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17 maggio 2019

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Hans Kammerlander: “L’alpinismo estremo è sempre un rischio”

Intervista di Andrea Bianchi
Riprese video: Andrea Monticelli – Mirko Sotgiu
Montaggio: Andrea Monticelli

“L’alpinismo estremo è sempre un rischio…”, dice Hans Kammerlander  nell’intervista rilasciata ad Andrea Bianchi di MountainBlog durante il 67° Trento Film Festival,  dove è stato presentato il film  “Manaslu – Berg der Seelen” (Austria, 2018, 123′),  che propone la vita di Hans Kammerlander, i suoi successi più significativi e le sue tragedie. Nel film, l’impresa che lo ha reso famoso in tutto il mondo,  la più veloce salita dell’Everest compiuta in 16 ore e 40 minuti nel 1996, seguita dalla prima discesa con gli sci dal “tetto del mondo” ma anche l’episodio più doloroso, avvenuto nel 1991 al Manaslu (Nepal), dove perse tragicamente due dei suoi migliori amici.

“Le immagini sono bellissime”,  dice soddisfatto il celebre alpinista altoatesino, anche se andare sul Manaslu dopo 25 anni dalla tragedia è stato difficile; il film ha fatto riemergere brutti ricordi. Dopo l’incidente, Kammerlander si era ripromesso di non ritornarci mai più. Poi ha deciso diversamente e nell’autunno 2017, Kammerlander e il suo compagno di spedizione Stephan Keck, sono al Manaslu per scalarne la vetta (8.163 metri) e  scendere lungo una nuova via con gli sci. Una sfida che obbliga l’alpinista a confrontarsi con la tragedia del 1991, non ancora superata del tutto. In quel momento è arrivato il produttore Gerald Salmina, interessato non solo alla storia alpinistica ma a farne un film autobiografico con focus sul Manaslu.

Kammerlander, ora, ha più tempo per sè: “Per oltre 20 anni ho vissuto la montagna come una gara.. Adesso ho più tempo per la gente, per la natura, cerco le cime che mi piacciono ma basta gare ..”

 

Simonetta Quirtano

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