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30 dicembre 2015

Alpinismo e Spedizioni · in evidenza · action · Daniele Nardi · Nanga Parbat · Simone Moro

NANGA PARBAT: la grande sfida alpinistica di questo inverno

5 spedizioni, 20 alpinisti e una grande sfida: la prima ascensione invernale al Nanga Parbat. Una panoramica sull’ottomila divenuto la grande sfida alpinistica degli ultimi anni.

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La tenda di Simone Moro e Tamara Lunger al campo base del Nanga Parbat.

Il Nanga Parbat è la nona montagna più alta della Terra. Non solo: è la seconda, dopo l’Annapurna, per indice di mortalità (28%). Con i suoi 8125 metri s.l.m., la “montagna nuda” (in lingua urdu) rappresenta la grande sfida di questo inverno 2015/2016. Insieme al K2, infatti, è l’unico ottomila a non essere ancora stato scalato in inverno e 5 spedizioni, in queste settimane, cercheranno di ritagliarsi un posto nella storia dell’alpinismo.

Prima di guardare al presente, è bene ricordare che già dalla fine del XIX secolo il Nanga Parbat stuzzicò i sogni degli alpinisti e, negli anni ’30 del Novecento, quattro spedizioni tedesche tentarono la conquista della vetta ma si conclusero in maniera tragica o fallirono a causa delle condizioni avverse.

mummeryNel 1895 Albert Frederick Mummery fu all’avanguardia, oltre che nel sostenere un alpinismo senza guide, anche nel proporsi come nuovi e ambiziosi obiettivi le grandi montagne dell’Himalaya. La prima spedizione in assoluto sull’Himalaya, quindi, avvenne proprio sul Nanga Parbat ma si concluse con la morte di Mummery e dei due portatori che lo accompagnavano sul versante Rakhiot. Le tecniche e i materiali dell’epoca non consentivano, col senno di poi, di ambire ad un successo; eppure la visione di Mummery fu una scintilla imprescindibile per alimentare i sogni e le imprese dell’alpinismo himalayano.

La prima ascensione, infatti, fu compiuta più di mezzo secolo dopo (nel 1953) da Hermann Buhl con una spedizione austro-tedesca guidata da Karl Maria Herrligkoffer sul versante nord-est. Buhl completò in solitaria e senza ossigeno l’assalto decisivo alla vetta, facendolo diventare il primo ed unico ottomila raggiunto in prima assoluta da un solo scalatore.

Il grande obiettivo, dicevamo, è ora la prima ascensione invernale. Dal 2011, alpinisti di livello assoluto fra i quali gli italiani Simone Moro e Daniele Nardi stanno cercando di completare con successo questa impresa. Quest’anno saranno cinque le spedizioni che si cimenteranno nel tentativo e, oltre a Simone Moro e Daniele Nardi, è Tamara Lunger la terza italiana fra i venti alpinisti che compongono le spedizioni.

Simone Moro e Tamara Lunger compongono il The North Face Team sul versante Diamir, via Messner-Eisendle, stile alpino. Per Moro si tratta del terzo tentativo dopo aver provato la medesima via nel 2012 con Denis Urubko e, nel 2013, la via Schell da Sud con David Gottler. Lo scorso anno, sempre con Tamara Lunger, Moro tentò l’ascensione invernale al Manaslu.

Daniele Nardi fa invece parte dell’International Team (versante Diamir, via Kinshofer, stile tradizionale). Ne fanno parte anche il polacco Janusz Golab, lo spagnolo Alex Txicon e il pakistano Ali Sadpara. Nel 2014 Nardi tentò la vetta passando dal difficilissimo Sperone Mummery senza tuttavia riuscire a portare a termine il tentativo.

Le altre spedizioni sono Nanga Revolution, composta dai polacchi Jacek Czek e Adam Bielecki; il Rubber Duck Team con il pakistano Arslan Ahmed Ansari, il polacco Tomek Mackiewicz e la francese Elisabeth Revol; e il Justice For All Team con 7 polacchi (Marek Klonowski, Pawel Dunaj, Pawel Witkowski, Michal Dzikowski, Tomasz Dziobkowski, Piotr Tomza, Pawel Kudla) e due pakistani (Karim Hayat e Safdar Karim).

Al di là della storia e della cronaca, il Nanga Parbat è anche lo scenario di grandissime storie di alpinismo raccontate in libri, film e testimonianze straordinarie. Fra queste, impossibile non citare il film Nanga Parbat (2010, Joseph Vilsmaier) che racconta la storia dei fratelli Messner i quali, nel 1970, riuscirono a conquistare la vetta salendo per la prima volta dal versante meridionale, lungo l’inviolata parete Rupal, in stile alpino e senza l’ausilio dell’ossigeno. Durante la discesa, Günther Messner venne travolto da una valanga e perse la vita.

Assieme a questa, vi racconteremo nel dettaglio altre storie legate al Nanga Parbat e vi terremo aggiornati sulle spedizioni che cercheranno di realizzare questa prima ascensione invernale alla montagna che, più di tutte, rappresenta la sfida alpinistica degli ultimi anni.

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La parete nord-est del Nanga Parbat, detta Rakhiot

 

Andrea Bonetti – MountainBlog.it

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