MENU

5 Febbraio 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Ambiente e Territorio · Cultura · Insight · Travel · Nepal · Pakistan · Resto del Mondo · Tibet

Marco Confortola: Il Silenzio dei Giganti

Sono pronto a partire per i confini del cielo?
Cos’è il Silenzio dei Giganti?

Mi trovo a viaggiare in treno, proprio in questo momento, mentre scrivo, e la mente vola alla passione e alle lande più estreme del Pianeta, le più vicine al cielo.

Tra le mani ho l’ultimo libro di Marco Confortola: Il silenzio del giganti. Racconti e incontri sugli 8000, edito da Mondadori, 250 pagine a colori costellate di immagini.

Recentemente il suo nome è tornato al centro dell’attenzione mediatica della dimensione montagna, con le polemiche sul raggiungimento o meno delle leggendarie 14 vette che oltrepassano la quota 8000, nonostante le sue amputazioni ai piedi.

Confortola si esprime al riguardo anche in questo volume, in un epilogo molto chiaro e diretto. Io però vorrei concentrarmi sull’opera che al momento fa volare la mia fantasia e pone l’accento su molti elementi.

Non ho mai scalato un ottomila, ma nella mia testa compaiono immagini di ciò che è il mondo lontano in cui ho lavorato per molti anni; di paragrafo in paragrafo, mi metto a fantasticare non solo su ciò che conosco, ma anche su tutti quei luoghi che non ho visto, non molto lontani dai primi, e mi riscopro nella stessa condizione di quando ero ragazzo.

Ero poco più che un adolescente e leggevo i libri di Agostino Da Polenza, Bonatti e degli altri numi. Non scorderò mai il mitico “La libertà di andare dove voglio” di Messner; questi tomi associavano a descrizioni iper accurate di vicende famose, anche tutti quei particolari di vita quotidiana antica e potente, che conosce chi vive esperienze nell’aria sottile. Le emozioni e la memoria danzavano tra le righe scritte e il mio cuore batteva, quasi fosse la prima volta.

Il Silenzio dei Giganti è un libro nel libro e ha per alcuni versi, una porzione di quelle stesse caratteristiche; possiede una meccanica concentrica con due narrazioni, due ruote, che girano una dentro l’altra.

I suoi 7 capitoli presentano la storia e la geografia relative ad altrettante coppie di montagne. Vengono tratteggiati Everest e K2 all’inizio, seguiti da Kangchenjunga e Lhotse, in una sequenza che in sette step racconta tutti e 14 i Giganti. Al contempo, di capitolo in capitolo, si dipinge la dinamica di una spedizione, introducendo il lettore alla sua meccanica generica, con la spiegazione di ciò che è un’esperienza del genere. Si trattano le necessità prima della partenza, il viaggio, l’accesso alle montagne, e infine l’avvicinamento che si trasforma in trekking. Si inquadrano quindi le attese al campo base, giungendo all’azione e all’onnipresente Sogno.

In questo racconto, è la terza ruota la più importante, quella invisibile, l’ultimo metaracconto in cui Marco descrive più o meno direttamente i profumi, i sapori, le nostalgie, i desideri, le paure, e
tutti quei particolari vissuti di spedizione in spedizione. Più che il libro di un alpinista famoso, pare quasi di leggere il diario del ragazzo della porta accanto.

Non ho idea di come il pubblico deciderà di inquadrare quest’opera.

Credo che chi cerca risposte alla tempesta che si è scatenata, ne rimarrà deluso, in quanto questo non è il tema del libro.

Queste pagine parlano soprattutto dei desideri di un ragazzo della Valfurva che voleva ascoltare il suono dei Signori della Terra e che, anno dopo anno, ha provato a vivere quei sogni.

Chi cerca questo tipo di narrazione, allora affronterà un profondo viaggio, mano nella mano insieme a Marco.

Christian Roccati
Instagram Facebook Sito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *