenti dei gruppi regionali sono 21.
    Se come sostenete la maggioranza dei soci non vuole più la burocrazia bisogna iniziare a eliminare le 19 poltrone ormai vecchie, lise e consunte.
    Qualche nostalgico della burocrazia a ricordo dei bei tempi andati, appassionato collezzionista di cose vecchie e stantie, potrà poi sempre andarle a ripescare in qualche mercatino d’antiquariato.

  • Paola

    Vedo che qui si sta uscendo dal tema della discussione.
    Parlate di burocrazia e Consiglio centrale.
    Ma cosa c’entrano?
    Volete forse che i Consiglieri si riducano a pernottare in una tenda come i beduini del deserto? L’igene è fondamentale cari miei e un albergo a quattro stelle offre una garanzia.
    Scusate, ma noi soci CAI qui dobbiamo esprimerci sulla questione se vogliamo appartenere ad un Ente “libero” ovvero privato, oppure pubblico.

  • Vincenzo

    Il limite è mio ma non sono mai riuscito a decifrare un bilancio, ragion per cui non sono in grado di stabilire se ci siano sprechi o spese allegre. Per le riunioni, nel 2009, prenderei in considerazione la videoconferenza e le possibilità consentite dall’informatica.
    Comunque, con questo “pubblico”, mille volte meglio il privato. La libertà non ha prezzo.

  • Niccolò

    Bravo Vincenzo,
    “Questo “pubblico”, mille volte meglio il privato. La libertà non ha prezzo”.
    Ma poi quale prezzo? Con la crisi che c’è in giro (i tagli sono sotto gli occhi di tutti) se andiamo avanti così in futuro chissà se continueremo ancora a prendere quella piccola ed esigua sovvenzione statale. Andrà a finire che dovremo pagare noi soci una tassa per svolgere la nostra attività di montagna.
    Non fatevi incantare da quella esigua minoranza di burocrati che vogliono che il CAI rimanga pubblico a tutti i costi. Quelli vi riempiono la testa di fandonie perchè hanno il loro tornaconto e per loro la nostra libertà ha un prezzo (rinunciare alla comodità delle loro poltrone)
    Quelli vogliono che il CAI rimanga ancorato e invischiato nelle pastoie della burocrazia per stare seduti tranquilli sulle loro poltrone a ruminare le solite chiacchere inconsistenti per passare la giornata.
    Ma le chiacchere non producono farina.
    Da tutte le parti nelle strutture private e libere (è dimostrato) dove non c’è burocrazia le cose funzionano meglio.

  • Maria

    La decisione se rimanere pubblici o privati deve essere presa dalla base dei soci del Club alpino italiano. Devono decidere loro del futuro del CAI. Complimenti a Mountainblog per aver offerto a tutti i soci la possibilità di esprimersi. La discussione deve avere ampio respiro e la base del sodalizio in questo caso non può e non deve rimanere esclusa ad assistere alle manovre e decisioni dei pochi eletti al vertice. Il club alpino italiano siamo noi tutti soci insieme ed è importante ascoltare e raccogliere il contributo di tutti.
    Perchè tutti hanno il diritto di esprimere il loro pensiero e i delegati dovranno esprimersi tenendo conto della volontà della base.
    Chi non tiene conto della volontà della base come potrà essere sostenuto al vertice dalla base?
    La montagna non è rappresentata solo dalla vetta, e la montagna non galleggia: ha una sua base.
    Noi soci della base vogliamo essere sempre informati e ascoltati.
    Se il blog non ci avesse dato l’opportunità di conoscere molto probabilmente qualcuno avrebbe preso una decisione senza nemmeno averci consultato.
    Spero che alla questione pubblico e privato venga dato risalto e se ne parli anche sui giornali del Cai.

  • Anny

    Casualmente ho visitato il blog (che visito spesso) e mi sono imbattuta giorni fa in questo argomento.
    Sono molto meravigliata che sulla nostra stampa CAI non ne sia parlato. L’argomento è stato proprio ignorato. Nemmeno un minimo accenno. Come me sono rimaste meravigliate le mie amiche socie che non hanno il computer e che sono state informate da me durante una gita in montagna.
    Ci siamo domandate: perchè lo Scarpone tace e non ne parla e ne parla solo il Mountainblog?
    Qualcuno può darmi una spegazione?
    Questo è un argomento molto importante più di altre notizie che devono essere date.
    Se non è importante questa ……….Io qui per ora non voglio esprimermi sulla questione pubblico e privato perchè ne vorrei sapere di più. Una cosa però la voglio dire: non mi piace la burocrazia.
    Comunque grazie e bravi Mountainblog.

  • Luca

    Paola, qui non si sta uscendo dal tema della discussione. Parlando di burocrazia siamo entrati nel cuore del tema perchè la burocrazia è sinonimo di pubblico. Paola credi forse che i soci vogliano la burocrazia? I soci non vogliono la burocrazia, sono stanchi della burocrazia.
    Quindi la soluzione è che la Sede centrale, come tra l’altro tutte le sezioni del CAI diventi al più presto privata e libera, libera da tutti i vincoli e cavilli burocratici imposti dal “pubblico”.
    Dobbiamo spezzare le catene che ci legano a questo “pubblico”. Vogliamo essere liberi, non ne possiamo più di essere schiavi come Sisifo. Dobbiamo e vogliamo essere liberi da fatiche inutili e dal continuare a sopportare il peso enorme della burocrazia.
    Chi è per il pubblico lo abbiamo visto: Remo Romei, un “vecchio burocrate” che vuole darci da bere le sue chiacchere, che ha paura di perdere il 7% dallo Stato. Ma questo 7% serve a tenere in piedi i burocrati. Non vogliamo più né 7% né mantenere i burocrati.

  • Vinicio Vatteroni

    Voglio informare i Soci del Club Alpino Italiano che la Stampa sociale si sta già occupando della tematica qui accennata in anteprima con l’intervento del presidente Generale del CAI Annibale Salsa – avvenuto il giorno 1 Luglio 2009 presso la Sala Berlinguer del Palazzo dei Gruppi della Camera dei Deputati – durante l’illustrazione del rapporto sull’attività dell’anno 2008 del CAI al servizio della montagna e dei suoi frequentatori.
    La Redazione del notiziario mensile “Lo Scarpone” sta raccogliendo tutti gli elementi necessari avendo già programmato di darne ampia diffusione sui prossimi numeri per informare tutti i Soci.
    E’ bene ricordare che Lo Scarpone, essendo un notiziario mensile, necessita di tempi di lavorazione maggiori rispetto ad un sito web (in questo caso Mountainblog) e quindi non può essere tempestivo nel dare qualsiasi genere di notizia e di informazioni in “tempo reale”.

    Cordiali saluti,

    Vinicio Vatteroni
    Responsabile della Comunicazione.
    Direttore Editoriale della Stampa sociale del CAI.
    v.vatteroni@cai.it

  • Rodolfo Bientinesi

    +Ringrazio il signor Vatteroni per averci promesso che gli argomenti sopra esposti avranno uno spazio anche sul bollettino mensile, anche perchè non tutti i soci possono essere collegati tramite internet.
    Riguardo alle spese per le riunioni del Consiglio Centrale penso sia possibile un notevole risparmio organizzandole in videoconferenza (niente volo, pranzo, albergo….)
    Anche il numero dei Consiglieri può essere diminuito, e la proposta di sopprimerli e sostituirli con i presidenti dei gruppi regionali merita un approfondimento.
    Un saluto a tutti
    Rodolfo

  • Anny

    Ringrazio anche io il signor Vatteroni per la sua risposta e averci promesso che l’argomento in discussione avrà uno spazio sullo Scarpone.
    Saluti a tutti
    Anny

  • Domenico

    Vedi Rodolfo io sono completamente daccordo con te. La proposta di sopprimere i consiglieri centrali e sostituirli con i presidenti dei gruppi regionali merita veramente un approfondimento. Se vai a vedere l’attività del consiglio centrale che è scritta sul rapporto del cai 2008 che è stato distribuito all’assemblea delegati di Lecco il consiglio centrale si è fatto promotore di un gruppo per ” Il Cai che vorremmo “. Ora io chiedo: ma questo gruppo decide quello che vorrebbe senza sentire la base dei soci? Non pensi anche tu che dovrebbero sentire la base dei soci e discuterne tutti insieme? Bisogna lasciare esprimere e consultare tutti. Il posto per discutere ce nè quanto ne vogliamo qui sul blog, il blog è fatto apposta per questo, se no a cosa serve e dobbiamo sfruttarlo per sentire il parere di tutti i soci. Così ogniuno potrà dire la sua. Io comincio a dire che i presidenti dei gruppi regionali sono qualificati per prendere il posto dei consiglieri centrali perchè rappresentano il territorio. Ma ci pensi che si accorcerebbe notevolmente la distanza tra il centro e la periferia? Sarebbe tutto più semplice con meno passaggi e “meno spese!” e finalmente “senza burocrazia”.

  • Maria

    Mi associo anche io a Rodolfo e Anny a ringraziare Vatteroni per averci promesso che gli argomenti sopra esposti avranno uno spazio sullo Scarpone.
    Devo dire una cosa che in Piemonte se ne sta parlando molto tra i soci e la maggioranza sono per il privato. Ma questo è scontato. Chi vuole essere più per il pubblico oggi e rimanere pubblico? E’ chiaro come l’acqua perchè sanno tutti che il privato funziona meglio da tutte le parti basta guardarci in giro. E quando penso al pubblico mi viene sempre in mente tutta quella burocrazia che c’era nei paesi dell’Est che li ha fatti rimanere indietro cent’anni rispetto al resto dell’Europa.

    Maria

  • Niccolò

    Sul sito http://www.gruppogism.it del GISM leggo che durante il convegno del Gruppo GISM “Attentato all’alpinismo” in occasione del Trento FilmFestival Piero Carlesi ha affrontato il delicato argomento, prendendo in considerazione una forma di minaccia all’alpinismo e alla montagna probabilmente tra le più subdole, ovvero la burocrazia, e in particolare le problematiche e i vincoli gestionali che il CAI si è trovato ad affrontare dal momento della sua conversione in Ente pubblico nel 1963.
    Ha mille volte ragione Carlesi che dice che la burocrazia è una forma di minaccia all’alpinismo.
    Bravo Piero hai tutto il sostegno di tutti noi soci alpinisti.

  • Luisa

    Anc’io voglio che il Cai torni a essere libero.
    E’ ora di dire basta con i vincoli e cavilli burocratici imposti dal pubblico.

    Ciao ciao
    Luisa

  • Luisa

    Il presidente generale ha parlato molto bene con il suo discorso alla Camera dei deputati e ha detto cose giuste. Io l’ho sentito quando ha parlato a Lecco all’assemblea dei delegati di questa questione. Tutti lo hanno applaudito perchè i soci lo stimano tutti e si sentono vicini a lui. Quando parla, è un uomo vero che parla e parla con il cuore. Dovremo veramente pensare per fargli avere una proroga per altri tre anni ancora. A Lecco ne ho parlato con molte persone sia presidenti di sezione e anche presidenti di gruppi regionali che ne sarebbero molto favorevoli. Il Cai sarebbe veramente in buone mani ancora con un uomo così eccezzionale. E se dovremo anche andare a cambiare lo statuto del Cai per questo, perchè forse qualcuno può impedire a tutti i soci di cambiarlo? Pensiamoci bene amici, perchè i grandi uomini non sono facili da trovare. Ora noi ce lo abbiamo uno e allora teniamocelo ben stretto. Sta a noi decidere dandogli ancora la fiducia che si merita per fare ancora tre anni oltre la sua scadenza, che sarebbe una grande garanzia per il sodalizio oppure se vogliamo affidarci ad un altro e fare un salto nel buio. Io personalmente preferisco la luce, e le cose chiare, belle luminose. Al buio come dei ciechi non si sa dove si va e poi si rischia sempre di cadere, e anche peggio, di tornare in dietro anzi che andare avanti

  • Jonny

    Esprimo la mia grande preoccupazione per il futuro del CAI, una preoccupazione espressa da una larga fascia della base dei soci cai, dal Piemonte alla Sicilia.
    Una preoccupazione per questo decreto “enti inutili” che spero si risolva al meglio per gli interessi di tutti i soci ma sopratutto per la scadenza, il prossimo anno, della presidenza Salsa, che ha segnato una reale svolta culturale. Questa presidenza che ha rappresentato una rifondazione culturale, non può essere un capitolo nella storia del cai, abbiamo bisogno che continui e se necessario siamo pronti a sostenere con determinazione una proroga della sua presidenza che ha prodotto “una montagna di fatti”-

  • Rosa

    Proroga della presidenza Salsa: e chi non la vorrebbe?
    Penso tutti i soci senza dubbio.
    Io lo stimo molto e penso che sia il presidente piu in gamba che il cai abbia avuto,
    Un presidente completo, di grande cultura e un buon amministratore del CAI che ha fatto aumentare il numero dei soci.
    Grazie presidente per tutto quello che fa.

    Rosa

  • Domenico

    Questa preoccupazione per il futuro del Cai c’è anche qui in Emilia-Romagna e Luisa non ha mica tutti i torti. Noi non ci tiriamo indietro e ne possiamo parlare di questa proroga a Salsa che ci va bene anche a noi nella prossima assemblea di autunno.

    Saluti,
    Domenico

  • Vorrei rispondere ad un socio che si chiama Luca, che non ho il picere di conoscere e dire tre parole a tutti, perchè poi non interverrò più. Luca in una sua del 15/7 mi dice che faccio polemiche vecchie di 45 anni. Ma quello che io ho scrito è che ero in giro a quel tempo e le discussioni e polemiche sono come quelle di oggi, non è cambiato l’argomento e non è cambiato il modo di affrontarlo. Nel giorno 26/ scrive : vecchio burocrate….. Io sono certo di non conoscerti e quindi prima di dare un giudizio su una persona dovresti pensarci su. Ti posso dire che sono vecchio, non burocrate, e che la scatola del mio cranio è ancora efficente. Ti vorrei domandare ma tu per il CAI,per la tua Sezione cosa fai? Ti sei presentato per lavorare? Per cambiare bisogna prima partire dalle Sedi lavorare e poi darsi una smossa per far conoscere il nostro pensiero e farlo approvare. Sono in sintonia con Niccolo 15/7 che dice che bisogna diminuire i dirigenti sia centrali che periferici e delle varie commissioni. Sarebbe un altro risparmio non indifferente. A questo proposito vi invito a vedere gli ultimi bilanci e confrontarli a quelli di qualche anno fa. Grazie Direttrice. Avrei ancora molto da dire su tutto quanto leggo, ma per me la discussione è chiusa. Aspetto un Congresso per decidere se Parastato o liberi, e spero che i delegati siano tutte persone ben istruite sull’argomento. Buona montagna a tutti Remo

  • Domenico

    Attenzione ad un possibile pericolo!
    Se restermo nel pubblico in futuro chissà se saremo “ancora liberi” noi soci di eleggere il presidente generale del CAI.
    Chissà se in futuro non si ritorni come nel “ventennio” quando il presidente generale era nominato dallo Stato.
    Questo è un argomento che va oltre la questione economica e burocratica attuale.
    Facciamo attenzione alle possibilità se vogliamo che non diventino realtà.
    Meditate gente, meditate ……………….

  • Domenico

    Grazie al riordino e al rimanere pubblici la stanno pagando le commissioni del Cai.
    La commissione alpinisnmo giovanile del Cai verrà smembrata e ridotta a brandelli.

    Ecco le conseguenze del pubblico

    Meditate.

  • Luisa

    Noi tutti dell’alpinismo giovanile del Cai siamo tutti uniti per un Cai libero e privato e vogliamo un’assemblea straordinaria per discutere del riordino degli organi tecnici del Cai.

  • Luisa

    Tutto è possibile nello scenario italiano.
    Però Il pericolo può essere evitato tranquillamente divenendo “privati” al più preso per rimanere “liberi”.
    Quanti seguono il dossier pubblico o privato pubblicato su lo Scarpone hanno notato che le persone preparate e bene istruite sull’argomento chiaramente hanno fatto capire che il pubblico non funziona più per il CAI.
    Basta, è ora di cambiare finalmente. E cambiare anche quelli che sono per il pubblico e che sono rimasti ormai 4 gatti di vecchi burocrati che usano argomentazioni nebulose che non incantano più nessuno. Questi 4 vecchi gatti che puntano i piedi e frenano le buone idee, dovrebbero avere un po di buon senso di mollare ai giovani le poltrone che occupano. Questo sarebbe un bene per tutti.
    Privati = liberi.
    Pubblici = incatenati.
    Tra le due soluzioni scelgo quella più conveniente: preferisco un Cai privato per essere libera

    E voi che leggete cosa ne pensate?

  • Maria

    Io invece vedo molto bene questo riordino degli organi tecnici centrali del Cai.
    Ci sono troppe Commissioni con troppe persone.
    Il Consiglio centrale e il suo coordinatore stanno facendo un buon lavoro dettato dal buonsenso.
    Ridurre le Commissioni significa anche un notevole risparmio per il Cai.
    Io sono contraria a un’assemblea straordinaria e sono molto favorevole all’accorpamento e allo sfoltimento delle Commissioni centrali.
    Voglio ringraziare il gruppo di lavoro del Consiglio centrale e il suo coordinatore Viatori per l’ottimo lavoro che stanno facendo.
    Grazie.

    Maria

  • Cari amici sono socio dal 1944 e sono da molti anni ANEAG, quindi credo di essere molto molto attaccato a questo nostro Club. Io credo che sarebbe bene attenuare i vari scritti con le molteplici e troppe idee Non crediate che non mi sia “incavolato” come voi nel sentire le proposte fatte da chi del CAI non conosce, o forse vuol fare finta di non sapere, per riuscire a prendersi una fetta di giovani che non riescono a prendere loro. Io credo che sarebbe, dopo aver fatto sentire la nostra voce ben chiara e forte a chi di dovere ed aver dimostrato la nostra compattezza nel rispondere ai disfattisti, di aspettare una risposta dal nostro Presidente Generale Uomo che ha rammentato a tutti l’ indirizzo che deve avere nostro Sodalizio. ANEA Remo Romei Firenze

  • Cari amici sono socio dal 1944 e sono da molti anni ANEAG, quindi credo di essere molto molto attaccato a questo nostro Club. Io credo che sarebbe bene attenuare i vari scritti con le molteplici e troppe idee Non crediate che non mi sia “incavolato” come voi nel sentire le proposte fatte da chi del CAI non conosce, o forse vuol fare finta di non sapere, per riuscire a prendersi una fetta di giovani che non riescono a prendere loro. Io credo che sarebbe, dopo aver fatto sentire la nostra voce ben chiara e forte a chi di dovere ed aver dimostrato la nostra compattezza nel rispondere ai disfattisti, di aspettare una risposta dal nostro Presidente Generale Uomo che ha rammentato a tutti l’ indirizzo che deve avere nostro Sodalizio. ANEA Remo Romei Firenze

  • Cari amici sono socio dal 1944 e sono da molti anni ANEAG, quindi credo di essere molto molto attaccato a questo nostro Club. Io credo che sarebbe bene attenuare i vari scritti con le molteplici e troppe idee Non crediate che non mi sia “incavolato” come voi nel sentire le proposte fatte da chi del CAI non conosce, o forse vuol fare finta di non sapere, per riuscire a prendersi una fetta di giovani che non riescono a prendere loro. Io credo che sarebbe, dopo aver fatto sentire la nostra voce ben chiara e forte a chi di dovere ed aver dimostrato la nostra compattezza nel rispondere ai disfattisti, di aspettare una risposta dal nostro Presidente Generale Uomo che ha rammentato a tutti l’ indirizzo che deve avere nostro Sodalizio. ANEA Remo Romei Firenze

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