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15 novembre 2013

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SENTINELLA DI VAL MALA. Nuova via nel lecchese "Enjoy the silence"

Enjoy the silence: nuova via nel lecchese

Relazione di una nuova via aperta quest’estate da Marco “Biga” Bigatti insieme a Walter “Pres Polidori e Mattia “Guzzman” Guzzetti nella zona delle Grigne.
La salita è avvenuta i giorni 3 e 4 luglio 2013 alla Sentinella di Val Mala, nella Grigna Meridionale, e la nuova via è stata chiamata “Enjoy the silence”.

“E’ stata una grande avventura, vissuta in amicizia!”, hanno dichiarato gli apritori.

Accesso stradale

Si prende la superstrada che va da Lecco a Colico e si esce seguendo le indicazioni per Mandello del Lario. Si continua sulla vecchia strada che costeggia il lago e poi si entra nel paese, fino a trovare una svolta a dx per il paese di Rongio. Fare attenzione ai bivi a seguire sempre per Rongio, quindi arrivati al paese si parcheggia prima della fine della strada (2 ampi parcheggi sulla dx).

Avvicinamento

Dal parcheggio (circa 400m di altitudine) salire verso la fine della strada e del paese, quindi seguire a sx un cartello che indica il sentiero per il rifugio Elisa. All’inizio si cammina lungamente in piano su bella mulattiera, poi si arriva ad un ponte che supera un orrido e da qui sale un largo sentiero, con diversi tornanti.
Si passa in breve di fianco all’ingresso della Grotta Acqua Bianca (620m), e si continua per tornanti fino ad un lungo tratto in piano dove si scorge alla stessa altezza, più in fondo nella valle, una bella baitina in un prato. Occorre individuare una traccia che parte a dx del sentiero e si dirige in piano verso la baita. Se non si trova questa traccia, occorre salire ancora , superando di quota la baita, e poi arrivati all’incirca sopra di essa individuare una traccia che scende ripida per boschi e prati fino a raggiungerla (circa 1h-1,5h da Rongio).

Dalla baita scendere verso valle nel prato sotto di essa, per circa 20m, quindi individuare una traccia poco visibile che va verso un boschetto, inoltrandosi in piano. La si segue prevalentemente in piano, con alcune zone dove fare attenzione (esposto ed erboso). Si arriva quindi ad un canale boscoso che scende a dx verso il letto di un torrente. Lo si segue (albero con fettuccia di plastica), quindi non si continua nel canale, perché c’è una scarpata, ma si devia a sx su un ripiano, dove si trova a sx la traccia che scende ripida ed arriva al letto del torrente (bell’ambiente). Ora si attraversa verso il lato opposto e si individua una traccia che sale verso dx tra l’erba e le piante, su un dosso erboso. Piegare a sx e scendere vicini alle rocce, sul fondo di un altro torrente. Attraversare il torrente, salire un roccione con piante ed erba e scendere sul lato opposto, quindi andare a dx e individuare una traccia che sale una cengetta erbosa su una scarpata. Si doppia uno spigolo roccioso e si arriva quindi in un bosco, che deve essere salito rimanendo sempre poco lontani dal bordo sx, che da su una scarpata sul torrente.

Quando diventa ripido salire tra alberi più a dx, dove è più praticabile, ritornando poi verso sx. Si arriva ad un albero con fettuccia di plastica a sx e da li scendere nel greto del canale dove scorre il torrente (fino a qui qualche albero con fettuccia di plastica già presenti, aggiunti altri nastri argentati).
Ora bisogna seguire lungamente il canale con grossi massi. Un primo salto viene affrontato sulla sx, dove sembra difficile ma ci sono rocce ben appigliate. Più avanti, dove si trovano dei salti evidentemente impegnativi, occorre evitarli sulla dx per zone boscose/erbose (lasciati dei nastri argentati nelle zone di deviazione e degli ometti che sono stati messi anche dove non è necessario evitare il canale, quindi valutare con attenzione).

Salendo il canale diventa man mano più pericoloso, con massi instabili per franamenti. A giugno e luglio abbiamo trovato, dove si stringe la valle, zone con grossi residui di neve ricoperta da terra e sassi. A inizio agosto la neve era praticamente assente e la situazione meno pericolosa.
Abbiamo dovuto superare dei tratti delicati, anche diversi a seconda del giorno di salita (movimento e scioglimento della neve).
Si trovano anche dei salti rocciosi sulla dx di grado IV/IV+ ; sopra il terzo abbiamo piazzato un chiodo con maglia rapida di calata per il ritorno (attenzione, verificare!).
Circa 2h dalla baita, in totale 3-4h da Rongio.
Difficoltà: passi di II e III grado, qualcuno di IV/IV+.
Difficile l’orientamento nella parte iniziale, pericolo di caduta sassi dalle pareti, soprattutto quelle sulla dx orografica della valle. La parte alta del canale è pericolosa e deve essere assolutamente percorsa solo dopo che la neve si è assestata, in ogni caso percorrerla con prudenza.

Attacco

La Sentinella di Valmala è facilmente riconoscibile per il grande diedro che si trova sotto la torre sommitale. Si incontra sulla sua dx un canale che la divide da un’altra cima (è il canale dove si trova l’ultima calata di discesa). Poco più a sx, sopra un roccione, partono due camini paralleli. Si attacca quello di sx.

Discesa

Si effettua con 9 calate in corda doppia. Dalla sosta finale andare con attenzione verso nord (direzione verso Val Mala), quindi scendere a sx verso un evidente grosso mugo, passando per un facile caminetto. Il mugo è attrezzato con due cordoni e maillon di calata.
-1- prima doppia dal mugo verso la parete sottostante, passando per uno strapiombo e raggiungendo un tratto di roccia compatta attrezzata con tre chiodi, cordone e maillon di calata;
-2- doppia a raggiungere la sosta 14;
-3- doppia alla sosta 11;
-4- doppia alla sosta 8;
-5- doppia alla sosta 6;
-6- doppia alla sosta 5;
-7- da qui non scendere alla sosta 4 della via, andare invece leggermente in obliquo verso dx (faccia a monte), raggiungere una paretina con fessura con un chiodo (chiodo a U verde), lasciato per poter rinviare la corda ed evitare di pendolare. Sotto questo chiodo c’è uno strapiombino e sotto di esso si trova la calata attrezzata con un fix + un chiodo (maillon sul fix);
-8- scendere nel canale sottostante, con una doppia nel vuoto e raggiungere la sosta di calata su due chiodi + cordone e maillon poco a valle dalla perpendicolare della calata. Controllare bene la sosta, perché soggetta a scariche di sassi;
-9- doppia nel canale, stando verso sx (faccia a monte) per entrare alla fine in un canaletto che arriva proprio sotto il roccione dove parte la via. Conviene recuperare le corde dalla sommità del roccione, attenzione a farle saltare bene in modo che si riesca a recuperarle.
Tempo circa 1,5h.

Ora tornare come per l’avvicinamento di partenza. Arrivati sopra il primo salto c’è un chiodo con maillon di calata per superare i tre salti presenti, doppia da 60m, recupero un po’ difficoltoso. Controllare bene il chiodo e in generale tutti i chiodi presenti.

Difficoltà: VI+/A1 su friends, in libera probabilmente VII/VIII nella zona della fessura del diedro.
Sviluppo: circa 470m.
Materiale: sulla via lasciati 27 chiodi di protezione, 24 chiodi di sosta, 6 fix di sosta, 6 chiodi e 1 fix per le calate fuori via.
Fix da 8mm.

Portare friend fino al n°6 BD, meglio avere due serie, doppiando soprattutto il n°3 e 4. Se possibile, meglio avere doppi anche il n° 5 e 6.
Martello e chiodi per migliorare alcune soste o eventualmente per aggiungere delle protezioni nei tiri, utile una staffa.
Esposizione: nord.
Tipo di roccia: dolomia di qualità un po’ scarsa nei primi 6 tiri (comunque sono stati un po’ ripuliti), di qualità buona/ottima nei tiri successivi.
Periodo consigliato: estate e autunno, ma prestare attenzione alle condizioni del canale.
Tempo salita: da verificare, probabilmente almeno 12h. Prevedere un possibile bivacco.

Primi salitori:
– Walter “Pres Polidori, Mattia “Guzzman” Guzzetti e Marco “Biga” Bigatti il 3 e 4-07-13.

Riferimenti bibliografici

Le Grigne, Eugenio Pesci, collana Guida dei Monti d’Italia, che contiene però solo notizie sulle pochissime traversate della Val Mala.

Relazione

Lunghezza 1: salire il camino (lo zaino risulta fastidioso), quindi uscirne a sx su ripiano alla base di una lama strapiombante, (20m, V+/VI-, 2 chiodi di sosta, nessun chiodo di protezione);
Lunghezza 2: seguire la fessura-lama, inizialmente faticosa e poi più facile in diedro, quindi verso la fine del diedro salire direttamente verso la parete di fronte, arrampicando nel tratto più rotto di una placca(25m, un passo di VI+, poi V+, 2 chiodi di sosta, nessun chiodo di protezione; attenzione dopo piogge recenti il primo tratto difficile risulta molto scivoloso);
Lunghezza 3: salire a dx ad una cengetta erbosa, quindi traversare qualche metro a dx a raggiugere una fessura-lama. Seguirla brevemente e poi salire leggermente a dx per muro più compatto, quindi dritto ad una piccola cengia erbosa (25m, VI+, 3 chiodi di sosta, 6 chiodi di protezione, di cui due collegati tra loro con cordone per caricarli insieme-non è una sosta! Altri due chiodi sono con cordone. );
Lunghezza 4: traversare a dx su cengetta molto esile a raggiungere un pilastrino di dubbia tenuta (chiodo poco sotto l’altezza dei piedi), quindi salire sopra di esso e raggiungere a dx una grossa lama da risalire (ottima per friends grossi n° 5 e 6). Ora traversare molto delicatamente a dx, individuando alcuni pochi buoni appoggi per i piedi, mentre per le mani occorre accontentarsi di erba e prese spesso non ottimali. Si arriva sotto la direttiva di un diedro (poco prima chiodo), si traversa ancora poco a dx e si sale poi verso sx ad una cengetta alla base del diedro (25m, V+, 2 chiodi di sosta, 2 chiodi di protezione, meglio rinforzare la sosta con un friend);
Lunghezza 5: salire sopra la sosta e uscire quasi subito a dx grazie ad una bella lama. Ora salire dritto per erba (evitare un masso con fessura, perché instabile) e raggiungere un muretto con un chiodo. Da qui traversare a dx (due chiodi), quindi scendere un metro e traversare ancora a dx fino ad un chiodo. Salire per roccette erbose (2 chiodi) e raggiungere la sosta alla sx di un diedrino (30m, VI, 3 chiodi di sosta, 6 chiodi di protezione);
Lunghezza 6: raggiungere un diedro subito a dx della sosta, sopra un tratto erboso e friabile. Si entra quindi nel diedro-fessura a sx (roccia a sx ottima), fin sotto uno strapiombino. Qui si esce a dx ad un ripiano erboso e si sale per muretti fessurati generalmente di buona roccia (ma presenti pilastrini instabili, in parte già disgaggiati…). Si continua per tratto erboso fino ad arrivare alla base di un bel diedro fessurato (40m, VI, 1 bong + 1 fix di sosta, 6 chiodi di protezione);
Lunghezza 7: salire la bellissima fessura in dulfer e spaccata, continuare seguendola ancora per balze, e traversare poi a sx ad una cengia erbosa dove si trova la sosta (25m, VI, poi V+, 1 chiodo + 1 fix di sosta, nessun chiodo di protezione);
Lunghezza 8: su per diedro e fessure a dx della sosta. Arrivare ad uno strapiombetto con uscita su erba, protetto da un chiodo poco visibile nell’erba. Sosta su piccolo ripiano erboso (20m,V+/ VI, due chiodi di sosta, 1 chiodo di protezione, utili friends n°3 camelot);
Lunghezza 9: salire per la fessurina di dx e poi traversare a sx ad entrare in una zona più facile. Continuare fino a raggiungere una cengia alla sx della partenza del grande diedro verticale (V+, 20m, due chiodi di sosta, nessun chiodo di protezione);
Lunghezza 10: salire il bellissimo diedro compatto con grande fessura centrale, fino ad una sosta con un fix, se possibile meglio rinforzarla, utili friends 4, 5, 6 (15m, VI+/AO-A1 su friends, in libera VII+?, 1 fix di sosta, nessun chiodo di protezione);
Lunghezza 11: su ancora per la fessura, fino a raggiungere un’altra sosta con un fix, da rinforzare (15m, VI+/AO-A1 su friends, in libera VII+?, 1 fix di sosta, nessun chiodo di protezione);
Lunghezza 12: continuare per la fessura, superando anche un tratto strapiombante, fino a raggiungere la sosta posta prima di un tratto friabile sotto un tetto (20m, VI+/AO-A1 su friends, in libera VII/VIII?, 2 chiodi di sosta, 2 chiodi di protezione);
Lunghezza 13: salire con attenzione fin sotto il tetto (attenzione a pilastrini instabili), quindi andare a dx grazie alla fessura orizzontale del tetto. Al termine salire per diedro ed uscire su terrazzino con molti detriti e massi instabili, attenzione! Andare verso sx e arrivare alla sosta sotto la direttiva della torre sommitale (20m, VI-, 2 fix di sosta, nessun chiodo di protezione, sosta del bivacco dei primi salitori);
Lunghezza 14: non salire per le rocce friabili sopra la sosta, ma entrare nel diedro grigio a dx. Solo la partenza è su rocce un po’ friabili, poi la roccia diventa ottima. Si arriva alla sosta in corrispondenza di una piccola cengetta erbosa (25m, VI, due chiodi di sosta, nessun chiodo di protezione);
Lunghezza 15: continuare nel diedro, ma dopo qualche metro abbandonarlo per andare in placca verso dx, doppiando lo spigolo. Si sale per roccia compatta puntando ad uno strapiombo più sopra a dx, dove si trova la sosta (25m, VI-, 2 chiodi di sosta, 3 chiodi di protezione);
Lunghezza 16:salire alla sx della sosta su buoni buchi, quindi aggirare il tetto a sx per una placchetta con un chiodo. Si traversa quindi a dx sopra il tetto e si sale per roccette più facili uno spigolino con ottima roccia e mughi. Si traversa in parete verso dx seguendo una sorta di cengetta con mughi, arrivando a sostare su un grosso mugo (40m, VI-, poi IV, 1 chiodo di protezione);
Lunghezza 17: salire a sx della sosta e poi prendere una rampa ed un muretto con mughi. Bisogna puntare a salire verso un intaglio che sale in vetta. Si arriva quasi alla base di questo intaglio, andando a sostare su grosso mugo su terrazzino a sx (40m, V-, nessun chiodo di protezione, possibilità di salire in diversi punti, probabilmente è possibile evitare un po’ di mughi ed arrampicare di più…);
Lunghezza 18: traversare a dx alla base dell’intaglio, salire la fessura di sx (friabile solo alla partenza), raggiungere uno strapiombo ammanigliato che si supera sempre a sx, quindi si continua per muro-diedro di roccia fantastica e ammanigliata, fino ad arrivare alla crestina sommitale dove si sosta su mugo (40m, VI+ all’inizio poi IV+, nessun chiodo di protezione).

Note: la lunghezza dei tiri è indicativa.
Via salita in stile alpino, sempre senza corde fisse. Fix (piazzati a mano), solo in poche soste e in alcune calate, nessun fix di protezione.
Salitona impegnativa: avvicinamento lungo e complesso in ambiente selvaggio, via estetica e continua, diedro perfetto e impegnativo, cima aerea, doppie esposte…, il tutto in una zona che dovrebbe essere conosciuta ma che in realtà può regalare grandi sorprese.

Relazione a cura di Walter “Pres” Polidori, Mattia “Guzzman” Guzzetti e Marco “Biga” Bigatti, primi salitori della via.

 

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