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26 Dicembre 2014

Uncategorized · Christian Roccati

Orme nel deserto al primo vento

Ieri notte ho iniziato questo post “Oggi nessun momento montagnardo di avventura e infinito. Ora sono davvero stanco, al trentottesimo giorno a tre ore per notte, sono davvero, davvero stanco.
Eppure c’è sempre un momento in cui poter essere… poter pensare a chi apprezzerebbe”.

Poi mi son reso conto che non avrei potuto lasciar andare le mani sulla tastiera al tempo di 4/4… e così mi sono addormentato… le solite tre di notte… anche se di mattina almeno mi sono concesso un poco di sonno in più del solito.

Non che sia più riposato ora, e di certo non potrò creare magia, ma ipotizziamo che sta volta il blog sia un semplice diario, da un amico a un amico, mentre parliamo al tavolaccio di legno intarsiato in un bivacco, mentre la tormenta urla e il cielo diventa oceano. Immaginiamo i bicchieri… immaginiamo le terrine… la lingua che modella l’aria e il suono che diviene parola.

E così ogni ricordo di ogni giornata è scintilla da condividere.

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La prima mattina e le nuvole che si stiracchiano, come certi pensieri prima cupi e poi accesi sul volto delle persone che capiscono di potercela fare. Quante albe e quanti tramonti ho avuto la fortuna di poter vedere. Ricordo quando andavo a correre partendo dal mare, raggiungendo i crinali e proseguendo con i cavalli liberi al cospetto del crepuscolo. Mi fermavo a concedermi un respiro e uno scatto per condividere il momento, come qualsiasi altro momento, con chi non poteva o forse non voleva esser lì.

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Albe prima dell’alba… Il ricordo di casa tua, lontana, in cui gli alberi hanno la forma di triangoli e non di ellissi. Il profumo delle capre e dei sentieri composti da passi sordi, i crinali verdeggianti di onde di pino, shotokan, come la prima arte marziale che praticai, e il rumore ruvido delle creste sotto le mani. Quanti sogni di estati, autnni, inverni e primavere al cospetto dell’Emilius

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Lo stupore e la melanconia di vedere un libro incatenato, anche fosse a fin di bene.

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Il piacere degli occhi di fanciullo per un cucciolone di nome Hachiko, riferimento quasi puramente casuale del suo padrone…
Un Akita che mi ricordava un vecchio amico più che un film. Il suo attacco è stato impressionante… baci a raffica! E il padrone “hai cani?” …”non più, la bestia son io”.

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Il sorriso esterrefatto dei doppi sensi… Sarebbe bello riderne tra le lenzuola con una compagna.
Avrei voglia di scriver ogni tanto d’amore in questo blog; non solo quello per le montagne, ma di ogni tipo.
Questa sera sarebbe così bello fare l’amore miscelando parole e intese, per ore e ore, fino a quando il sonno sopraggiunge e ci si addormenta ancora fusi in un essere solo, ancora uniti fino al primo risveglio.

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Le mattine, ogni mattina… Ci reincarniamo in noi stessi. La notte libera alcuni di noi che spiegano le ali verso le proprie stelle, quali ch’esse siano. Ma dopo il correre impressionante della terra ogni crepuscolo ci richiama nel nostro corpo, e torniamo alla morte, già perché la vera vita è quella che abbiamo inseguito fra i sogni. Siamo liberi quando reincarnandoci troviamo la stessa dimensione mai lasciata nel nostro viaggio onirico.

Forse questo materializzarsi del tempo è la certificazione del manifestarsi della nostra morte in un mondo senza dio. O forse Dio esiste ed è davvero magnanimo avedo creato un universo vuoto in cui il suono non si propaga… Se fossimo in grado di udire il correre della Terra intorno alla sua orbita impazziremmo.

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Gli spigoli di un progetto e tanti ricordi… Il cammino che procede, qualunque cosa la vita o tu stesso posizioni avversa a te. Un passo dopo l’altro, inesorabile. La conoscenza e il suo sentiero, una linea invisibile che nessuno vede. Forse davvero l’esistenza è come un’apertura alpinistica… di certo noi siamo giocatori e pedoni al contempo, più o meno consci d’esserlo, seguendo quel filo d’arianna che solo noi percepiamo, il contrario dei vestiti nuovi dell’imperatore, l’enigma del solitario.

In un mondo in cui tutti son pazzi, l’uomo savio è l’unico joker.

2014-12-22 08.07.34

Ho incontrato questo muro e ho pensato subito a storie di vita, prima materializzate e poi svanite, inglobate in un edificio che non c’è più.
Un tempo condivisi con una persona speciale il pensiero dei colori fruiti da un treno. Quante volte abbiamo visto case a migliaia che sfrecciano via indietro, mentre il nostro mondo rimane immobile nella dimensione della cabina. Eppure sono milioni le storie che si districano e svolgono dinnazi ai nostri occhi. Sotto a quell’albero una ragazza diede il suo primo bacio, e dietro a quel muro un amico tradì un altro amico per la prima volta. Su quel marciapiede passarono i figli di quella donna che un tempo, bimba, trascorse ogni giorno in quella scuola… quante dimensioni che non conosceremo mai, quanti odori, profumi, pensieri. Come possono tutti questi granelli sparire nel vento, come in Nirvana, “fiocchi di neve che non cadono in alcun posto”.

2014-12-23 03.17.18

La notte… stelle in terra che come un firmamento si fanno costellazione, alveare di racconti. Uomini, come muffe. Vedere una vallata dalla cima di una montagna significa osservare moltitudini di luci addensate intorno alle fonti d’acqua. Non siamo che muffe evolute.

2014-12-19 09.01.51

Il punto di vista di una formica che gira tra margherite giganti… Mia nonna Lina mi diceva spesso che siamo come piccoli animaletti. Una formica ha un suo spazio per lei enorme, ma non si rende conto di quanto sia infinitamente più grande e complesso il mondo… Così noi potremmo non essere in grado di percepire ciò in cui viviamo. Simbolicamente è questa la realtà… I nipponici usano spesso la metafora della rana in fondo al pozzo che non conosce l’immensià del mare.
…Ma anche nel mondo più pratico e fisico così potrebbe essere: esiste il racconto della dimensione delle superfici in cui giunge “parallelepipedo” che triangoli, cerchi e quadrati, vedono come un rettangolo… ed egli non può manifestare se stesso con alcuno perché nessuno è in grado di vederlo.

Chi vede in bianco e nero cerca di convincere chi vede a colori che essi non esistono. Ma non è così.

Christian Roccati
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