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28 Novembre 2012

Uncategorized · Christian Roccati

Quel vuoto dentro

Siamo soli dicono… chissà se è vero? Chissà in quali momenti è reale questo vuoto e quand’invece è semplice nostra natura? “Freccia” diceva che “il Rock ‘n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro e le stronzate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco te lo riempiono”

Chi può dire davvero come va la vita? Cosa davvero fa parte o non parte di noi?
Ce lo ricordiamo il buon Vasco? “Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi” Fa male anche solo pensare a quante esistenze non conosceremo mai, a quanta reminiscenza sparita nel vuoto d’ognuno…
Anche io sono uno dei tanti segni d’inchiostro sul grande foglio.

Mi trovo qui, a montare questi sci di legno ricoperti di tinte moderne, come una tradizione mai cambiata, verniciata di fasulla modernità. Il profumo delle assi perforate con il trapano e avvitate a mano si espande. E’ molto diverso da quello dei tronchetti che butto nel camino. Il primo sa di sogni e avventure. E’ l’adrenalina pura di altri, che preparo per loro. Il secondo è invece una calda coperta nel gelo di questa notte; è un manto invisibile che dice “dormi tranquillo, ci sono qua io”. Il ciocco che getto sulle fiamme, solo in questa torre nera, è una carezza amorevole che tengo per me, mentre sogno di scritture e libri per poi disegnarne il tratto.
Ma questo è il mio viaggio… uno solo tra i tanti sentieri possibili nella foresta.

…Ed ecco la ragazza dai capelli corvini che palpita al buio. Quando davvero è abbandonata?
Quando non ci sono gli altri o in qualsiasi momento? Difficile dirlo o anche solo pensarlo. Il vuoto è un po’ ovunque, ma ella lo avverte davvero quando si trova sola, in casa o dovunque. La propria voce esce dal corpo, solo per farle compagnia, ma non ha orecchie per esser udita, né eco che qualcuno possa riconoscere.

Quando la parola non serve a niente, capisce davvero d’esser di cristallo, come uno specchio che si può rompere, perché non c’è alcuno a udire o reagire a qualsivoglia stimolo. Ed è proprio quello il trucco.
La fanciulla conosce il cuore delle sue amiche e sa che è in risonanza con il proprio. E quando quegli angeli son con lei, allora si che il posto più non conta. Passa tutto, e si accorge dell’energia di una giornata di sole, della brezza del mare, quella piana cobaltea infinita. La sua parola non deve nemmeno proferire, per esser udita.

Il vuoto non se ne va, ma le basta in fondo essere serena di tutto ciò che intorno respira. La nera notte porta seco i timori più semplici “non riuscir a realizzare i propri sogni, la propria vita, un’indipendenza, una famiglia, un lavoro che piaccia”. Sembra tutto come una fantasia lontana.
Eppure nemmeno quell’assenza può inghiottire ciò la ragazza ha dentro. Le tenebre non possono distruggere il sorgere del nuovo sole, ed è ancora sorriso ed è ancora lacrima.
Ed è ancora sorriso ed è ancora lacrima.

Guardo lo sci montato, che sa ancora di resina e boschi verdi, e la mia mente vola a Damiano. Probabilmente ora solo sulla grande montagna, mentre la furia della tempesta spazza via ogni cosa. Una vita concentrata in un attimo, il sorriso di un bimbo fatto uomo con il coraggio d’inseguire il proprio sogno, fino alla sua più tenera essenza.
Mi piacerebbe che tutti i nostri pensieri scaldassero la sua anima in queste profonde oscurità, nei recessi e negli abissi dei “perché?”.

Non c’è una strada giusta o una sbagliata. In natura vi è solo ciò che è in equilibrio e ciò che invece non lo è. Esistono il nero ed il bianco, l’acqua ed il fuoco, la luce ed il buio.

Esistono la vita, la morte, lo sconforto e la speranza, da un lato… E poi esiste l’altro piatto della bilancia, quello infinito.

Christian Roccati

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