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25 Febbraio 2026

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Europa · Regno Unito

Ricerca intensa sul Ben Nevis
per il 64enne scomparso

Brian Mcgillicuddy

Droni, unità cinofile e squadre di soccorso impegnate da oltre una settimana sul Ben Nevis. Condizioni meteo difficili e rischio valanghe complicano le operazioni nelle Highlands scozzesi.

Proseguono senza esito le operazioni di ricerca sul Ben Nevis, la montagna più alta del Regno Unito (1.345 m), dove dal 19 febbraio risulta disperso Brian McGillicuddy, 64 anni, alpinista e hillwalker statunitense. L’uomo aveva programmato una salita in solitaria sul versante nord della montagna, nelle Highlands scozzesi, area nota per le severe condizioni invernali e per le sue linee tecniche su ghiaccio e misto.

Secondo quanto riferito dalle autorità, McGillicuddy era stato visto l’ultima volta la mattina del 19 febbraio nei pressi di Glasdrum Road, a Fort William. L’intenzione dichiarata era di dirigersi verso il Charles Inglis Clark Memorial Hut, il rifugio ai piedi della North Face, punto di appoggio strategico per chi affronta le grandi classiche invernali del massiccio. Tra le ipotesi di itinerario vi sarebbe anche la celebre Orion Face Direct, una linea di misto e ghiaccio considerata impegnativa anche per alpinisti esperti.

Operazioni complesse in ambiente invernale

Le operazioni di ricerca sul Ben Nevis coinvolgono un ampio dispositivo di soccorso. In campo sono presenti le squadre di Lochaber, Glencoe e Oban Mountain Rescue, affiancate dalla Police Scotland e dalla Search and Rescue Aerial Association, che sta impiegando droni dotati di sensori per la perlustrazione aerea delle aree più impervie.

L’utilizzo dei droni, insieme alle unità cinofile e agli elicotteri della Guardia Costiera britannica, rappresenta un elemento chiave nelle ricerche moderne in ambiente montano. Tuttavia, le condizioni meteorologiche degli ultimi giorni — con visibilità ridotta, vento sostenuto e marcato rischio valanghe — hanno limitato le finestre operative e aumentato la complessità degli interventi.

Il versante nord del Ben Nevis è noto per i suoi canali incassati, le placche ghiacciate e le cornici sommitali che, in inverno, possono trasformarsi in trappole naturali. Le valanghe costituiscono un rischio oggettivo, soprattutto dopo episodi di accumulo nevoso seguiti da rialzi termici. In questo contesto, ogni movimento delle squadre viene pianificato con attenzione per garantire la sicurezza dei soccorritori.

L’appello della famiglia

La moglie e la sorella di McGillicuddy si sono recate in Scozia per seguire da vicino l’evolversi della situazione. Attraverso i media locali hanno espresso gratitudine verso i soccorritori e lanciato un appello pubblico affinché chiunque abbia informazioni utili si faccia avanti.

La polizia ha invitato chiunque si trovasse nell’area del Ben Nevis il 19 febbraio a contattare le autorità, anche nel caso di dettagli apparentemente marginali, indicando un numero di riferimento per facilitare la raccolta di segnalazioni.

Il caso ha suscitato forte partecipazione nella comunità alpinistica internazionale. Secondo la stampa britannica, McGillicuddy è descritto come una figura conosciuta e rispettata nell’ambiente dell’arrampicata, elemento che ha ampliato l’eco della notizia oltre i confini scozzesi.

Il rischio dell’attività solitaria

La ricerca sul Ben Nevis riporta l’attenzione su un tema centrale per chi frequenta la montagna: l’esposizione al rischio in attività solitaria, soprattutto in condizioni invernali. Anche alpinisti esperti possono trovarsi in difficoltà improvvise a causa di repentini cambiamenti meteo, scivolate su terreno ghiacciato, cadute di ghiaccio o eventi valanghivi.

Il Ben Nevis, pur non raggiungendo quote paragonabili alle grandi cime alpine, presenta caratteristiche ambientali severe. La combinazione tra clima oceanico, rapide variazioni del tempo e morfologia complessa rende la pianificazione fondamentale. In inverno, l’accesso al CIC Hut e alle vie della North Face richiede solide competenze tecniche, esperienza su ghiaccio e un’attenta valutazione del bollettino nivo-meteorologico.

Le operazioni in corso evidenziano inoltre l’importanza della cooperazione tra enti di soccorso, volontari e forze dell’ordine. Il sistema di Mountain Rescue nel Regno Unito è composto in larga parte da volontari altamente qualificati, pronti a intervenire in condizioni spesso estreme. L’impiego di tecnologie come i droni SAR amplia le capacità di ricerca, ma non elimina i limiti imposti dall’ambiente naturale.

Attesa e speranza nelle Highlands

A oltre una settimana dalla scomparsa, le ricerche proseguono con determinazione, compatibilmente con l’evoluzione meteo. Le squadre stanno concentrando gli sforzi sulle aree coerenti con l’itinerario ipotizzato.

Il Ben Nevis resta una montagna simbolo dell’alpinismo britannico, meta ambita per le sue linee invernali di alto livello tecnico. Ma è anche un ambiente che richiede rispetto, preparazione e prudenza. L’attenzione della comunità outdoor rimane alta, in attesa di sviluppi su una vicenda che tiene con il fiato sospeso familiari, amici e appassionati.

Credits: STV News

 

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