Il racconto di un grande viaggio che unisce natura e cultura, avventura, solitudine e solidarietà.
Sarà presentato in anteprima il prossimo 2 maggio 2026 al Cinema Multisala Modena nell’ambito del Trento Film Festival il documentario “Like a Skinny Ant”, diretto dai registi trentini Alessandro de Bertolini e Alfredo Croce. Una produzione di Aringa Studio sostenuta da Montura.
Il film racconta il viaggio di Alessandro de Bertolini compiuto in solitaria in bicicletta con la tenda e il sacco a pelo attraverso un continente: 7.500 chilometri in 75 giorni dalla Mongolia al Nepal attraverso il Deserto del Gobi, la Cina, l’Altopiano Tibetano e l’Himalaya passando per il Campo Base dell’Everest. Il documentario si presenta come un’esperienza cinematografica intensa e immersiva che porta sul grande schermo gli entusiasmi, le curiosità e le debolezze dell’essere umano.
In un continente che sembra infinito, un uomo in bicicletta diventa un piccolo testimone della vastità del mondo: «In mezzo a tutta quella geografia – dice de Bertolini – avevo la sensazione che una folata di vento potesse portarmi via. Per questo ho scritto sul mio diario di viaggio “come una formica magrolina in mezzo all’Asia”».
“Like a Skinny Ant – come una formica magrolina” è il racconto di un viaggio in solitaria che restituisce la fragilità dell’essere umano di fronte alla grandezza della natura e la curiosità dell’individuo nel misurarsi con geografie, storie e culture differenti. Sulla strada emergono dubbi e interrogativi, i significati del viaggio e il senso del ritorno, la differenza tra parlare da soli e pensare a voce alta, il desiderio di libertà assoluta e la difficoltà di superare il sentimento di lontananza dalla propria famiglia e dai propri figli.
Il film intreccia avventura e solidarietà. Durante l’itinerario de Bertolini collega idealmente e fisicamente due progetti umanitari – il “Ger Camp” in Mongolia e la “Rarahil Memorial School” in Nepal – che hanno rappresentato il punto di partenza e il punto di arrivo del percorso. Il primo, a Ulan Bator in Mongolia: un villaggio di accoglienza per ragazze madri voluto dall’antropologo David Bellatalla. Il secondo, a Kathmandu in Nepal: un istituto scolastico che garantisce istruzione alle famiglie più povere del municipalità di Kirtipur, voluto dall’alpinista Fausto De Stefani.
Accanto a queste finalità anche uno scopo scientifico. Durante la traversata dell’Asia Alessandro de Bertolini portava con sé strumenti scientifici per la raccolta di dati atmosferici nell’ambito di una partnership condivisa con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, con l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (CNR-IIA) di Roma e con il MUSE – Museo delle scienze.
Tutte le immagini del film sono state realizzate in completa autonomia e autosufficienza senza troupe né mezzi di supporto. De Bertolini viaggiava da solo con strumentazione portatile (GoPro, fotocamera, drone), che ricaricava perlopiù utilizzando un pannello solare e una dinamo nel mozzo della ruota anteriore.
Il montaggio, la post produzione e la regia sono il risultato di un lavoro condiviso con Alfredo Croce grazie alla presenza fondamentale di Aringa Studio, senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare il documentario.
Il progetto è stato sostenuto da Montura e si è sviluppato in collaborazione con Rothoblaas.
Si ringraziano inoltre Realweb e Saidea per il supporto.
INFO: Aringa Studio




