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2 Dicembre 2020

Sopra le nubi

Poche centinaia di metri a piedi sopra casa, e sono sopra le nubi che avvolgono la pianura come un mare uniforme, dalle Alpi Marittime alle Pennine. Lo sguardo verso est si perde all’infinito. Lentamente, nel corso delle giornata, la coltre nuvolosa risale i fondovalle, lasciando fuori solo le cime più elevate. Oggi è l’ultimo giorno di questo novembre secco e soleggiato, piuttosto anomalo. In epoca Covid-19. Vorrei non scendere più e rimanere quassù, dove tutto sembra intoccabile e sicuro. Questa volta il virus è risalito nella valle fin da ottobre in modo importante, un po’ come quelle nubi. Per delle piccole comunità come le nostre, scandite da dinamiche particolari, anche numeri relativamente piccoli fanno la differenza. Certò, quassù è diverso, ce lo siamo detti e lo abbiamo scritto ovunque: in “montagna” il Covid non c’è. Mi dico che sono fortunato in una giornata come questa, a differenza di molti laggiù in pianura, da giorni senza il sole e senza possibilità di calpestarle le montagne. Io del resto vorrei poter andare solo qualche chilometro più su lungo la mia valle, perché la voglia di montagna che ho io qui non può essere soddisfatta e molti dei miei progetti quest’anno probabilmente salteranno. I confini qui sono molto ristretti e quelli di un’intera vallata non coprono quelli di una grande città. Il mondo è fatto a scale, e le necessità di chi vive in montagna spesso non possono essere soddisfatte. Ancora meno sono comprese. Oltretutto non c’è solo la montagna del divertimento. C’è quella che bisogna vivere tutti i giorni anche in epoca “normale”, fatta di difficoltà, di ospedali che “migrano” verso la pianura, di servizi che scompaiono, di trasporti pubblici che non funzionano, di scuole che rischiano continuamente di essere chiuse. Una montagna fatta di piccole attività che sopravvivono grazie a una stagionalità molto limitata e di cui si dimenticano tutti quelli che oggi parlano di salvare l’economia alpina.  L’alpinismo, lo sci, l’escursionismo, sono tasselli importanti del turismo, ma non è per tutti vero che sono uno “stile di vita”. Oggi chiunque è pronto a riempirsi la bocca di filosofia, soprattutto chi una certa montagna se la può economicamente permettere. Lo “stile di vita”, invece, è quello che si sceglie resistendo quassù tutti i giorni dell’anno, Covid o non Covid.